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Eni e ReCommon, nuovo scontro sulle attività in acque palestinesi: verso una possibile causa
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ReCommon denuncia l’iniziativa di Eni, che a marzo ha notificato all’associazione una richiesta di avvio di mediazione obbligatoria in sede civile, ipotizzando una diffamazione aggravata attraverso televisione e social media. Si tratta di un passaggio preliminare a un’eventuale causa.
Nel mirino alcune dichiarazioni rilasciate da Eva Pastorelli durante la trasmissione Report, andata in onda su Rai 3 il 14 dicembre 2025. Le stesse affermazioni erano state poi riprese in un articolo pubblicato sul sito dell’associazione il 18 dicembre.
La richiesta di mediazione arriva dopo una precedente diffida con richiesta di rettifica inviata a inizio gennaio, alla quale ReCommon aveva risposto, seguita da una replica il 5 febbraio 2026. Nella nota diffusa, l’associazione rivendica la solidità delle proprie affermazioni e ne indica le fonti.
Le dichiarazioni contestate Nel corso della trasmissione Report, Eva Pastorelli aveva citato due partnership di Eni con soggetti israeliani. La prima riguarda un accordo con il ministero dell’Energia israeliano, che il 29 ottobre 2023 ha assegnato licenze di esplorazione al largo delle coste di Gaza a due consorzi di compagnie energetiche nazionali.
La seconda coinvolge Delek Group, società inserita nella lista dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, le cui attività avrebbero «sollevato particolari preoccupazioni» sul piano dei diritti nei territori palestinesi occupati. Secondo Eni, che attribuisce alla controversia un valore di 800mila euro, quelle dichiarazioni avrebbero contribuito ad alimentare sentimenti di odio e ostilità nei confronti dell’azienda e dei suoi dipendenti, mettendo a rischio la sicurezza dei lavoratori, in Italia e all’estero, e delle loro famiglie.
La società chiede inoltre la rimozione dei contenuti ritenuti diffamatori. Le fonti di ReCommon ReCommon ha ribadito che le informazioni relative all’assegnazione delle licenze esplorative del cosiddetto Blocco G si basavano su comunicazioni del ministero dell’Energia israeliano e su articoli di stampa, tra cui Times of Israel e Reuters.
L’associazione ha inoltre ricordato di aver riportato anche la posizione espressa da Eni in risposta a Report. In quel caso, la società dichiarava di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro.
Negli ultimi giorni di marzo, il quotidiano finanziario israeliano Globes ha riportato la notizia dell’uscita di Eni dal consorzio per le attività di esplorazione in un tratto di Mar Mediterraneo ricadente nella zona economica esclusiva palestinese. La multinazionale ha confermato il ritiro, spiegandolo con una scelta legata alla razionalizzazione e diversificazione strategica delle proprie attività upstream e prendendo atto della decisione degli altri membri del consorzio di completare il processo di aggiudicazione.
Per quanto riguarda Delek Group, ReCommon ha sottolineato che l’espressione “lista nera” è utilizzata in ambito giornalistico e ha richiamato la lista dell’Alto Commissario ONU, in cui la società è inclusa con riferimento a attività che sollevano preoccupazioni in materia di diritti umani. ReCommon denuncia un atteggiamento intimidatorio da parte di Eni L’associazione interpreta l’iniziativa legale di Eni come un tentativo di limitare la propria attività di informazione su temi di interesse pubblico e la definisce una Slapp. «Non ci faremo zittire», ha dichiarato Eva Pastorelli, rivendicando il lavoro svolto e l’intenzione di continuare a dare voce alle comunità impattate dalle attività estrattive.
Archiviata la fase di mediazione, ReCommon si dice pronta ad affrontare un’eventuale citazione in giudizio da parte di Eni. L'articolo Eni e ReCommon, nuovo scontro sulle attività in acque palestinesi: verso una possibile causa proviene da Valori.it.