Cultura
Fascismo e Mafia: solo ideologia e fenomeno ?
Molti studiosi e intellettuali del nostro tempo, senza contare quelli che già da tempi immemori affermavano ciò, hanno sostenuto e sostengono la tesi, totalmente condivisibile e riscontrabile quotidianamente nella sua veridicità, che il fascismo non sia tanto un’ideologia quanto più un metodo. In parole povere, utilizzando un modus dicendi del personaggio fantastico di Forrest Gump, si può semplicemente dire che: “fascista è chi il fascista fa”.
Fascismo, gli atteggiamenti È tremendamente vero. Ogni giorno, infatti, ci ritroviamo a dover affrontare atteggiamenti fascisti; in ogni situazione e ambiente che viviamo.
Quando un giovane viene schernito da un vecchio, quello è fascista. Quando un interlocutore intima il silenzio durante un dibattito, quello è fascista.
Quando si viene squadrati dalla testa ai piedi perché si è divorziati, o grassi, o queer, o sé stessi, quello è fascista. Minacciare è fascista. Esaltare sé stessi come eroi è fascista. Discriminare è fascista.
Fare la gara a chi urla più forte, è fascista. Avere un nemico da mettere alla gogna, è fascista.
E siccome la lista potrebbe continuare ancora per molto, ed i comportamenti che conterrebbe possono essere potenzialmente assunti da tutti, si può tranquillamente affermare che ognuno di noi, almeno una volta nella propria vita, ha avuto la tentazione di comportarsi da fascista. Dunque, risulta addirittura una necessità in questo senso, fare costantemente esercizio di autocritica, specie per chi si definisce antifascista, con lo scopo di comprendere quanto fascismo ci sia in ciascuno.
Non si tratta di ridurre tutto alla tragica convinzione secondo la quale “tutto è fascismo”. Non è così: non tutto è fascismo, ma il fascismo ha la capacità, se non vigiliamo tenacemente, di contagiare tutto.
Tutto quanto sopra detto, e qui si arriva al punto di questa riflessione, si può ricondurre e collegare al fenomeno mafioso. Questo, difatti, come il fascismo, non è solo un fenomeno o un'organizzazione criminale: ma è un metodo, una mentalità forse ancor più permeante nel nostro agire e discorrere.
Il metodo Giovanni Falcone fu tra i primi a sollecitare il mondo accademico a volgere lo sguardo anche verso l’aspetto psicologico e sociologico delle mafie, convinto che il sentire mafioso esista da prima della mafia e pervada ogni aspetto del quotidiano. Si può avere una mentalità mafiosa senza essere criminali.
Il sentire mafioso non riguarda solo le aree degradate, le fasce di disoccupazione o i settori di minore indice culturale. Insiste su aree eterogenee e si declina con comportamenti del quotidiano, anche apparentemente banali, come saltare la fila o la prepotenza di chi riveste posizioni di potere o gerarchicamente superiori per le costruzioni sociali.
Tuttavia c’è un elemento che è quasi sempre presente in questo tipo di mentalità. Ed è il più intollerabile dei mali del mondo: l’omertà mista alla complicità.
Soprattutto quando queste, si uniscono alla pretesa di voler impartire lezioni. Forse ci siamo dimenticati che “La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte proprio perché meno appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col male, le più adatte cioè queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” Con queste parole di Paolo Borsellino è doveroso chiudere: che animino le persone di buona volontà e di profonda umiltà, ad essere sempre vigili attraverso il solo esercizio del proprio giudizio critico.
Il metodo fascista e la mentalità mafiosa non possono e non devono rappresentare un ostacolo nel nostro percorso di vita, qualunque strada esso decida di intraprendere. Ma anzi, la volontà di combatterle deve essere il motore di tutti.
Consiglio la lettura di: Istruzioni per diventare fascisti (M.
Murgia) e di Se ne ride chi abita nei cieli (G. Dellavite).
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