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Politica

Il fallimento dei sondaggisti, che non sanno leggere e vedere la politica liquida

Mercoledì 25 marzo 2026 ore 15:40 Fonte: Strisciarossa
Il fallimento dei sondaggisti, che non sanno leggere e vedere la politica liquida
Strisciarossa

Il referendum ha respinto la separazione delle carriere ma ha anche cancellato, per sempre, la separazione dei modi di vivere: reale e virtuale da oggi sono un’unica dimensione concreta. Non più on line ma solo on life, come scriveva tempo fa Luciano Floridi.

Se ne sono accorti quegli stregoni moderni che sono i sondaggisti, che forse, dopo ovviamente Giorgia Meloni e, distanziata, la pattuglia dei riformisti del PD che hanno votato Sì, risultano i più colpiti dal voto del 22 e 23 marzo. Dopo scricchiolii allarmanti nelle scorse elezioni, quando le previsioni risultarono quanto mai sfocate, oggi siamo in presenza di una totale incomprensione dei movimenti sociali che non sono più rintracciabili nelle forchette calcolate dagli statistici.

Nessuno ha immaginato la spinta alle urne Palermo, in piazza dopo la vittoria del No. Foto di Antonio Melita/Pacific Press/Shutterstock Nessuno, nelle settimane precedenti al voto ha intercettato la possente spinta alle urne, che ha stravolto ogni previsione e invalidato ogni schema matematico.

Tanto meno è stato registrato il distacco assolutamente sorprendente del No rispetto al Sì. Spettacolare l’imbarazzo apparso sulle diverse reti televisive , in apertura dei diversi talk programmati per monitorare lo scrutinio, dei dirigenti delle società di sondaggio che nell’annunciare i primi exit poll, quando ognuno fa a gara ad azzeccare quella che poi sarà la tendenza dominante, apparivano tremanti e incerti per una percentuale di votanti che vanificava tutti gli schemi di calcolo approntati per afferrare la previsione vincente dei risultati.

Eppure segnali non erano mancati. Bisognava però avere orecchie tarate su codici di del tutto non convenzionali, che affioravano dai meandri digitali dei diversi social, per interpretare quanto si annunciava nella rete.

Proprio chi, come i sondaggisti vive di dati sembrava a disagio dinanzi al fluire di manifestazioni palpabili di quedi comportamenti che erano stati fino ad oggi ricostruiti ma non osservati. Mentre i rete le tendenze diventavano segnali fisici: post, fotografie, vigrette, infinite manifestazioni.

I millenials delle previsioni Siamo in acque inesplorate, ha dichiarato, mentre si configurava la prima videata dei diversi exit poll, Lorenzo Pregliasco di You Trend, uno dei più lucidi ed accreditati analisti della nuova generazione, di quelli che con la rete sono nati, per altro. Acque in cui nuotano pesci strani, come quei giovani o quei professionisti o quei residenti nelle aree urbani di grandi città che avevano deciso di allungare le file davanti ai seggi.

Come era possibile che venissero scompaginati gli stereotipi che volevano proprio quelle figure più dinamiche del tutto disinteressate dalla politica? Paradossalmente sono stati proprio i millenials delle previsioni, gli esperti della nuova egnerazione, quelli che più hanno respirato i primi vagiti della rete, che hanno sbattuto più severamente il muso contro il cambio di specie, in cui reale e digitale si sono combinati geneticamente.

I social da oggi sono parte costitutiva, e potremmo dire costituente, dato per altro la materia della consultazione, della nostra vita e ne riflettono fedelmente i risvolti e le dinamiche, senza filtri e mistificazioni, almeno sui grandi numeri. Infatti in queste settimane, mentre le ricerche sociologiche paventavano un voto complessivamente a cavallo del 40/42 %, con eventuali punte al 45/46, il ribollire delle grandi piattaforme – da Facebook a X, da Istangram a Signal a Tix Tox –  dava voce, a quella straordinaria spinta che ha portato, ad insaputa di ogni più attento osservatore, quasi il 60% ,ai seggi, 15 punti più di quanto previsto, nelle previsioni più ottimistiche.

Analisi e previsioni clamorosamente smentite dai fatti Roma, in piazza dopo la vittoria del No. Foto di Sebastiano Bacci / IPA Ancora più clamorosa la connessione fra maggiore partecipazione al voto, soprattutto al nord, e affermazione scontata del Sì, su cui concordavano le diverse società di rilevamenti.

Tutte queste analisi sono state clamorosamente smentite sia in quantità, la percentuale di votanti, sia in qualità, la tendenza al Sì di un’eventuale maggiore partecipazione. Sembra che si sia votato in un altro paese rispetto a quello oggetto delle ricerche.

Non solo ma il gioco delle opinioni nella rete, dove ognuno si è potuto misurare con interlocutori e contradditori, ha attraversato le bolle, quelle sacche di furia identificativa che ci distorcono la percezione del mondo più concreto, e ha prodotto un senso comune che ha sagomato un nuovo popolo elettorale. Del resto sarebbe bastato dare qualche scorsa ad un vecchio testo di un burbero filosofo tedesco di due secoli fa, che in una lettera ad un incauto Prudhon, spiegava che “il mulino ad acqua ti dà la società feudale, mentre il mulino a vapore la società industriale”.

Oggi quell’irrequieto e intollerante filosofo si sarebbe chiesto quale società dà il mulino digitale? Quale partito richiede una tale comunità frammentata e liquida?

Quale appartenenza sopporta un ceto cosi cangiante? Il mulino di Marx I social sono l’espressione di questa società digitale, manipolati e sfruttati speculativamente dai proprietari delle piattaforme che usano algoritmi di ingaggio per produrre quello stato di alterazione e rabbia diffusa che produce traffico commerciale e pubblicitario.

Ma questa è la deviazione, è la conseguenza di una mancanza di contrasto politico dei proprietari. Ma il linguaggio, la modalità, di una comunicazione istantanea e diretta, peer to peer, che scavalca professioni e caste, spingendo chiunque in prima fila, è l’infrastruttura di relazione che descrive la nuova società immateriale, dove è la narrazione che produce valore.

In piazza a Napoli dopo la vittoria. Foto di Antonio Balasco / LiveMedia / IPA Indicativo in questo senso è la tabella dei voti dei cittadini italiani all’estero.

Mentre le schede che sono pervenute dai paesi nord europei, sono in larghissima maggioranza per il No quelle dei paesi di più antica e strutturata emigrazione (americhe , nord e sud) sono prevalentemente per il Sì. Un bonsai sociale che ci mostra bene le differenze.

La generazione Z Nei paesi scandinavi e comunque dell’europa centrale (Inghilterra, Danimarca, Svezia, Germania) risiedono single giovani che stanno completando il ciclo di specializzazione universitaria o sono appena entrati nel circuito di imprese innovative – diciamo ragazzi che lavorano al mulino digitale, per rimanere alla metafora di Marx. Una figura refrattaria a forme di irreggimentazione, che privilegia una visione libertaria delle relazioni, che combina competizione professionale con una propria irrinunciabile richiesta di qualità della vita.

E’ la cosidetta generazione Z, che ha manifestato per Gaza, ribellandosi allo strapotere israeliano, ed ora si è opposta alla spallata anti democratica che era insita nella legge sulla magistratura. Sul versante americano abbiamo una comunità ormai di terza o quarta generazione, che ha scarsi legami con la madre patria, e si muove elettoralmente secondo indicazioni di gruppi locali di mediatori di attività con l’Italia.

Va ricercata la connessione diretta tra partecipazione e decisione E’ un piccolo spaccato che ci aiuta ad illuminare uno scenario: il mondo digitale ha invaso la nostra esistenza, ne è parte, e noi dobbiamo abitarlo e civilizzarlo politicamente. Ovviamente dobbiamo farlo secondo regole nuove, senza voler importare in quello scenario le modalità che abbiamo vissuto nel ‘900.

Comunità instabili, che si muovono secondo le regole del problem resolving, e non delle appartenenze ideologiche. Ogni volta si comincia da capo.

Lo abbiamo visto con le sardine in Emilia e Romagna, proprio nelle elezioni che battezzarono il fenomeno Elly Schlein. Grande fiammata anti fascista ma poi si torna a casa se non si trova un’altra motivazione che non può essere semplicemente amministrare la precedente.

Siamo sul ciglio di questo vulcano. La lava questa volta è scesa sul versante della destra, bruciando ogni resistenza.

Ma nulla può essere dato per scontato. Ogni scossa è la prima volta.

L’unica cosa che dobbiamo capire è che abbiamo dinanzi un modo di vivere che si basa sulla relazione diretta che connette partecipazione e decisione, senza mediazioni o deleghe. Questa è la lezione da comprendere per non sprecare questa vittoria.

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