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Sudan: «una crisi abbandonata». La carestia fa soffrire più di 21 milioni di persone
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È iniziato il quarto anno da quando in Sudan lo scontro di potere tra il generale Abdel Fattah al-Burhan delle Forze Armate Sudanesi (SAF) e Mohamed Hamdan Dagalo delle Forze di Supporto Rapido (RSF), portava ad una guerra feroce. Le parti in guerra hanno appoggi esterni: dietro le RSF, i principali paesi sono Russia, Emirati Arabi Uniti, Etiopia; tra i principali paesi che sostengono le SAF ci sono Egitto, Iran e Ucraina.
Il Centre of environmental and social studies – Sudan (Cess), ha presentato studi sulle relazioni economiche e finanziarie che coinvolgono molti paesi europei nel commercio dell’oro e della gomma arabica sudanese. Ieri alla terza Conferenza internazionale sul Sudan tra le 60 delegazioni non c’erano le parti in guerra (non invitate), ma nemmeno la società civile o altri rappresentanti di quelle popolazioni.
Nessuna delle due parti in guerra è interessata a negoziare, nemmeno una tregua umanitaria. La guerra è costata almeno 150.000 morti, 15 milioni di sfollati, oltre 21 milioni di persone stanno affrontando una grave carestia, violenze diffuse tra stupri, anche di gruppo, torture, sparizioni forzate.
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