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Linea diretta col Cremlino: così l’Ungheria ha lavorato in segreto per rimuovere le sanzioni contro oligarchi, aziende e banche russe

Giovedì 9 aprile 2026 ore 06:29 Fonte: Valigia Blu

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Un'inchiesta internazionale ha rivelato registrazioni segrete tra il ministro ungherese degli Esteri, Péter Szijjártó, e il suo omologo russo, Sergej Lavrov, che dimostrano come l'Ungheria stia operando in segreto per rimuovere le sanzioni imposte dall'Unione Europea contro oligarchi, aziende e banche russe. Queste comunicazioni evidenziano il ruolo dell'Ungheria nel boicottare le misure europee e nel sostenere gli interessi del Cremlino.
Linea diretta col Cremlino: così l’Ungheria ha lavorato in segreto per rimuovere le sanzioni contro oligarchi, aziende e banche russe
Valigia Blu

di Wojciech Cieśla (FRONTSTORY), Anna Gielewska (FRONTSTORY), Szabolcs Panyi (VSquare) Holger Roonemaa (Delfi Estonia), Ilya Ber (Delfi Estonia), Michael Weiss (The Insider) e Lukas Diko (ICJK) Appena un’ora dopo il suo arrivo a Budapest da San Pietroburgo, il 30 agosto 2024, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ricevette una telefonata dal suo omologo russo, Sergey Lavrov. Lavrov gli disse che, in seguito alla sua visita, Szijjártó era stato citato da tutti i media russi.

"Ho detto qualcosa di sbagliato?", chiese Szijjártó con tono nervoso. "No, no, no.

Stavano semplicemente dicendo che lei sta lottando in modo pragmatico per gli interessi del suo paese". Il motivo della telefonata di Lavrov era una richiesta: l’oligarca russo Alisher Usmanov stava cercando di far rimuovere sua sorella, Gulbahor Ismailova, dalle liste delle sanzioni dell’UE e Szijjártó aveva promesso di aiutarlo.

Usmanov, un magnate russo-uzbeko, ha accumulato la sua fortuna nei settori minerario, industriale, delle telecomunicazioni e dei media. È stato descritto come uno degli uomini d’affari preferiti di Putin, con "legami particolarmente stretti" con il presidente russo.

"Senta, la contatto su richiesta di Alisher e lui mi ha appena chiesto di ricordarle che si stava occupando della questione relativa a sua sorella", ha detto Lavrov. "Sì, certo", rispose Szijjártó.

"Il fatto è questo: insieme agli slovacchi stiamo presentando una proposta all’Unione Europea per toglierla dalla lista. La presenteremo la prossima settimana e, dato che sta per iniziare il nuovo periodo di revisione, verrà inserita nell’ordine del giorno e faremo del nostro meglio per farla togliere".

Lavrov fu soddisfatto ed espresse il suo apprezzamento per il "sostegno" e la lotta di Szijjártó per l’uguaglianza in tutti i campi”. Una volta raggiunto lo scopo principale della conversazione, Lavrov e Szijjártó proseguirono rafforzando il loro legame sulla base del disprezzo condiviso per l’Unione Europea, in particolare per i paesi con un orientamento filo-ucraino.

Entrambi criticarono Josep Borrell, allora Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, che Lavrov definì la sua "più grande delusione" e che Szijjártó liquidò come il "Biden europeo". Il socialista spagnolo, osservò Lavrov, era stato molto più “ragionevole” quando rappresentava solo gli interessi di Madrid in qualità di ministro degli Esteri, prima della sua nomina alla Commissione europea.

Un commissario non può dare la priorità al proprio paese d’origine rispetto all’Unione nel suo complesso. "Quindi non può, non può nominare il suo paese, ma deve nominare il suo genere, giusto?", chiese Lavrov incredulo a Szijjártó, che aveva riassunto questi protocolli burocratici.

Prima di riagganciare, l’ungherese si dilungò con toni affettuosi sulla nuova sede della Gazprom che aveva visitato in Russia, aggiungendo: «Sono sempre a sua disposizione». Sette mesi dopo, Ismailova fu rimossa dalla lista delle sanzioni dell’UE.

Di cosa parliamo in questo articolo: Il Kim Philby ungherese I nomi da cancellare Contrastare le sanzioni Il Kim Philby ungherese Questa conversazione telefonica tra i due ministri degli Esteri, una delle tante avvenute tra il 2023 e il 2025, mette in luce l’eccessiva cordialità tra Szijjártó, che rappresenta un paese membro dell’UE e della NATO, e Lavrov, che rappresenta una nazione che ha invaso e occupato un paese europeo mentre conduce una guerra ibrida che comprende atti di incendio doloso e sabotaggio perpetrati contro i paesi sul versante orientale della NATO.

Le telefonate trattano informazioni sensibili sulle consultazioni interne sia di Budapest che di Bruxelles, che sono senza dubbio di interesse per il Cremlino. Forniscono inoltre prove inequivocabili di come la Russia sia segretamente dietro gli sforzi dell’Ungheria e della Slovacchia volti a ostacolare le sanzioni dell’UE contro individui o entità russe.

Nei suoi scambi con Lavrov, Szijjártó appare deferente, al limite dell’ossequiosità. "Se si rimuovono i nomi e si mostrano queste conversazioni a qualsiasi funzionario operativo, questi giurerà che si tratta della trascrizione di un ufficiale dei servizi segreti che lavora con la sua fonte", ha affermato un alto funzionario dei servizi segreti europei dopo aver esaminato una versione stampata delle conversazioni.

Le trascrizioni e le registrazioni audio delle telefonate tra Lavrov e Szijjártó, così come quelle delle conversazioni di Szijjártó con altri funzionari del governo russo, sono state ottenute e confermate da un consorzio di testate giornalistiche investigative composto da VSquare, FRONTSTORY, Delfi Estonia, The Insider e l’Investigative Center of Ján Kuciak (ICJK). L'apparente disponibilità di Szijjártó, in qualità di alto funzionario del governo ungherese, ad agire discretamente nell'interesse della Russia a livello dell'Unione Europea potrebbe aiutare a spiegare perché Mosca stia investendo notevoli sforzi per mantenere al potere Viktor Orbán e il suo partito Fidesz, filo-Cremlino.

Sondaggi indipendenti indicano che Orbán è in netto svantaggio in vista delle elezioni parlamentari del 12 aprile, con il partito di centro-destra Tisza, guidato dallo sfidante Péter Magyar, in netto vantaggio. Mentre la campagna di Orbán arranca, secondo diverse fonti la Russia starebbe intervenendo per aiutarlo, anche in modo occulto.

Secondo un precedente articolo di VSquare, il Cremlino avrebbe incaricato Sergey Kiriyenko – vice capo di gabinetto di Vladimir Putin e figura chiave nelle operazioni di influenza politica della Russia – di sostenere segretamente la campagna di Orbán. In precedenza, Kiriyenko aveva già avuto un ruolo centrale nelle attività di interferenza elettorale in Moldavia.

Allo stesso tempo, la campagna di Orbán ha fatto sempre più proprie le narrazioni del Cremlino: inscenando provocazioni contro l’Ucraina e accusando esponenti dell’opposizione e critici di agire come emissari o spie ucraine, mentre respinge o ridicolizza le accuse sui propri legami con la Russia. La familiarità di Szijjártó con Lavrov, sebbene già accennata in precedenza dalla stampa, non era mai stata documentata prima d’ora con registrazioni telefoniche trapelate che dimostrano fino in fondo il grado di collusione.

Oltre a fare ciò che gli era stato chiesto, Szijjártó teneva regolarmente informato Lavrov sui dettagli di discussioni tra diplomatici europei che sarebbero dovute restare riservate. Ad esempio, nella stessa telefonata del 30 agosto 2024 con Lavrov, subito dopo la loro discussione sulla rimozione di Ismailova dalla lista, Szijjártó rivelò i dettagli della riunione del Consiglio Affari Esteri dell’UE a cui aveva partecipato il giorno prima.

“Ed è stato pazzesco, sa, quando Landsbergis ha detto che contribuiamo per il 12% a ogni razzo e missile”, disse Szijjártó a Lavrov, riferendosi all’allora ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis, il quale aveva sostenuto che la Russia finanziasse in parte la propria guerra attraverso i profitti derivanti dal gas e dal petrolio provenienti da clienti europei come l’Ungheria e la Slovacchia. “Gli ho detto: amico mio, lei non ha ragione, perché gli europei contribuiscono molto di più… non siamo solo noi e gli slovacchi ad acquistare gas e petrolio direttamente dalla Russia, ma anche tutti voi che li acquistate da loro passando per l’India, il Kazakistan".

Interpellato in merito, Landsbergis ha confermato i dettagli dietro le quinte della riunione dei ministri degli Esteri dell’UE. "Posso confermare che si tratta di uno scambio realmente avvenuto durante uno dei Consigli Affari Esteri", ha affermato Landsbergis.

"Sembra che per tutto questo tempo Putin abbia avuto, e abbia tuttora, una talpa in tutte le riunioni ufficiali europee e della NATO. Se si vuole mantenere l’integrità di tali riunioni, sarebbe opportuno escludere l’Ungheria da tutte quante.

Ogni generazione ha il suo Kim Philby" – un riferimento alla famigerata spia del KGB dell’era della Guerra Fredda infiltrata nei servizi segreti britannici. "A quanto pare Péter Szijjártó sta interpretando il ruolo con entusiasmo".

L'analogia va leggermente oltre la semplice figura retorica. Sia Philby che Szijjártó hanno ricevuto la più alta onorificenza sovietica o russa che possa essere conferita a uno straniero: l’Ordine dell’Amicizia.

Quella di Szijjártó è stata ufficialmente assegnata da Vladimir Putin, ma gli è stata consegnata fisicamente da Lavrov il 30 dicembre 2021. L’operazione segreta contro il partito che sfida il potere di Viktor Orbán I nomi da cancellare L’impegno di Szijjártó per ottenere la cancellazione della sorella di Usmanov dall’elenco delle sanzioni dell’UE non è stato l’unico caso in cui si è adoperato per allentare le sanzioni economiche nei confronti di russi ben collegati.

Ismailova è stata rimossa insieme all’uomo d’affari russo Viatcheslav Moshe Kantor e al ministro dello sport Mikhail Degtyaryov. Come riportato da RFE nel marzo 2025, la mossa è avvenuta dopo che Ungheria e Slovacchia avevano minacciato di bloccare la proroga di sei mesi delle sanzioni UE – tra cui il congelamento dei beni e il divieto di visto – rivolte a entità e individui legati alla Russia (tra cui Lavrov).

Un diplomatico europeo strettamente coinvolto nei negoziati sulle sanzioni tra i 27 Stati membri dell’UE ha affermato che, sebbene si sospettasse da tempo che Ungheria e Slovacchia avessero divulgato dettagli dei negoziati a Mosca, era importante che ora vi fossero prove concrete a dimostrarlo. "L’Ungheria sta chiaramente eseguendo ordini politici provenienti dalla Russia", ha dichiarato la fonte quando i giornalisti hanno mostrato parti delle trascrizioni delle telefonate dei due ministri.

Sebbene l’UE abbia sanzionato circa 2700 cittadini ed entità russe per il loro ruolo nel permettere alla Russia di condurre la guerra su vasta scala contro l’Ucraina, il blocco deve votare ogni sei mesi in merito alla proroga delle sanzioni. Le decisioni vengono prese per consenso, il che significa che tutti i 27 Stati membri devono essere d’accordo.

Ciò conferisce all’Ungheria un potere sproporzionato, poiché può minacciare di bloccare il proseguimento dell’intero regime sanzionatorio se determinate persone non vengono rimosse dall’elenco. Lo stesso diplomatico europeo, parlando con i giornalisti a condizione di rimanere anonimo per poter rivelare i dettagli del processo, ha affermato che l’Ungheria e la Slovacchia di solito avviano i negoziati con un elenco più lungo di nomi russi che chiedono di essere rimossi dalla lista.

"Non utilizzano argomenti giuridici, si limitano a dire che non vogliono quelle persone nella lista delle sanzioni per motivi politici", ha spiegato la fonte. Man mano che i negoziati procedono, Budapest e Bratislava di solito riducono la loro lista a sole due o tre persone, come è avvenuto nel caso di Ismailova, Kantor e Degtyaryov.

Ismailova è una delle due sorelle di Usmanov. È stata sanzionata dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dall’Ucraina e dall’Estonia.

Tallinn l’ha nuovamente sanzionata dopo che era stata rimossa dalla lista dell’UE su iniziativa dell’Ungheria e della Slovacchia. Lo stesso Usmanov è soggetto a sanzioni da parte di numerose giurisdizioni, tra cui l’UE, gli Stati Uniti, il Canada e il Regno Unito, a seguito dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia.

Attraverso il suo Russian Asset Tracker, l’OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project) ha collegato l’oligarca a più di una dozzina di proprietà di lusso in tutta Europa, oltre che a conti bancari, imbarcazioni e aeromobili. Secondo tale progetto, il valore minimo dei beni di Usmanov supera i 3,4 miliardi di dollari.

Un rappresentante di Usmanov ha dichiarato all’epoca all’OCCRP che egli non aveva mai tratto beneficio dal governo russo, né dalla privatizzazione delle partecipazioni statali. Il rappresentante ha affermato che il capitale di Usmanov era stato ottenuto esclusivamente attraverso investimenti trasparenti e la gestione patrimoniale, aggiungendo che la proprietà della maggior parte degli immobili di Usmanov era stata trasferita alla sua famiglia e che egli poteva utilizzarli solo in affitto.

Joachim Nikolaus Steinhöfel, il legale di Usmanov e Ismailova con sede ad Amburgo, ha rifiutato di rispondere alle domande sulla natura della discussione tra Lavrov e Szijjártó riguardante i suoi clienti. "Le vostre domande si basano sul presupposto inammissibile che i miei clienti fossero in qualche modo a conoscenza di conversazioni riservate che sarebbero state tenute tra terze parti", ha scritto Steinhöfel in una e-mail, aggiungendo che "negli ultimi anni, molti importanti leader politici contemporanei si sono espressi a favore della necessità di revocare le sanzioni contro A. Usmanov.

Ciò vale a maggior ragione per la revoca delle sanzioni contro sua sorella, che è stata sottoposta a tali misure in modo assurdo esclusivamente a causa dei suoi legami familiari". Steinhöfel ha inoltre menzionato che negli ultimi quattro anni Usmanov ha vinto più di venti cause contro testate giornalistiche, personaggi pubblici e politici "che hanno diffuso varie dichiarazioni false su di lui".

Da quando sono stati sanzionati, Usmanov e le sue due sorelle hanno compiuto notevoli sforzi per liberarsi di questo fardello, arrivando persino a intentare cause contro la stampa. L’altra sorella, Saodat Narzieva, è riuscita a far cancellare il proprio nome dalla lista dell’UE dopo soli cinque mesi.

Dopo che Russia, Ungheria e Slovacchia sono riuscite a ottenere la cancellazione di Ismailova dalla lista lo scorso anno, l’unico dei fratelli ancora rimasto in elenco è lo stesso Usmanov. Durante l’ultimo ciclo di negoziati per la proroga delle sanzioni a marzo, la Slovacchia e l’Ungheria hanno continuato a esercitare pressioni sull’Unione affinché anche lui venisse rimosso.

"Questa volta i negoziati si sono protratti dalla notte di venerdì fino alle prime ore di sabato 14 marzo, quando la Slovacchia ha finalmente dichiarato di accettare di prorogare le sanzioni con i nomi di Usmanov e [Mikhail] Fridman ancora presenti nell’elenco", secondo quanto riferito dal diplomatico dell’UE citato in precedenza. Se i 27 Stati membri non avessero raggiunto un accordo entro il 15 marzo, le sanzioni contro tutte le 2700 persone ed entità sarebbero scadute.

Nei loro sforzi per riportare la famiglia Usmanov sui mercati internazionali, ungheresi e slovacchi sono sostenuti da un potente alleato extra-UE. All’inizio di marzo, prima del round chiave degli ultimi negoziati, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha inviato una lettera al primo ministro slovacco Robert Fico, definendo Usmanov "un caro amico".

Erdogan ha elogiato la trasparenza e la natura filantropica di Usmanov: "ha sostenuto progetti culturali, umanitari e sportivi che promuovono l’apertura dei paesi dell’Asia centrale verso l’Occidente, fornendo al contempo un contributo significativo al rafforzamento dei legami umani all’interno del mondo turco". Il presidente turco ha inoltre informato Fico delle lettere congiunte che l’Organizzazione degli Stati turchi, insieme ai leader dell’Azerbaigian, del Kazakistan, della Repubblica del Kirghizistan e dell’Uzbekistan, ha inviato all’allora presidente del Consiglio dell’UE, Charles Michel, e alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

"Ho inoltre intrapreso iniziative con alcuni leader dell’UE", ha aggiunto Erdogan, definendo le sanzioni contro Usmanov e i suoi familiari una "pratica ingiusta". Il diplomatico dell’UE coinvolto nei negoziati sulle sanzioni dell’Unione ha confermato che la lettera volta a far cancellare Usmanov dall’elenco nell’ultimo ciclo di negoziati sulle sanzioni è stata presentata dalla Slovacchia e firmata da Erdogan.

L’Ungheria ha sostenuto la cancellazione dall’elenco sia di Usmanov che di Fridman, il miliardario russo cofondatore del colosso finanziario Alfa Group. "Trovo singolare che paesi terzi vogliano influenzare le decisioni dell’UE in materia di sanzioni e che i loro ordini vengano presentati dall’Ungheria o dalla Slovacchia", ha affermato il diplomatico.

"L’UE conduce valutazioni giuridiche per decidere in merito alle sanzioni, ma poi riceviamo un ordine politico di ritirare questo o quel nome dalla lista. L’UE deve prendere queste decisioni autonomamente".

"I negoziati sulla revisione semestrale ordinaria del regime di sanzioni per la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina si sono conclusi il 15 marzo 2026", ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri slovacco in una nota ai partner del consorzio. Esso ha rifiutato di "commentare o rivelare dettagli sulle proprie posizioni negoziali o su quelle di altri Stati membri, poiché i negoziati sono riservati".

L’ufficio del primo ministro slovacco Robert Fico non ha risposto alle nostre domande. Contrastare le sanzioni L’alleggerimento delle sanzioni per Ismailova e Usmanov non è l’unico caso in cui l’Ungheria ha agito in segreto per conto del Cremlino a Bruxelles.

Abbiamo ottenuto materiale relativo a una conversazione separata in cui Szijjártó riferiva a un altro alto funzionario russo, il viceministro dell’Energia Pavel Sorokin, che stava facendo del suo meglio per “far saltare” un cruciale pacchetto di sanzioni dell’UE mirato alla flotta ombra russa di petroliere battenti bandiera di comodo — il mezzo con cui Mosca elude le sanzioni occidentali sull'energia. In una conversazione con Sorokin, ex banchiere di Morgan Stanley formatosi a Londra e “arma segreta” di Putin per neutralizzare le sanzioni occidentali, Szijjártó si offrì di far rimuovere dall’elenco dell’UE le banche russe proposte per la designazione nell’elenco dell’UE.

Szijjártó chiese persino al russo di fornirgli argomenti a sostegno del fatto che ciò sarebbe stato nell’interesse dell’Ungheria. In una telefonata del 30 giugno 2025 con Sorokin, Szijjártó si lamentò del fatto che l’UE si fosse rifiutata di mostrargli i documenti relativi alla proposta di sanzionare la 2Rivers, una società con sede a Dubai che commercia in petrolio russo.

"Sostengono di non riuscire a individuare alcun chiaro interesse ungherese e che, quindi, l’Ungheria non possa legalmente chiederne la rimozione dall’elenco", spiegò Szijjártó dopo che Sorokin gli aveva chiesto perché Budapest fosse stata esclusa dal processo decisionale. Secondo l’UE, 2Rivers, precedentemente nota come Coral Energy, è stata uno dei principali attori nella vendita di petrolio russo tramite la propria flotta ombra di petroliere e nell’occultamento dell’origine del greggio proveniente dal colosso energetico statale russo Rosneft, ora soggetto a sanzioni statunitensi. 2Rivers vende poi il greggio a un prezzo superiore al limite massimo internazionale e alimenta la macchina da guerra russa con entrate vitali.

Nel dicembre 2024, il Regno Unito ha sanzionato 2Rivers e la sua rete di commercio petrolifero. Non è chiaro quale interesse possa avere l’Ungheria – un paese senza sbocco sul mare che riceve il petrolio tramite oleodotti – nel cercare di preservare le operazioni della flotta ombra russa.

Ma il vantaggio per la Russia è evidente. Dopo aver riferito di non essere riuscito a ottenere nulla con 2Rivers, Szijjártó condivise con Sorokin i dettagli sullo stato delle trattative allora in corso relative al 18° pacchetto di sanzioni dell’UE.

Il ministro degli Esteri ungherese spiegò al funzionario russo che la votazione non era ancora all’ordine del giorno grazie a un rinvio concordato da Ungheria e Slovacchia, che sarebbe rimasto in vigore fino a quando l’UE non avesse accettato di “fare un’eccezione” per quei paesi e di “consentirci di continuare ad acquistare gas e petrolio russi”. Il 18° pacchetto di sanzioni era stato proposto dalla Commissione europea il 10 giugno 2025, ma Szijjártó annunciò pubblicamente il 23 giugno che Ungheria e Slovacchia lo stavano bloccando.

Ufficialmente, egli affermò che ciò avveniva “in risposta ai piani dell’Unione europea di eliminare gradualmente le importazioni di energia russa”. Nella sua telefonata con Sorokin una settimana dopo, tuttavia, Szijjártó parlò in modo molto diverso delle reali attività e degli obiettivi dell’Ungheria a Bruxelles.

Szijjártó disse a Sorokin che stava combattendo contro l’intero pacchetto di sanzioni e cercando di salvare il maggior numero possibile di entità russe. “Sto facendo del mio meglio per farlo saltare.

Il fatto è che ho già rimosso 72 [entità] dall’elenco, ma ce n’erano 128. Sto cercando di continuare, ma devo dire che ciò è nell’interesse dell’Ungheria”, affermò Szijjártó.

Dalla conversazione non risulta chiaro a quali 72 e 128 entità russe Szijjártó si riferisse esattamente. "Se lo staff di Sorokin potesse aiutarmi a identificare gli effetti diretti e negativi sull’Ungheria, gliene sarei molto grato", aggiunse, "perché se potessi dimostrare qualcosa del genere, avrei un’opportunità completamente diversa".

La telefonata è la prova che il ministro degli Esteri ungherese non solo utilizza argomenti di discussione redatti dalla Russia per attenuare le sanzioni dell’UE nei confronti della Russia, ma li richiede attivamente ai funzionari russi. Secondo Kinga Redłowska, esperta di spicco in materia di sanzioni e responsabile del Centre for Finance and Security presso il Royal United Services Institute, "dal punto di vista giuridico, in un sistema basato sull’unanimità, il rifiuto del consenso da parte di uno Stato membro rimane una base politicamente legittima.

Il ricorso a tale argomentazione da parte dell’Ungheria persegue un duplice obiettivo. Sul piano interno, consente a Viktor Orbán di rafforzare una narrativa anti-ucraina.

A livello dell’UE, fornisce una leva per ottenere concessioni in ambiti non correlati, quali i finanziamenti dell’UE o le controversie in materia di Stato di diritto.” Sebbene questa strategia possa aiutare Orbán e il suo governo, consentire a un vicino aggressivo di conquistare e mantenere il controllo su ulteriori territori europei sovrani è contrario all’interesse nazionale dell’Ungheria. “Indebolire le sanzioni rischia di rafforzare l’economia di guerra della Russia, minando gli interessi di sicurezza più ampi di tutti gli Stati membri dell’UE, compresa la stessa Ungheria.” La conversazione tra Szijjártó e Sorokin toccò anche le banche russe che erano nel mirino del 18° pacchetto di sanzioni dell’UE.

"Mi dica i nomi di quelle banche, posso verificare se sono nell’elenco o meno, controllerò i fondamenti giuridici e poi farò del mio meglio", disse Szijjártó a Sorokin. "So che vogliono inserire la Sankt Petersburg Bank nell’elenco, ma sono riuscito a farla rimuovere; volevano inserire nell’elenco anche un’altra banca legata al progetto Paks, e sono riuscito a farla rimuovere”.

Dopo settimane di ritardi da parte dell’Ungheria e della Slovacchia, l’Unione Europea ha finalmente adottato il suo 18° pacchetto di sanzioni il 18 luglio 2025. La 2Rivers è stata inclusa nel pacchetto, il che l’ha spinta ad avviare il processo di scioglimento.

Le misure hanno inoltre inferto un duro colpo alla flotta ombra russa e ai suoi tentativi di aggirare le sanzioni petrolifere. Tuttavia, non è chiaro quanto maggiore avrebbe potuto essere l’impatto senza l’impegno di Szijjártó.

Nel marzo 2026, il Washington Post ha riportato che Szijjártó condivideva regolarmente informazioni al telefono con Lavrov durante le pause dei negoziati UE, quasi in tempo reale. “Praticamente ogni singola riunione dell’UE da anni ha avuto Mosca al tavolo”, ha dichiarato al Post un funzionario della sicurezza europea, che non disponeva delle trascrizioni integrali di queste chiamate. [NEWSLETTER_HERE] Il primo ministro polacco Donald Tusk e Gabrielius Landsbergis, ex ministro degli Esteri lituano, hanno confermato quasi immediatamente la notizia riportata dal Post.

"La notizia che i collaboratori di Orbán informino Mosca in ogni dettaglio sulle riunioni del Consiglio dell’UE non dovrebbe sorprendere nessuno. Nutriamo sospetti al riguardo da molto tempo.

Questo è uno dei motivi per cui prendo la parola solo quando è strettamente necessario e dico solo quanto necessario", ha scritto Tusk su X. Nel marzo 2026, Politico ha riferito che "l’UE sta limitando il flusso di materiale riservato verso l’Ungheria e i leader si stanno riunendo in gruppi più ristretti". Il governo ungherese ha respinto tali notizie definendole "propaganda filo-ucraina", mentre Szijjártó, che ha ammesso di comunicare frequentemente con Lavrov, ha affermato che l’articolo del Post sulle sue presunte fughe di notizie è una "fake news".

Questa strategia sembra sortire l’effetto contrario. Szijjártó è stato recentemente fischiato da manifestanti durante un comizio elettorale, con grida di "traditore" e "spia russa" rivolte contro di lui.

L’unica cosa che Szijjártó, furioso, ha potuto ribattere è stata che i contestatori avrebbero dovuto pagare il triplo per gas e petrolio se questi non fossero arrivati dalla Russia. Né Lavrov né Szijjártó hanno risposto alle richieste di commento.

La replica dI Joachim Nikolaus Steinhöfel, portavoce della famiglia Usmanovnascondi Le vostre domande si basano sul presupposto inammissibile che i miei clienti fossero in qualche modo a conoscenza di conversazioni riservate che sarebbero state tenute tra terzi. Con la presente vi diffido in merito alla responsabilità derivante da qualsiasi uso non autorizzato dei nomi e dei dati personali dei miei clienti allo scopo di ottenere commenti su conversazioni tra terzi alle quali essi non hanno preso parte e della cui veridicità non sono a conoscenza.

Tuttavia, per scongiurare il tipo di insinuazioni cospirative tipiche del cosiddetto giornalismo “d’inchiesta", aggiungerei quanto segue. Il signor Usmanov è cittadino russo e detiene la cittadinanza onoraria dell’Uzbekistan.

Di conseguenza, qualsiasi attenzione prestata dai vertici della Federazione Russa o dell’Uzbekistan allo status di cittadino soggetto a sanzioni, nonché alle restrizioni imposte ai suoi diritti e alle sue libertà, sarebbe pienamente coerente con le disposizioni della Convenzione di Vienna. Inoltre, negli ultimi anni, molti importanti leader politici contemporanei si sono espressi sulla necessità di revocare le sanzioni contro A. Usmanov, definendolo un rappresentante di spicco degli Stati turcofoni e della Umma musulmana.

I suoi successi come imprenditore e investitore di grande successo, nonché come filantropo e dirigente sportivo, sono ampiamente noti e riconosciuti in tutto il mondo. È proprio per questo motivo che, sin dall’imposizione di sanzioni UE ingiustificate nei confronti suoi e dei suoi familiari nel 2022, i leader degli Stati dell’Asia centrale, dell’Azerbaigian e di numerosi altri paesi, insieme alle organizzazioni sportive internazionali, hanno ripetutamente sollevato – e continuano a sollevare – presso la leadership dell’UE la questione della revoca delle sanzioni ingiustificate nei confronti del sig.

Usmanov. Ciò vale a maggior ragione per la revoca delle sanzioni nei confronti di sua sorella, che è stata sottoposta a tali misure in modo assurdo esclusivamente a causa dei suoi legami familiari.

Come lei ben sa, nel marzo 2025 le sanzioni dell’UE nei confronti della signora Ismailova sono state revocate con una decisione del Consiglio dell’UE; pertanto, la questione delle bizzarre giustificazioni utilizzate per sanzionarla è stata chiusa ai massimi livelli dell’UE. Inoltre, negli ultimi quattro anni, il signor Usmanov ha vinto più di venti cause legali, ottenendo tra l’altro 18 sentenze da tribunali europei contro testate giornalistiche, personaggi pubblici e politici che avevano diffuso varie dichiarazioni false sul suo conto.

Sono stati raggiunti oltre un centinaio di accordi extragiudiziali e più di duemila pubblicazioni mediatiche inesatte sono state corrette o cancellate. Molte di queste affermazioni riprendevano proprio le motivazioni utilizzate per le sanzioni dell’UE nei suoi confronti. (…) Pertanto, ripetere questo falso cliché più e più volte non dimostra buona fede.

Al contrario, conferisce al vostro tipo di giornalismo d’inchiesta la chiara macchia di materiale di parte utilizzato per scopi quasi politici. State certi che la ripetizione di qualsiasi dichiarazione falsa riguardante il signor Usmanov sarà soggetta a immediato esame legale e ad azione legale da parte dei suoi rappresentanti legali. nascondi Inchiesta originale pubblicata sul sito Vsquare con licenza CC BY 4.0.  (Immagine anteprima via Wikimedia Commons)

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