Politica
Dalle elezioni ungheresi arriva un buon messaggio per gli equilibri nell’Unione europea
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Le elezioni legislative in Ungheria del 12 aprile rappresentano per molte ragioni un buon segnale per l’Ungheria e per l’Unione europea. Sono un buon segnale per l’Ungheria perché l’alta partecipazione al voto (77%) è il segnale inequivocabile della vitalità della democrazia ungherese nonostante i sedici anni di gestione illiberale del potere da parte di Viktor Orban e dei suoi sodali che hanno agito per demolire lo stato di diritto, la libertà di stampa, il ruolo della società civile e l’indipendenza della magistratura.
Budapest, Elezioni in Ungheria: il vincitore e nuovo Presidente Peter Magyar parla in conferenza stampa Ci vorrà del tempo e molta determinazione del nuovo governo e della maggioranza nel nuovo parlamento ungherese per eliminare i detriti maleodoranti della democrazia illiberale e corrotta di Viktor Orban che ha ricevuto i ringraziamenti di Giorgia Meloni per la sua “difesa della Nazione”. Sono un buon segnale per gli equilibri intergovernativi nell’Unione europea perché – dopo la vittoria della Piattaforma civica nelle elezioni polacche guidata da Donald Tusk, che è stato uno degli attori della maggioranza europeista nel Consiglio europeo insieme a Emmanuel Macron e Pedro Sanchez mettendo temporaneamente all’angolo i leader e i partiti sovranisti – la leadership di Péter Magyar contribuisce alla frantumazione del cosiddetto blocco di Visegrad spezzato in due fra l’alleanza polacca-ungherese da una parte e la precaria alleanza ceco-slovacca di Babis e Fico le cui contrapposte posizioni nazionaliste la rendono debole e inefficace.
Dopo il cambio di maggioranza nei Paesi Bassi e l’arrivo al governo del liberale progressista Rob Jetten, intorno al tavolo del Consiglio europeo di giugno si siederà dunque un altro leader che si è autoproclamato europeista quando ha deciso di abbandonare il partito di Orban e fondare il nuovo partito Tisza che fa parte della famiglia del PPE. Vale la pena di ricordare che Péter Magyar è stato eletto a luglio 2024 vicepresidente della commissione affari costituzionali del Parlamento europeo per verificare nel prossimo giugno dove si collocherà il governo ungherese intorno al tavolo del Consiglio europeo sulle questioni al centro del dibattito intergovernativo a cominciare dal tema dell’approfondimento versus allargamento di fronte al rapporto che i governi hanno chiesto alla Commissione europea e dalla adozione del cosiddetto box sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) che ha pure un significato costituzionale.
Sul punto del QFP diffonderemo il discorso in aula del deputato europeo Péter Magyar per far conoscere il suo punto di vista parlamentare in un dibattito che divide i governi e i partiti europei anche all’interno dei gruppi politici. Sono infine un buon segnale per gli equilibri politici all’interno del Parlamento europeo perché la rottura fra Viktor Orban e Péter Magyar collocherà la delegazione del partito Tisza fra quelle componenti, pur minoritarie, che non condividono nel PPE la politica dei “due forni” di Manfred Weber e ancor di più le crescenti alleanze fra il PPE e i gruppi di destra ECR (in cui siedono i conservatori italiani e polacchi) e di estrema destra del PIE (in cui siedono i sovranisti ungheresi e italiani) e del ESN (in cui siedono i nazionalisti tedeschi ed ora anche i deputati di Vannacci) con la costituzione della “maggioranza Giorgia” su temi divisivi come la transizione ecologica, le politiche migratorie, la difesa dello stato di diritto ed il ruolo della società civile.
La strada verso la “Europa sovrana” auspicata da Emmanuel Macron nelle sue felicitazioni a Péter Magyar è ancora irta di ostacoli e il passaggio dall’ermafrodita Unione europea concepita nel 2007 con il Trattato di Lisbona agli Stati Uniti d’Europa – che qualche inguaribile ottimista vorrebbe “ora e subito” – dovrà attendere l’esito delle elezioni europee nel giugno 2029 se entrerà nel nuovo Parlamento europeo uno “Spinelli collettivo” accantonando finalmente il gradualismo del metodo comunitario di Jean Monnet per scegliere la via democratica di un vero processo costituente. L'articolo Dalle elezioni ungheresi arriva un buon messaggio per gli equilibri nell’Unione europea proviene da Strisciarossa.