Nashr

Domenica 19 aprile 2026 ore 05:00

Notizie

Licenze in acque palestinesi, Eni vuole fare causa a ReCommon. “Non ci faremo intimidire”

Mercoledì 15 aprile 2026 ore 07:00 Fonte: Altreconomia
Licenze in acque palestinesi, Eni vuole fare causa a ReCommon. “Non ci faremo intimidire”
Altreconomia

Eni vuole fare causa di nuovo a ReCommon per presunta “diffamazione a mezzo stampa” a causa delle dichiarazioni rilasciate da Eva Pastorelli, parte del team dell'organizzazione, durante la trasmissione Report andata in onda su Rai3 nel dicembre 2025. La multinazionale pretende un risarcimento pari a 800mila euro.

Per ReCommon si tratta dell’ennesima causa strumentale intentata dal colosso fossile che avrebbe l'unico scopo concreto di mettere a tacere le voci dissonanti. Una vera e propria Slapp (Strategic lawsuits against public participation), quel genere di cause legali volte a colpire attivisti e Ong piuttosto che a ottenere una vittoria in tribunale.

La decisione di Eni introduce peraltro un ulteriore contenzioso legale a pochi giorni dalla chiusura, con un accordo di mediazione, della causa che sempre Eni aveva mosso nei confronti di Antonio Tricarico, campaigner di ReCommon. Come scritto sopra a marzo 2026 i legali di Eni hanno notificato a ReCommon la richiesta di avvio di una mediazione obbligatoria in sede civile per presunta diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo e dei social media.

Al centro dell’accusa vi sono le dichiarazioni rilasciate da Pastorelli in qualità di rappresentante di ReCommon durante la puntata di Report del 14 dicembre 2025 e riprese nell’articolo comparso sul sito dell’associazione in data 18 dicembre 2025 e nella successiva replica del 5 febbraio 2026. Secondo Eni le dichiarazioni “diffamatorie” di ReCommon andrebbero rimosse in quanto avrebbero “alimentato sentimenti di odio e ostilità verso Eni e i suoi dipendenti, mettendo addirittura in serio pericolo l’incolumità dei lavoratori operanti in Italia e all’estero e delle loro famiglie”.

La mediazione obbligatoria fa seguito a un'analoga diffida con richiesta di rettifica recapitata a inizio gennaio e a cui ReCommon ha risposto punto su punto sul suo sito . Durante la trasmissione, Pastorelli aveva detto che “Eni ha all’attivo due partnership con società o istituzioni israeliane: la prima con il ministero dell’Energia di Tel Aviv, che il 29 ottobre 2023 ha assegnato licenze di esplorazione al largo delle coste di Gaza a due consorzi di compagnie energetiche nazionali.

La seconda partnership Eni l’ha stabilita con una società israeliana di nome Delek group che si trova nella lista nera delle Nazioni Unite perché opera nei Territori palestinesi occupati e opera illegalmente in questi”. ReCommon ha ribadito alle accuse di Eni sostenendo che le affermazioni sulla assegnazione delle licenze esplorative del Blocco G erano supportate da una comunicazione apparsa sul sito del ministero dell’Energia israeliano e su diversi organi di stampa (Times of Israel e Reuters).

ReCommon aveva anzi riportato anche in un articolo comparso sul suo sito l’intenzione espressa da Eni in risposta alla sollecitazione di Report di “di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro”. Inoltre a fine marzo 2026 un articolo apparso sul quotidiano finanziario israeliano Globes riportava che Eni era uscita dal consorzio costituito per le attività di esplorazione del tratto di Mediterraneo all’interno della zona economica esclusiva palestinese (lo ha ripreso anche Altreconomia).

Sollecitata da vari organi di stampa, la multinazionale italiana ha confermato la notizia, dichiarando che “Eni conferma il suo ritiro dal consorzio aggiudicatario del ‘Blocco G’ deciso nel quadro della razionalizzazione e diversificazione strategica delle proprie attività upstream e prende atto della decisione degli altri membri del consorzio di completare il processo di aggiudicazione”. In merito alla relazione di Eni con Delek group, altro punto al centro della contesa, ReCommon ha già ribadito che l'espressione “lista nera” è stata usata più volte in ambito giornalistico, e che l’elenco pubblicato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) comprende proprio la stessa Delek group ed evidenzia come le attività della società israeliana abbiano “sollevato particolari preoccupazioni in materia di diritti umani”.

“Eni sembra intenzionata a mantenere il suo primato in Europa per numero di liti temerarie, rivolgendoci pesanti e infondate accuse con l’obiettivo di silenziare l’attività di informazione condotta dall’associazione su questioni di indiscutibile pubblico interesse -ha dichiarato Eva Pastorelli di ReCommon-. Il tutto per aver riportato dati inconfutabili, tra cui le dichiarazioni della stessa Eni.

Non ci faremo zittire, continueremo a portare avanti le istanze e le voci delle comunità impattate dalle attività estrattive di Eni, in Palestina e ovunque ce ne sarà bisogno”. L'organizzazione si dichiara pronta ad affrontare un’eventuale nuova citazione in giudizio. © riproduzione riservata L'articolo Licenze in acque palestinesi, Eni vuole fare causa a ReCommon.

“Non ci faremo intimidire” proviene da Altreconomia.

Articoli simili

Nella stessa categoria

Argomenti