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FdI ha voglia di censura e mette nel mirino le serie televisive sulla criminalità

Lunedì 15 dicembre 2025 ore 19:56 Fonte: Strisciarossa
FdI ha voglia di censura e mette nel mirino le serie televisive sulla criminalità
Strisciarossa

Carolina Varchi, già vicesindaco di Palermo, deputata di Fratelli d’Italia alla Camera e capogruppo in Commissione Giustizia ha finalmente scoperto un metodo infallibile per spezzare le reni alla criminalità organizzata: non parlarne. Da degnissima erede di una cultura che nel Ventennio ducesco col Minculpop, il Ministero della Cultura Popolare, aveva miracolosamente abolito scandali economici, delitti, suicidi e ruberie col divieto di renderli pubblici a mezzo stampa, cinema e libri.

Si chiamava e si chiama ancora censura, ma può andar bene nella fattispecie anche il termine “proibizionismo”. Disegno di legge di Carolina Varchi per modificare l’articolo 416 del Codice penale L’onorevole Varchi ha infatti depositato a ottobre un disegno di legge, ora giunto in Commissione, che prevede fino a 3 anni di carcere e diecimila euro di multa non solo per chi  “pubblicamente esalta fatti, metodi, princìpi o comportamenti propri delle associazioni criminali di tipo mafioso” (fin qui nulla di nuovo) ma pure per chi “ne ripropone atti o comportamenti con inequivocabile intento apologetico ovvero istiga taluno a commettere i medesimi delitti”.

In sostanza un’iniezione di severità nell’articolo 416 del Codice Penale contro le associazioni a delinquere. Un plus sanzionatorio che molto curiosamente stabilirebbe pene detentive inferiori rispetto a quanto previsto nell’articolo 414 del Codice Penale dedicato alla istigazione a delinquere a all’apologia di reato, dove si parla una reclusione da da 1 a 5 anni.

Se ti complimenti in pubblico per l’eccellente esito di un attentato mortale a un magistrato te la puoi cavare con una pena massima più bassa (3 anni) di quella prevista per l’elogio alla spettacolare riuscita di una rapina in autostrada a un portavalori (5 anni). Fin qui un cortocircuito giuridico, causato da quell’eretismo sanzionatorio assai creativo di Fdl che, per compiacere un becero elettorato law and order, punta a irrogare pene per rave e blocchi stradali superiori a quelle stabilite per reati ben più gravi come la corruzione e l’associazione a delinquere.

Un guasto quest’ultimo sì enorme data l’estrema professionalità delle nostre storiche mafie, ‘ndranghete et similia, organizzazioni sempre più votate a penetrare – con successo – snodi cruciali della macchina statale: meno ammazzatine e più politici devoti, meno esibizioni di forza criminale e più affari. Poi qualcuno di potente che azzoppa in nome della privacy le intercettazioni, linfa vitale di qualsiasi opera di contrasto, si trova sempre, non è vero?

Brutta faccenda quando i giudici vengono fatti passare, da medicina contro l’illegalità, a veleno politicizzato. È l’elasticità dei concetti di apologia e istigazione che fa accendere qualche spia di pericolo per un diritto fondamentale: la libertà di pensiero in ogni sua forma e mezzo, scolpita nell’articolo 21 della Costituzione.

L’ennesimo allarme ingiustificato di una sinistra che sa solo odiare? Proprio no, è la solerte onorevole Varchi (poi spiegheremo perché solerte) a titillare perfino l’opinione pubblica più torpida con un autogol da centrocampo.

Nella relazione introduttiva al ddl, butta nel cesto delle perfide azioni di “fiancheggiamento culturale” alle onorate società delittuose le “serie televisive che mitizzano personaggi reali o immaginari delle varie associazioni criminali di stampo mafioso” e “i testi delle canzoni, che contengono messaggi espliciti di esaltazione della malavita e della criminalità organizzata, attraverso la glorificazione di figure o di episodi ad esse collegate”. Trattasi di “episodi di vera e propria apologia della criminalità organizzata”.

Carolina Varchi, FdI Non pare che il comune senso del pudore civile sia stato corrotto da serie come la benemerita, decennale “Piovra”, nonostante il fosco personaggio di Tano Cariddi, faccendiere ispirato a Michele Sindona, fosse affidato all’accattivante Remo Girone. Semmai ne fu allertato, visto che si parlava senza eccessive ritrosie, di malaffari, finanza, massoneria e mafie con una efficacia drammaturgica rara.

Forse che le “stese” napoletane e il penoso fiorire di giovani aspiranti all’assunzione come effettivi di mafia e camorra sono stati fomentati da “Gomorra”, altra serie di successo ispirata al notissimo libro di Saviano? Fuochino.

La solerte onorevole Varchi – qui, seriamente non si dubita, animata da quelle migliori intenzioni di cui sono lastricate le vie dell’inferno – pare proprio che abbia accolto l’invito via social del suo partito, risalente al maggio scorso, a tenere d’occhio “chi ha migliorato la propria vita speculando sulla criminalità”. Chi?

Roberto Saviano. Accusato nel 2008, a processo in Assise in corso a Napoli, dall’avvocato Michele Santonastaso, difensore del boss dei casalesi Francesco Bidognetti, di essere un giornalista e scrittore che “sulle ceneri della camorra, con l’aiuto di qualche magistrato alla ricerca di pubblicità, cerca di far emergere il proprio successo professionale, che nulla a che vedere con il sacrosanto diritto di cronaca.

Non avrebbero altra spiegazione, se non quella di creare un condizionamento nella libertà di determinazione nei giudici che partecipano al processo, causandone una non imparzialità e una non serenità di giudizio, alcuni articoli di cronaca comparsi su quotidiani locali e nazionali”. Saviano che “ha migliorato la propria vita speculando sulla criminalità”, Saviano che  “cerca di far emergere il proprio successo professionale”.

Due illazioni strutturalmente identiche, provenienti la prima da Fdl, la seconda dal difensore di un boss acclarato. Una irricevibile manovra di “depistaggio”processuale da parte di un leader criminale a braccetto di una irresponsabile propaganda denigratoria a fini politici di un partito molto spregiudicato e ai confini dell’indecenza istituzionale nell’agitare sospetti.

Vedi quelli avanzati nel febbraio 2023 alla Camera da Maurizio Donzelli responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, contro il Pd e alcuni suoi deputati, “colpevoli” di aver visitato in carcere l’anarchico Cospito detenuto in regime 41 bis. Quest’ultimo si era intrattenuto in precedenza con esponenti di camorra e ‘ndrangheta sul tema del carcere duro e tanto era bastato al sillogistico Donzelli, forte di informazioni riservate di cui non avrebbe dovuto essere in possesso, per chiedersi in aula “se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia”.

Saviano bolla l’iniziativa come “legge omertà” Saviano ha definito la proposta targata Varchi una “legge Omertà”, rendendole troppo onore. È, semplicemente, antidiluviana, inutile perché l’articolo 414 basta e avanza, innervata da spiritelli censori e abbastanza sciocca quando corre il rischio di affidare ai magistrati il compito di vagliare qualsiasi libro, canzone, sceneggiato televisivo o film passibile di “propaganda” e “istigazione” a favore del crimine organizzato.

Se proprio vuole disinfettare l’Italia da questo virus, l’onorevole Varchi potrebbe iniziare occupandosi fin da subito – o invitando a occuparsi – di quei cantanti neomelodici che sciamano allegramente per Napoli, a feste e matrimoni, esibendosi in un repertorio che annovera anche brani come il recente “Senza paura” di Genny De Maria, “ambientato tra San Giovanni a Teduccio e Ponticelli: “nel quartiere si sa che stiamo sempre qua e devono rispettarci”, “il cognome di questa famiglia ha sempre comandato”, “quanti fratelli miei sono rinchiusi nell’inferno, stiamo aspettando, pensiamo noi alle famiglie, il pane non gli manca”, “mai nessuno in mezzo a noi si è tirato indietro o si è pentito” e soprattutto “un sacco di gente ha paura di noi”. Cos’è?

L’elogio di una famiglia camorristica emergente? Oppure una cruda fotografia sociale?

E se Fdl iniziasse a occuparsi pure di libri, metterebbe all’indice per pedofilia “Lolita” di Nabokov? O impedirebbe la pubblicazione di reportage fondamentali come “Bilal.

Viaggiare, lavorare, morire da clandestini” di Fabrizio Gatti per disturbo della quiete politica e pubblica? L'articolo FdI ha voglia di censura e mette nel mirino le serie televisive sulla criminalità proviene da Strisciarossa.

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