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La lezione del No: travolto il nazional-populismo, sventato l’attacco alla Costituzione

Martedì 24 marzo 2026 ore 15:28 Fonte: Strisciarossa
La lezione del No: travolto il nazional-populismo, sventato l’attacco alla Costituzione
Strisciarossa

Quella referendaria del NO è stata la vittoria di un popolo che subisce come tutto il resto del mondo gli assalti e il consenso di una destra nazional-populista e neoliberale, ma rimane forte nel difendere i migliori presidi di una civiltà costituzionale e di un pluralismo irriducibili. Ho capito questo in anticipo sul risultato delle 15, nella mattinata del 23, leggendo non dei sondaggi ormai inutilizzabili vista l’affluenza elettorale potente, ma lavori di analisi scientificamente più profondi e lontani dalle committenze.

Il nostro elettorato si è comportato così anche altre volte rifiutandosi di confermare Berlusconi, oppure un centro-sinistra pilotato dalle tecnocrazie, o di approvare le riforme costituzionali del 2006 o del 2016. Ieri poi si è rifiutato di demolire un impianto molto garantista come quello costituzionale (lo ha spiegato benissimo il vero Vassalli dei documenti, non quello male percepito o volutamente distorto dai sostenitori del SÌ), che assieme anche solo alla legge Cartabia garantisce la migliore combinazione: funzioni separate e cultura della giurisdizione garantista però COMUNE, e comune quindi nel CSM.

Il mix di un unico CSM che garantisce il PM non sia solo un martello inquisitorio, assieme ad una legge Cartabia migliorata, costituisce un prezioso criterio per ogni ulteriore e francamente auspicabile riforma. Con legge ordinaria però, come da sentenza della Corte costituzionale (37/2000) con Vassalli giudice e poi presidente.

Il famoso “merito” della riforma Meloni sarebbe stato molto più che abbastanza per abbattere una proposta regressiva nei contenuti, ma anche nociva nel metodo, perché le riforme costituzionali non può farle il governo su dettatura di un gabinetto ministeriale guidato da personalità rivelatesi ossessive, e senza il Parlamento. La riforma tuttavia era anche pericolosa politicamente.

La realtà del nazional-populismo attuale ha evidenziato agli italiani che quelli della destra non sono solo “toni sbagliati” di una “campagna elettorale esagerata da ambo le parti” (come un’equidistanza apprezzabile in contesti diversi da questo ha sostenuto) bensì una palese cultura della prevalenza dell’esecutivo con ogni mezzo. Le leggi relative all’Alta Corte (idea peraltro sbagliata in se) sarebbero state in mano a forze disposte a tutto per tradurre in potere maggioritario una minoranza di voti.

Il progetto elettorale del premierato è infatti ideologico: sottolinearlo non è stata politicizzazione del referendum o demonizzazione, bensì analisi politica come altre volte penetrata nel buon senso di una netta maggioranza. Ma occorre anche allargare lo sguardo al futuro politico, perché il referendum evidenzia ancora una volta chi è inutile o nocivo per un’alternativa alla destra dotata di profondità nel paese.

I “riformisti” (in realtà neoliberali) del centro-sinistra si sono rivelati ancora una volta molto più noti che popolari. Diverse sigle che si spartiscono circa il 5% dell’elettorato, ma soprattutto i notabili che popolano quell’area, hanno puntato su una campagna pro SI per demolire  l’attuale campo-largo, cioè il disegno riuscito nella campagna elettorale del 2022 con le brillanti conseguenze di donare per la prima volta in Europa la vittoria ad una minoranza elettorale post-fascista.

Ma il loro fine non è solo questo: essi sono fautori legittimi di un fenomeno sconosciuto al mondo ovvero l’attacco continuo e ripetuto allo spirito e alla lettera di una Costituzione il cui portato storico (l’incontro delle masse popolari socialiste e democratico-cristiane) e il cui modello di democrazia non si attagliano ad una visione liberal-elitista che rimonta alla Trilateral del 1975. Per questa visione le nostre società sono affette da “sovraccarico democratico”, e occorre promuovere modelli istituzionali ed elettorali gestibili con tecnocrazie votate da una minoranza di ceti soddisfatti, ma trasformate in maggioranze parlamentari.

E poi blindate riducendo al nulla la conflittualità democratica, la critica al capitalismo dello sfruttamento, la parità delle classi lavoratrici con il capitale, ed ogni forma di stabilità che invece discenda dal compromesso fra distinti e pari interessi. Ebbene questo circa 5% reso noto da poche e sempre meno lette testate, ha condotto solo il 19% dei suoi scarsi voti verso il SÌ, con il resto diviso fra NO e astensione.

È ora di riconoscere con perfetta civiltà ciò che sono: degli avversari politici che anche sommati ai loro alleati nel PD hanno contato pressoché nulla, e che se fossero stati ascoltati avrebbero privato la coalizione e la sinistra ampia del Paese di una vittoria di rarissima importanza. Finché si riconoscerà loro un peso del tutto sproporzionato ed artefatto, sarà impossibile andare alla riconquista dei ceti popolari ancora astensionisti perché si dovrà ignorarli, preferendo invece una visione dell’economia, del mercato del lavoro e ora anche della politica estera capace solo di sconfitte e brutalità accortamente occultate.

Un altro dato prezioso della grande vittoria del NO è il 61% di giovani che l’anno determinata, peraltro come molti miei studenti fuori sede percorrendo la strada di casa di tasca propria (altra ingiustizia). Il referendum ha per loro (posso dirlo senza dubbio) un sapore anti-fascista, e si è sommato ai cortei contro il massacro palestinese di un anno fa nel costituire una socializzazione alla politica ampiamente esterna ai partiti, ma in cerca di un impegno che si è tentato in ogni modo di smorzare, ad esempio con la pessima legge sull‘Antisemitismo promossa anch’essa dai soliti noti in alleanza con la destra.

La vittoria del NO è quindi anche per questo non la conservazione di una vecchia carta fondamentale, ma la consapevolezza nelle giovani generazioni che la nostra Costituzione fu concepita con lo sguardo in avanti, per consentire anche a loro di costruire il proprio domani. L'articolo La lezione del No: travolto il nazional-populismo, sventato l’attacco alla Costituzione proviene da Strisciarossa.

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