Nashr

Venerdì 17 aprile 2026 ore 17:23

Cultura

Ilaria nella giungla di Ilaria Camilletti

Venerdì 17 aprile 2026 ore 06:46 Fonte: Il Tascabile
Ilaria nella giungla di Ilaria Camilletti
Il Tascabile

I laria nella giungla (2026) mostra subito, fin dalle prime pagine una forza tranquilla e una sicurezza dolce che va ben al di là del romanzo di formazione e in particolare del romanzo di autofiction. Entrambi in verità sono e restano gli elementi centrali dell’architrave romanzesca messa in campo da Ilaria Camilletti nel suo esordio letterario.

Un testo che vibra fin dalle pagine iniziali, mostrando la capacità piena e una forza elastica, quella di un respiro tanto concitato quanto ritmato che viene trasmesso al lettore pagina dopo pagina. Come se il romanzo pretendesse (e imponesse) di essere letto di corsa, velocemente, ma sempre con un ritmo preciso, senza che il lettore rompa mai il passo perché ogni parola definisce la corsa e impedisce al tempo stesso la possibilità di un inciampo.

Nulla è superfluo nella narrazione e già questo dice molto delle qualità letterarie di Ilaria Camilletti. Uno dei pregi, quantomeno il principale, di Ilaria nella giungla sta così nella torsione che l’autrice riesce a compiere su di sé mostrando una consapevolezza proprio del sé inedita, non solo per l’età dell’autrice, ma per la qualità letteraria che con estrema leggerezza viene messa sulla pagina.

Un tempo si definiva freschezza (termine letterariamente un po’ confondente) una certa agilità che le autrici e gli autori esordienti mostravano con i loro primi libri: il termine indicava però anche una forma di latente ingenuità che, libro dopo libro, si sarebbe dovuta ‒ dal punto di vista della critica ‒ asciugare mostrando così la vera forza letteraria. L’impressione in questo caso è che invece Camilletti abbia già conquistato una misura precisa e salda, frutto probabilmente di una scrittura già fortemente meditata interiormente.

Camilletti non indugia mai, spesso arriva al limite, ma poi vira subito andando oltre il retorico e lo scontato. In qualche modo ha la capacità di usare tutti gli stilemi, in alcuni casi anche quelli più triti e ritriti, senza mai però scivolare nel didascalico.

L’uso infatti che viene fatto dell’autoficiton è quello di uno scalpello che definisca la narrazione e non che la invada, come spesso invece succede in quell’eterno autoriferirsi sotto vari appellativi di cui è fatta troppe volte la narrativa italiana contemporanea. Camilletti controlla il tono con precisione e fa di un bar ‒ l’Oasi dove la protagonista si trova a lavorare ‒, un microcosmo che sfugge da ogni facile retorica e che anzi regala personaggi ben costruiti, divertenti e con storie complesse e mai banali.

Dialoghi, elenchi e frasi lapidarie si alternano con equilibrio offrendo alla narrazione velocità e stile. Camilletti non indugia mai, spesso arriva al limite, ma poi vira subito andando oltre il retorico e lo scontato.

In qualche modo ha la capacità di usare tutti gli stilemi, in alcuni casi anche quelli più triti e ritriti, senza mai però scivolare nel didascalico. Questione di prontezza di riflessi, ma soprattutto di orecchio, il che fa di Ilaria nella giungla un libro fortemente musicale: e qui forse sta anche il suo limite perché vive in questo modo all’interno di definiti stati emotivi, fuori dai quali può apparentemente sembrare più fragile di quanto in realtà esso sia:

“Il trentacinquenne che avevo davanti ha lasciato cadere lo scopettone che teneva in mano. Trascurando ogni dignità, ha guardato l’orologio, ‘Oggi hanno iniziato prima, madonnaiddio’.

Mi ha guardato supplicante. ‘Va bene, finisco io’ gli ho detto ‘Però il freezer lo fai tu, che non lo so da quanto non lo aprono’. Lui sprizzava felicità e musica latina”.

C’è un’abilità nello scarto di lato che libera il lettore rendendolo sempre disponibile e pronto alla pagina successiva. Una sorta di scrittura di guerriglia: là dove Camilletti decide d’incidere e di indicare non è mai per davvero il centro del discorso e dove sta e cresce in realtà Ilaria, la protagonista, con le sue paure, le sue ansie e la sua spesso inesauribile energia.C’è un’abilità nello scarto di lato che libera il lettore rendendolo sempre disponibile e pronto alla pagina successiva.

Una sorta di scrittura di guerriglia.Uno slittamento, una forma di apparente fuga che lascia inizialmente spersi, come in mezzo ‒ non a caso ‒ a una giungla. Ecco allora che autrice e lettori si ritrovano a vivere sullo stesso piano.

Uno stato delle cose che permette anche un pensiero raro nella narrativa italiana (molto sottovalutato), quello che indirizza verso un desiderio semplice: provare a capire un po’ che cosa possa succedere dopo, pagina dopo pagina. Ilaria nella giungla è dunque un romanzo di formazione, ma decisamente insolito perché lega la formazione a una forma inedita del fare prima ancora che a quella dell’essere.

Ilaria nelle sue rocambolesche avventure esercita una necessità primaria, quella del fare in maniera quasi agostiniana, come elemento con cui definire non tanto la propria identità, ma i confini che possono dettare lo spazio dei suoi movimenti: E allora forse è giusto così, è giusto fare un lavoro che serve agli altri e non a te.

Che non c’entra con i tuoi sogni. E a te resta da prendere la tua parte di soddisfazione, il tuo riscatto, vincendo contro i tuoi amici a Taboo, perché sai più parole di tutti, o indovinando la parola all’Eredità.

Consumare nel salotto di casa la tua inutile felicità umana. E tornare poi fuori, a fare qualcosa che al mondo serva davvero.

La felicità non è un fatto pubblico, non lo è quantomeno nella forma della sua esaltazione e dimostrazione, ma resta una forza sotterranea che mette in discussione il senso dell’ambizione e del lavoro in un tempo in cui le prospettive, anche di una possibile carriera, cambiano velocemente, aggiungendo alla detestabile precarietà un’insicurezza più generale che rischia di minare nel profondo le fondamenta della società attuale, al punto che oggi, chi ha meno di trent’anni è chiamato ‒ seppur insieme ovviamente anche alle generazioni precedenti ‒, in prima persona a ripensare modalità e dinamiche delle relazioni sociali. Almeno prima che queste si trasformino del tutto in una lotta per bande e in logiche tribali che poco afferiscono con un’idea di diritto e di civiltà conquistate in passato in alcune parti del mondo e sempre a caro prezzo.

Il fare come forma di utilità e di necessità in un tempo in cui molto spesso si è considerati elementi inutili, portatori di un eccesso di competenze in un mercato povero, incapace di offrire spazi adeguati ai desideri: “‘Non devi essere la più brava. Devi essere felice.

Non devi essere la mamma vestita bene fuori scuola. Non devi guadagnare più degli altri.

Devi essere felice’. Ecco, alla fine lo sapevo”.

Ilaria nelle sue rocambolesche avventure esercita una necessità primaria, quella del fare in maniera quasi agostiniana, come elemento con cui definire non tanto la propria identità, ma i confini che possono dettare lo spazio dei suoi movimenti.Rimettere in discussione i desideri per ritrovare un senso diverso, reale e concreto di felicità è l’avventura picaresca che è chiamata ad affrontare Ilaria. Liste, lettere e letterine e poi lo scrollo continuo di Instagram, c’è qualcosa di eternamente immobile, come un panico sotterraneo, un’implosione sempre possibile.

È necessario tenera a bada la paura perché tutto può ridursi a una giornata al lavoro al bar oppure tutto può espandersi da una giornata al bar. Ilaria affronta la sua personale lotta quotidiana scegliendo la seconda possibilità, un viaggio in un delicato equilibrio che la obbliga a fare i conti con sé stessa mettendosi sempre alla prova.

Ilaria nella giungla è un libro felice che racconta di una durezza quotidiana senza mai pesarla, ma mostrandola per quello che può essere: desiderosa di riscatto, un po’ stupida e anche sciocca, ma anche fatta di legami forti e sorprendenti. Un respiro e si va, come nella giungla vera, perché quello che si mette in gioco è sempre la vita, quella vera.

L'articolo Ilaria nella giungla di Ilaria Camilletti proviene da Il Tascabile.

Articoli simili

Nella stessa categoria

Argomenti