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Senza sbocco i colloqui tra Israele e Libano negli USA
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Ieri, a Washington, Nada Hamadeh e Yechiel Leiter rispettivamente ambasciatrice libanese e ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, alla presenza di mediatori tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, si sono incontrati per negoziare un accordo. Si doveva discutere di un cessate il fuoco, del disarmo di Hezbollah e delle condizioni per avviare un accordo di pace.
Nulla di fatto. Le posizioni sono distanti a cominciare dal disarmo di Hezbollah, contrario a questi colloqui, che gli israeliani vorrebbero per prima cosa.
Occorre tempo per portarlo a termine e non senza un accordo tra USA e Iran sulla fine della guerra. Da fonti israeliane, il governo Netanyahu chiede zone di sicurezza nel sud del Libano, insomma una occupazione.
Il problema di fondo è che, come disse Ophir Falk, consigliere di politica estera di Netanyahu, rispondendo a una domanda della National Public Radio, su un accordo con l’Iran, «stiamo negoziando con le bombe». La guerra scatenata contro il Libano è costata la vita a oltre duemila persone, tra cui 165 bambini e 87 operatori sanitari, e lo sfollamento di 1,2 milioni di persone.
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