Politica
L’oscenità di quella preghiera con Trump eletto a dio che sconfigge il male
Quante guerre sono state scatenate nel nome di un dio. Quante volte sono stati radunati eserciti e si è implorata su di essi la benedizione di un’entità superiore che avrebbe dovuto guidarli contro il nemico, verso la vittoria.
Uccidere e distruggere. Senza pietà per l’infedele di turno, senza alcuna considerazione per le vittime “collaterali” perché tutti, combattenti e non, sono ricompresi nelle categoria di esseri “inferiori”, indegni di compassione e di vita.
Se si pensava ormai di essere indenni da questa interpretazione delle vicende umane, difesi da valori consolidati; se si pensava che il razionale occidente cadesse magari in ipocrisie di tipo egemonico-economico ma che avesse abbandonato la teocrazia militante, ebbene bisogna ricredersi. La rivoluzione regressista del mondo MAGA, l’onda nera che sale dall’Atlantico verso l’Europa ripesca anche questa simbologia che torna a mischiare fede e potere, sangue e ideologia.
L’immagine del capo di Stato più potente al mondo circondato da fedelissimi e da religiosi che chiede al cielo che discenda su di lui e sulle sue truppe la forza divina affinché lo conduca a sconfiggere il male è, al contempo, inquietante, surreale e oscena. Inquietante perché torna a trasfigurare il nemico nell’essenza stessa del demonio, l’avversario inesorabile ed intrattabile con il quale non si tratta ma che si può solo distruggere; surreale per il significato intrinseco della “celebrazione” nella quale il dio invocato delega direttamente il suo potere al comandante in capo autorizzandolo a combattere a suo nome; oscena per l’assoluta negazione del senso più originale e vero delle parole di Cristo che viene invocato come alleato di morte invece che di vita.
Una scena che cancella secoli di storia e ci fa scivolare ai tempi bui dell’umanità È una scena che ci fa scivolare dritto fino al Medioevo saltando a pié pari trattati di filosofia e pagine di storia, negando l’illuminismo, le conquiste dello stato laico e la stessa conversione delle istituzioni religiose da organismo di potere temporale a sostegno spirituale. Si torna in un attimo alla strumentalizzazione ed alla manipolazione, quasi a voler ricostituire una sorta di stato confessionale nel quale esiste una sola morale ed una sola etica, quella del denaro e della forza, fuori dalla quale si è “impuri” e dunque da sottomettere o eliminare (che è ciò che i teorici del trumpismo effettivamente suggeriscono di fare con gli oppositori).
Rivive in questa gestualità l’incubo del “Gott mit Uns” dei nazisti, una bestemmia incisa sulle fibbie di soldati di un regime che aveva innalzato la sua stessa ideologia a religione. Come allora democrazia e diritto diventano inutili e fastidiosi orpelli, il diritto dei popoli uno specchietto per allodole.
La santità del comandante in capo è presunta come assoluta. È lui il prescelto dal suo dio.
Le colpe, anche le più gravi e schifose (vicenda Epstein) sono emendate e dimenticate nel nome della Patria e dei ”santi dell’occidente e così sia” (cit.Guccini). Si dovrebbe rimanere almeno sconcertati ed invece non accade.
I credenti dovrebbero inorridire nel (ri)vedere il verbo di Gesù trasformato in giustificazione e sostegno di azioni di morte. Invece in molti si allineano e qualcuno addirittura plaude a questa nuova versione dell’alleanza tra trono e altare.
Si espande la convinzione che le vicende umane si debbano risolvere con la prepotenza e che batte più forte il pugno vince e comanda. Da qui il nuovo fasto di antichi e pericolosi miti: l’uomo solo al comando, la gerarchia che scansione la gente a seconda del proprio livello economico come presupposto di una società ordinata, le “mani libere” per le forze dell’ordine incaricate di convertire in fatti concludenti le intenzioni dei nuovi capi.
È una deriva che rischia di portarci lontano e davanti alla quale occorrerebbe trovare al più presto la forza di un vento contrario da bordeggiare lato dopo lato fino a risalire verso l’essenza dell’essere e della ragione, fino a ritornare a proporre soluzioni di pace e di rispetto, fino a ridare senso, forza e contenuto alle parole democrazie e libertà sfiancate dal compromesso al ribasso. Non possiamo e non dobbiamo considerare immutabile la realtà che ogni giorno ci affligge.
Lo dice bene Gustavo Zagrebelsky in una bella intervista su “Repubblica”: “Siamo in una fase di discesa nell’abisso da cui però non è escluso che si possa risalire.
Il pendolo della storia ci insegna che ad azione corrisponde reazione. E il nostro dovere […] oggi è ricordare che esiste un’alternativa alla rassegnazione”.
Non mancano e non mancheranno le difficoltà ma per dirla con Gobetti “a chi ci ricordi difficoltà e momento inopportuno, rispondiamo che non c’è mai momento inopportuno per lavorare seriamente… Gli ostacoli si superano: esistono solo in quanto si superino”. Almeno proviamoci.
L'articolo L’oscenità di quella preghiera con Trump eletto a dio che sconfigge il male proviene da Strisciarossa.