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Siamo seduti su 135mila bombe di Hiroshima. La “deterrenza” è un gioco sadico, fermiamolo

Giovedì 30 aprile 2026 ore 22:31 Fonte: Altreconomia
Siamo seduti su 135mila bombe di Hiroshima. La “deterrenza” è un gioco sadico, fermiamolo
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“È più di una nuova corsa al riarmo. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto ai vincoli sui pericoli nucleari conquistati a fatica”.

Raymond Johansen è il segretario generale del Norwegian people’s aid, che pubblica il Nuclear weapons ban monitor. A fine marzo è uscita l’ultima edizione e i contenuti sono (o dovrebbero essere) sconvolgenti ma non immobilizzanti.

Partiamo dal ceffone: a inizio 2026 il numero di testate nucleari a disposizione delle forze armate dei nove Stati dotati di questo tipo di armi nel mondo è salito a 9.745, con una potenza esplosiva complessiva pari a oltre 135mila bombe di Hiroshima. Centotrentacinquemila Hiroshima.

Si tratta di un incremento di 473 testate rispetto al 2017, quando il totale globale aveva raggiunto il “minimo” di 9.272. Se includiamo anche quelle ritirate e in attesa di smantellamento, il bilancio della folle crescita decennale fa 12.187 (altro che “riarmo” scaturito dall’invasione russa dell’Ucraina).

Si stima che 4.012 testate, oltre il 40% di quelle disponibili, siano attualmente dispiegate e pronte all’uso su missili in silos, sistemi missilistici mobili, sottomarini e presso basi di bombardieri aerei. Giochiamo sadicamente con il fuoco.

“Il numero di testate disponibili per l’uso è aumentato costantemente dal 2017 e si prevede che continui a crescere -ha detto Hans M. Kristensen, direttore del Nuclear information project alla Federation of american scientists e uno dei principali autori del rapporto-. Cina, India, Corea del Nord, Pakistan e Russia hanno tutti continuato ad ampliare i propri arsenali nucleari nel 2025.

La Francia ha recentemente annunciato che aumenterà il numero delle proprie testate nucleari e anche gli Stati Uniti hanno in programma di espandere il loro arsenale. Inoltre in diversi Stati non dotati di armi nucleari si sono intensificate le discussioni sull’acquisizione di armi nucleari o sull’ospitare armi di un altro Paese.

È innegabile che ciò renda il mondo più pericoloso per tutti noi”. Uno legge questi dati e si dice che tutto è perduto, che è meglio rinchiudersi in casa, del resto a che cosa serve partecipare, darsi da fare, mobilitarsi, scendere in piazza?

Invece no, e veniamo al non rimanere immobilizzati. Come ha giustamente fatto notare la Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (Ican, Nobel per la pace nel 2017), più della metà del mondo (99 Stati su 197) ha aderito oggi al Treaty on the prohibition of nuclear weapons (Tpnw), negoziato nel 2017 a livello di Nazioni Unite e in vigore da cinque anni.

“Il messaggio della maggioranza non nucleare è chiaro -hanno sottolineato da Ican-: la sicurezza non può fondarsi sulla minaccia di distruzione di massa e le armi nucleari devono essere eliminate in base al diritto internazionale”. È come se fossimo a un bivio, di là un manipolo di pochi arroganti che pensa di esistere solo minacciando l’annietamento altrui (Donald Trump lo ha detto senza alcuna remora) e dall’altro una maggioranza che vorrebbe vivere emancipandosi una volta per tutte da quella farsa esiziale che è la “deterrenza”.

L’Europa, noi, è però dalla parte sbagliata della storia. Tre quarti dei Paesi che ostacolano il Trattato, si rifiutano di firmarlo e lavorano per impedirne l’applicazione universale sono proprio europei, tra Stati direttamente nucleari e nazioni “ombrello” che ospitano basi e logistica a supporto (tra cui la smemorata Italia).

“Sebbene i nove Stati dotati di armi nucleari abbiano la responsabilità primaria di esporre il mondo intero a rischi nucleari inaccettabili -evidenziano gli autori del Nuclear weapons ban monitor- il nostro rapporto rileva come le politiche che avallano e perpetuano l’armamento nucleare siano particolarmente diffuse in Europa. I progressi verso il disarmo nucleare dipenderanno quindi in larga misura dai cambiamenti politici all’interno di questa regione”.

Dipende da noi. Teniamolo presente quando ci scandalizziamo (ed è giustissimo) per i discorsi genocidari del duo Trump-Netanyahu.

C’è chi regge loro il gioco, presentando all’opinione pubblica l’opzione nucleare come una risorsa per la sicurezza nazionale. Quando invece è una minaccia. © riproduzione riservata L'articolo Siamo seduti su 135mila bombe di Hiroshima.

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