Notizie
“Potete salvarlo? La mamma lo ha abbandonato”. Sui tanti Bambi in circolazione
La stagione dei parti riempie Alpi e Appennini di Bambi. Non solo quelli in carne, pomelli e ossa, purtroppo.
Province e Regioni installano centinaia di cartelli che implorano gli escursionisti di non toccare mai i cuccioli di cervo e di capriolo nei quali dovessero imbattersi durante le passeggiate primaverili nei boschi. Le figure sono persuasive, i messaggi semplici, le grafiche accattivanti, eppure ogni maggio decine di persone in buona fede -ah quanti guasti produce la buona fede- si presentano ai centri di recupero per la fauna selvatica di ogni distretto italiano portando in braccio un cucciolo terrorizzato.
La frase di presentazione è sempre la stessa, pronunciata in tono indignato e compassionevole: "Potete salvarlo?
La mamma lo ha abbandonato". Premesso che se il malcapitato figlio fosse davvero stato abbandonato da una madre scriteriata, allora sarebbe evolutivamente giusto che morisse: se una femmina porta un patrimonio genetico difettoso che non le fornisce ossitocina e altri composti necessari a farla essere una buona madre, il suo Dna non deve essere trasferito alle nuove generazioni e in questo la natura è una spietata ripulitrice.
Semplicemente il cucciolo non verrebbe né difeso né educato e quindi diventerebbe la cena di una volpe molto prima di potersi riprodurre. Così quel gene materno sbagliato si ferma subito e non supera i severi filtri della selezione naturale.
Ed è per questo che non ci sono madri che "abbandonano" i figli. Un'eccezione a questa regola è il cuculo (meglio, la cucula): come tutti sanno depone un uovo parassita nel nido di altre specie e subito dopo se ne vola via.
Non è un abbandono vero e proprio, piuttosto un affidamento a un’altra madre ignara: quasi una maternità surrogata, ma la ricevente non la vorrebbe proprio. Si tratta di un comportamento vincente dal punto di vista evolutivo (a patto che i furbi rimangano una minoranza) ma comunque rappresenta un'eccezione.
Nessuna madre in natura abbandona il cucciolo, a meno di circostanze straordinarie. L'investimento energetico nella gestazione e l'istinto di riproduzione sono troppo grandi per essere trascurati con leggerezza.
E guarda caso le circostanze eccezionali sono di solito provocate dai Sapiens: fotografo che si avvicina troppo a un nido con pulcini; automobilista che investe un lupo maschio nel periodo in cui la femmina dipende dalla sua caccia perché è costretta a rimanere dentro la tana ad allattare i lupacchiotti; cacciatore che ferisce o abbatte una madre (immortale sequenza Disney che dal 1942 intristisce generazioni di bambini, e di Bambi, ovviamente); bracconiere che piazza esche avvelenate, lacci e tagliole; turista fracassone che invade aree altrimenti tranquille e sicure, con l’aggiunta del suo cane lasciato libero di inseguire una cerva o disseppellire una tana di marmotta. Casi purtroppo frequenti contro i quali avvisi e vigilanza possono fare poco.
Comunque può capitare di trovare un Bambi solo, indifeso e accasciato in un prato. I neonati di capriolo e di cervo, al contrario di quelli di camoscio e stambecco, per qualche giorno non sono in grado di alzarsi sulle zampe e camminare.
Sono pertanto inermi e rappresentano una potenziale preda molto facile per volpi, lupi e aquile. La loro unica difesa è il mimetismo, visivo e olfattivo.
Le "sale-parto" delle loro mamme sono i boschi di latifoglie o di larici che punteggiano il suolo di luci e ombre continuamente mutevoli per il vento e i raggi solari. Ecco che il pelo beige chiazzato di pomelli bianchi favorisce il nascondimento nel chiaroscuro delle foreste, esaltato dall’immobilità istintiva dei piccoli, controintuitiva -per noi- rispetto ai loro spaventi.
Inoltre sviluppano un altro mimetismo che potremmo definire olfattivo, cioè non producono quasi odori che possano attirare i predatori (ricordiamo che l’olfatto è il senso principale nella gran parte delle interazioni naturali, non la vista come per noi Sapiens). Essendo impossibilitati a scappare, le madri restano sempre vicino a loro ma quando vedono avvicinarsi un potenziale pericolo si allontanano facendo in modo di farsi seguire dal disturbatore così da attirarlo lontano dai cuccioli.
Quando raggiungono una distanza di sicurezza, iniziano a correre e seminano l'inseguitore. Quando la situazione si è tranquillizzata, tornano dai figlioli ritrovandoli con sicurezza.
A meno che. A meno che qualche bambacione umano non li abbia toccati.
Così facendo avrebbe trasferito il proprio odore -per gli animali una puzza- che respingerebbe la madre, le impedirebbe di riconoscere il figlio e la costringerebbe ad abbandonarlo davvero. Con un’aggravante: i carnivori sanno bene che seguire una pista odorosa umana è produttivo perché qualcosa da mangiare si trova sempre come rifiuti, bucce, pelli di salame, etc.
In questo caso, tombola. Addirittura un bel Bambi comodo e gustoso.
Quell’umano animato da buone intenzioni provoca la morte proprio dell’animale che avrebbe voluto salvare. Tecnicamente “Bambi” è un cucciolo di cervo.
Il capriolo è una specie differente che comunque suscita sempre sentimenti amorevoli e materni. Poiché il secondo è molto più piccolo del primo (25 chilogrammi contro 80-100), talvolta viene scambiato per un cucciolo di cervo e impropriamente chiamato Bambi anche da adulto.
Ad ogni modo una volta “salvato” in un centro di recupero non può essere rimesso in natura perché da un lato non sarebbe riconosciuto dai compagni in quanto puzzolente di umanità e dall’altro, diventato confidente, andrebbe incontro al primo cacciatore finendo ucciso alla prima giornata di stagione venatoria. Tenerlo in un recinto per tutta la vita significa snaturarlo, cambiarlo, renderlo artificiale a nostro uso e consumo anche se lo accudiamo, lo nutriamo e lo proteggiamo dai pericoli. [caption id="attachment_245447" align="alignnone" width="1200"] © Luca Giunti[/caption] Bambi non può che suscitare tenerezza.
Disney lo sapeva bene e ne ha esaltato i caratteri tipici da cucciolo di mammifero: testa rotonda, occhi grandi, zampe lunghe e impacciate. Non si può non amare e proteggere perché millenni di evoluzione ci hanno programmato a commuoverci per quelle forme e a diffidare di quelle triangolari e oblique.
Guardate come sono stati disegnati personaggi subdoli quali il serpente Kaa e il Principe Giovanni o quanto è immediato capire chi è il buono e chi il cattivo tra i leoni fratelli Scar e Mufasa. Un'altra schizofrenia stagionale mi attende.
L’amico in buona fede (sempre in buona fede) telefona all'esperto di animali per raccontargli di aver trovato un pulcino caduto dal nido: “Non sa ancora volare, poverino, l’ho messo al caldo in una scatola imbottita.
Che cosa gli do da mangiare? Mollica di pane bagnata nel latte?”.
“Perché, è un mammifero? -lo provoco io- sua madre ha le tette?”. “Ma no -si risente lui- ti ho detto che è un uccello!”.
“Appunto. Quindi dagli vermi, bruchi, ragni, insetti.
Non il latte, per i santi Linneo e Darwin”. Di solito, siccome gli animali con più di quattro zampe gli fanno schifo e non ha nessuna voglia di catturarli, si ritira un po’ offeso con l’intima soddisfazione di sentirsi un salvatore frantumato dall’amico socratico.
Per rabbonirlo gli spiego che è in ottima compagnia. Una poesia di Emily Dickinson spesso citata a sproposito recita:
“Se io potrò impedire / a un cuore di spezzarsi / non avrò vissuto invano / Se allevierò il dolore di una vita / o guarirò una pena / o aiuterò un pettirosso caduto / a rientrare nel nido / non avrò vissuto invano”, ma nessuno pensa mai alla faina o al biacco che rimangono affamati anziché mangiarsi un pettirosso cretino, come evoluzione vorrebbe. Rievocando un romanzo di Davide Lajolo, “L’erba dalla parte delle radici” è il nuovo spazio editoriale di Altreconomia a cura di Luca Giunti dedicato alle osservazioni sulla natura reale da una prospettiva insolita e talvolta disturbante.
Luca Giunti è naturalista, scrittore, giornalista e fotografo (#sbaluf) lavora come guardiaparco e ufficiale di polizia sulle Alpi piemontesi. Autore di libri, conferenze appassionate, articoli scientifici, rubriche e testi divulgativi, è stato invitato a distruggere alcune delle misconoscenze sul comportamento animale e sulla natura più radicate nell’immaginario umano. © riproduzione riservata L'articolo “Potete salvarlo?
La mamma lo ha abbandonato”. Sui tanti Bambi in circolazione proviene da Altreconomia.