Cultura
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile
Quando capita di comprare la Settimana enigmistica, magari prima di un viaggio, di una giornata al mare o per nostalgia dei bei tempi andati in cui il nostro cervello non ancora spappolato da brain rot e doomscrolling era ancora capace di godersi una Settimana enigmistica, la prima cosa che si fa è iniziare dal “Bartezzaghi”. Ce la farò?, si chiedono ansiosi gli enigmisti ogni volta che iniziano ad affrontare l’ultima opera del più famoso cruciverbista italiano.
Ai newyorkesi lo scorso fine settimana è andata peggio, però: dall’abituale ansia che si avverte ogni volta che si inizia un cruciverba si è passati velocemente al panico. Sull’edizione cartacea di sabato 18 aprile del New York Times Magazine i lettori si sono accorti di un suggerimento mancante: era impossibile sapere che parola andasse alla 5 orizzontale.
Ma la scoperta è stata confermata dalla testata solo sabato sera, quando il vuoto esistenziale apertosi dalla mancata risoluzione del cruciverba aveva già rovinato il fine settimana a milioni di enigmisti. Nella serata del 18a aprile, il giornale ha confessato che «il cruciverba nell’edizione cartacea del New York Times Magazine contiene una griglia che non corrisponde agli indizi».
La griglia era stata corretta online, ma per quelli per i quali il cruciverba si fa sulla carta o non si fa, il danno al fine settimana e all’autostima era già stato fatto. Come hanno ipotizzato alcuni appassionati di enigmistica di lunga data contattati da Vulture, questa è stata la prima volta negli 84 anni di storia dell’enigmistica del New York Times Magazine che è stato pubblicato un cruciverba irrisolvibile.
L’errore pare sia stato commesso a causa di una recente riprogettazione della rivista: il sistema aggiornato non disporrebbe di un nuovo modello per le pagine dei cruciverba, quindi queste vengono attualmente trasferite, copiate e incollate da una versione precedente. Ma questa è anche una storia di identità, quella del New York Times Magazine.
È la storia di una testata che raramente commette errori, tanto raramente che i lettori hanno inizialmente pensato di essere loro a non riuscire a risolvere una sorta di easter egg, di rompicapo inedito dal lato dei lettori: più facile immaginare la propria incompetenza che un errore del New York Times Magazine. Come racconta a Vulture Irene Papoulis, ex insegnante di scrittura al Trinity College, «non mi è nemmeno venuto in mente che potesse essere un loro errore, ho semplicemente dato la colpa a me stessa».
Anche Mike McFadden, dal New Jersey, quando non è riuscito a risolverlo, ha avuto una reazione simile. «Pensavo che ci fosse qualcosa che non andava in me, non pensavo che potessero commettere un errore» ha detto. La cosa ha talmente tormentato McFadden che per tutto il sabato non è riuscito a spiccicare parola.