Politica
Gramsci in Francia: il rinnovato interesse Oltralpe per l’intellettuale e politico italiano
La vita e il pensiero di Antonio Gramsci continuano a sollecitare ricerche e riletture in tutto il mondo. In varie università si vanno costituendo équipe di studiosi che interpretano i suoi scritti connettendosi agli studi filologici e storici promossi in Italia.
Il caso dell’École Normale Supérieure di Lione spicca nel panorama internazionale da più di un quindicennio. Quando si era ormai esaurita l’influenza delle ricerche nate dalle traduzioni dell’edizione tematica dei Quaderni e dallo scambio intellettuale tra comunisti italiani e francesi – particolarmente intenso durante la fase dell’eurocomunismo – è maturato in Francia un nuovo interesse.
Dopo una fase di relativa eclissi tra gli anni Ottanta e Duemila, seguita da un rinnovato interesse per Gramsci in ambiti eterogenei della politica e del sapere – dalla destra francese a studiosi che lo scoprivano attraverso la mediazione dei Cultural, Postcolonial e Subaltern Studies – si deve ad André Tosel, e successivamente a Romain Descendre e Jean-Claude Zancarini, il merito di aver riportato all’ordine del giorno del dibattito francese «un nuovo Gramsci». Come documentato dal Gramsci in Francia della serie Studi gramsciani nel mondo della Fondazione Gramsci, nel contesto francese si registra una «Gramsci Renaissance», in piena continuità con lo spirito dei più aggiornati studi ispirati ai lavori dell’Edizione nazionale.
Un libro di Romain Descendre e Jean-Claude Zancarini: “L’opera-vita di Antonio Gramsci” Un momento decisivo in questo processo è individuabile nel settembre 2012, quando Descendre e Zancarini hanno avviato un seminario sui Quaderni del carcere a Lione.
Questo laboratorio si è proposto di introdurre gli studiosi francesi a una lettura storico-critica e filologica dei Quaderni. In breve tempo, il seminario lionese è divenuto un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale: un vero e proprio luogo di confronto per studiosi del pensiero gramsciano che ha dato vita a importanti convegni e a diverse iniziative editoriali, tra cui un numero monografico della rivista «Laboratoire Italien» del 2016, dedicato al tema Gramsci da un secolo all’altro, e il volume La France d’Antonio Gramsci, pubblicato nel 2021 per l’edizioni dell’École.
Non da ultimo, nel 2023, durante un seminario dedicato alla ricezione di Gramsci in Francia dopo l’edizione critica del 1975, è stata inoltre inaugurata la sezione francese della International Gramsci Society, i cui risultati del primo convegno promosso saranno presto raccolti in un numero monografico dell’«International Gramsci Journal». È in questo contesto che prende forma L’opera-vita di Antonio Gramsci di Descendre e Zancarini, pubblicato nel 2025.
Si tratta della traduzione italiana, curata da Giulio Azzolini, di L’œuvre-vie d’Antonio Gramsci, uscito nel 2023 per l’editore parigino La Découverte. Questa edizione «aggiornata» e accresciuta viene pubblicata da Einaudi, la casa editrice indissolubilmente legata a Gramsci, che ha contribuito a consacrarlo tra i classici del pensiero politico a partire dalla pubblicazione delle sue Lettere dal carcere nel 1947, e dei suoi Quaderni del carcere tra il 1948 e il 1951 fino all’edizione critica del ’75 e alla nuova edizione delle lettere curata da Francesco Giasi nel 2020.
Una riflessione che unisce il pensiero gramsciano con quello di Machiavelli e Botero Il libro scritto da Descendre e Zancarini, che all’interesse per Gramsci uniscono quello per il pensiero politico italiano tra il XV e il XVII secolo (Machiavelli e Botero su tutti), è dedicato all’intreccio tra la vita e l’opera (una sfera concettuale che rimanda alla componente della prassi e, dunque, dell’azione politica) di Gramsci. Il volume non si propone infatti come una biografia del dirigente comunista, ma il lettore che cercasse informazioni sulle sue vicende personali troverebbe numerose notizie ricostruite con dovizia di particolari.
Gli autori si propongono di seguire piuttosto lo sviluppo del suo pensiero in relazione alla congiuntura politica internazionale attraverso una lettura filologicamente orientata dei suoi scritti. Per mole di informazioni, rigore storiografico e slancio interpretativo, L’opera-vita si distingue come il più aggiornato strumento per cogliere l’intera traiettoria politica e intellettuale di Gramsci.
Rispetto all’edizione francese, la principale novità del volume riguarda le pagine dedicate alla giovinezza di Gramsci in Sardegna. Il capitolo si basa sul ritrovamento di riviste e volumi appartenuti a Gramsci tra il 1907 e il 1914, nonché di alcuni libri di Turi e della recente scoperta di tre temi scolastici, nei quali si può già apprezzare «una visione storicistica pervasa di dialettica hegeliana».
A partire da questa adesione giovanile di Gramsci all’idealismo, in funzione critica rispetto al determinismo e al meccanicismo che spadroneggiavano negli ambienti del socialismo italiano, la prima parte del volume di Descendre e Zancarini offre al lettore una visione complessiva della formazione gramsciana, con approfondimenti sul suo «garzonato accademico» presso la scuola di Matteo Bartoli a Torino. La seconda sezione dedicata al «militante rivoluzionario» comprende gli anni che vanno dal 1919 al 1926.
Gli autori indagano le vicende che hanno condotto Gramsci a diventare il «capo della classe operaia italiana». Dall’«Ordine nuovo» alla fondazione del Partito comunista d’Italia, passando per Mosca e Vienna, fino all’affermazione del fascismo come regime, Descendre e Zancarini mostrano i nessi tra la maturazione del suo pensiero politico e la storia internazionale, per mezzo di un confronto serrato con gli scritti e l’epistolario.
La terza e ultima sezione – che copre quasi la metà delle pagine del volume – è dedicata invece al «prigioniero». La scelta di Descendre e Zancarini è quella di seguire l’emergere delle riflessioni di Gramsci sull’egemonia, la guerra di posizione, la rivoluzione passiva e su molte altre parole-chiave del suo lessico in relazione alla congiuntura politica del movimento comunista internazionale.
Il quadro complessivo che ne viene fuori fa risaltare con estrema chiarezza l’originalità del pensiero gramsciano. Il libro di Descendre e Zancarini è anche il primo a citare il nuovo volume dei Quaderni miscellanei dell’Edizione nazionale.
Sintomo, quest’ultimo, dello stretto legame tra gli studiosi francesi e l’équipe che sta dando vita alla prima edizione integrale dei Quaderni che col suo ricco apparato bibliografico e di note a commento fornisce al lettore preziosi strumenti per orientarsi e per approfondire aspetti centrali della riflessione gramsciana. La questione della dimensione storica dell’egemonia Tra i molti aspetti approfonditi nel volume vi è la questione della dimensione storica dell’egemonia.
Di fronte alla recrudescenza del nazionalismo della politica in una fase di unificazione mondiale per mezzo dell’internazionalizzazione dei mercati, le analisi di Gramsci si inseriscono nella crisi del mondo tra le due guerre. L’egemonia è collocata in un «processo storico», il cui punto di partenza «è costituito dalle vicende della Francia e della Rivoluzione francese».
Descendre e Zancarini mostrano come la lotta per l’egemonia non si risolva nella – mai affatto – semplice «vittoria nella battaglia delle idee», ma che richieda un progetto politico capace di assorbire le aspirazioni del popolo-nazione; un processo molecolare, di lunga durata, i cui caratteri e aspetti sono stati indagati da Gramsci nei suoi Quaderni con straordinaria profondità. Il 15 aprile la nuova edizione sarà presentata a Roma, a Palazzo Farnese presso l’Ecole Française.
Con gli autori dialogheranno Giulio Azzolini, Francesco Giasi, Marie Lucas ed E. Igor Mineo. L'articolo Gramsci in Francia: il rinnovato interesse Oltralpe per l’intellettuale e politico italiano proviene da Strisciarossa.