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Danni ambientali e pratiche controverse. Chi è Venture global, partner strategico di Eni
ReCommon ha acceso una luce sulle controversie che riguardano Venture global, uno dei principali esportatori di gas "naturale" liquefatto (Gnl) degli Stati Uniti e partner di Eni da luglio 2025, quando hanno firmato un contratto ventennale per una fornitura totale di 40 milioni di tonnellate di Gnl. Nel report dell'aprile di quest'anno l'organizzazione evidenzia come l'azienda sia accusata di contribuire alla devastazione dell’ecosistema del Golfo del Messico nonché coinvolta da anni in cause legali per presunte pratiche commerciali scorrette, fra cui una con Edison chiusasi a marzo 2026.
Anche grazie alla conclusione di questo arbitrato la società statunitense si pone oggi come attore chiave per tamponare la carenza di carichi diretti al Terminale Adriatic di Rovigo provenienti da QatarEnergy, il cui impianto è stato bombardato dall’Iran sempre a fine marzo. Sotto il punto di vista ambientale il colosso fossile ha i suoi terminal -Calcasieu pass, Plaquemines e il Calcasieu pass 2, in costruzione e da cui partirà il gas per Eni- sulle zone costiere della Louisiana, ecosistemi fragili, stravolti dall’industria petrolifera che sta erodendo la naturale barriera contro gli uragani.
Le comunità locali sono esposte a rischi importanti per la salute a causa delle emissioni di CO2 e altri inquinanti prodotte dal flaring, la pratica di bruciare il gas in eccesso durante la liquefazione. Ad agosto 2025, solo mese dopo l’accordo con Eni, si è verificato un “incidente” che avrà danni irreversibili per l’ambiente e per chi ci abita: sedimenti tossici sono stati sversati nelle acque del canale di accesso al Calcasieu pass, contaminando pesci, ostriche e gamberi su un’ampia area.
Se i disastri socio-ambientali del fossile quasi non fanno più notizia, è invece peculiare la storia di Venture global in sé. Fondata nel 2013 da due imprenditori che non avevano legami col settore -Mike Sabel, un consulente finanziario, e Robert Pender, un avvocato di Washington-, in pochi anni è diventata leader nell’export di Gnl dagli Stati Uniti e oggi ha una capitalizzazione di mercato di oltre 32 miliardi di dollari.
Il suo obiettivo entro il 2030 è quello di raggiungere una capacità produttiva di cento milioni di tonnellate all’anno. La crescita dell’azienda è strettamente legata a un panorama internazionale favorevole al gas liquefatto, che ha visto le sole importazioni di Gnl statunitense dei Paesi europei salire da 19 miliardi di metri cubi nel 2021 a 80 miliardi di metri cubi nel 2025.
Mentre nello scorso anno il 58% delle importazioni europee di Gnl era statunitense, l’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa) prevede che il ruolo di Washington sia destinato a rafforzarsi nei prossimi anni, assorbendo tra il 75% e l’80% del mercato europeo. Per lucrare su questa risorsa remunerativa, gli Stati Uniti tendono a qualificarsi come attore stabile in un mercato imprevedibile perché toccato da conflitti su larga scala; l’ultimo esempio di come le tensioni internazionali influiscano su questa commodity globale è la crisi nello Stretto di Hormuz -da cui transita un quarto di tutto il Gnl mondiale- scatenata proprio dall’attacco congiunto israelo-statunitense all’Iran.
Nei suoi primi anni di attività Venture global aveva scommesso su un modello di infrastrutture prefabbricate, più rapide nella costruzione e con tempi di fermo ridotti per la manutenzione. Dopo il primo contratto ventennale firmato da Shell nel 2016, l’espansione dell’azienda è stata veloce.
A marzo del 2022, in anticipo rispetto alle previsioni, stava già esportando Gnl prodotto da Calcasieu pass e aveva aperto il progetto di Plaquemines con una capacità produttiva di circa 20 milioni di tonnellate annuali, grazie a finanziamenti da 13,2 miliardi di dollari. Dopo le prime esportazioni, però, Venture global ha messo in pausa i carichi previsti dai contratti stipulati.
Ha denunciato guasti tecnici che avrebbero reso necessari tempi maggiori per la fase di commissioning, ovvero la fase di test precedente all’avvio ufficiale delle operazioni commerciali. Nel frattempo, però, la società non ha bloccato la produzione o l’esportazione, ma ha venduto al “mercato spot”: con questo procedimento le compravendite sono immediate, il gas viene acquistato a prezzi determinati dalla domanda e dall’offerta in tempo reale e viene consegnato in tempi brevi.
Questa decisione di Venture global risulta strategica perché concomitante con l’invasione russa dell’Ucraina e la decisione dell’Unione europea di ridurre la propria dipendenza energetica dal Cremlino (che allora copriva circa il 40%-45% del fabbisogno europeo di gas). Secondo un rapporto di Edison, una delle società che aveva già firmato per le forniture, Venture global avrebbe venduto circa 335 carichi verso il mercato spot, generando ricavi superiori a 20 miliardi di dollari.
I clienti dell’azienda, che oltre a Edison comprendono anche Bp, Shell e Repsol, hanno aperto contenziosi legali e richieste di risarcimento che a marzo 2025 ammontavano a 5,5 miliardi di dollari. Le cause si sono chiuse in modo disparato, da Repsol che ha perso l’intera causa a Bp che ha ottenuto un riconoscimento della violazione contrattuale da parte di Venture global.
L’arbitrato con Edison si è concluso a marzo 2026 con un accordo che prevede “la consegna verso l’Europa di ulteriori carichi rispetto a quelli previsti dal contratto di lungo termine”, di cui primo a maggio 2026 presso il Terminale Adriatic di Rovigo. Per la società italiana il patto risulta provvidenziale perché potrebbe tamponare la mancanza di gas qatariota:
Qatar energy, infatti, a seguito di un attacco missilistico iraniano al suo impianto di Ras Laffan ha annunciato di non poter consegnare dieci carichi previsti tra metà aprile e giugno. Venture global potrebbe contribuire con tre carichi perché gli altri sette Edison li avrebbe già rimpiazzati tramite altre aziende statunitensi.
Sull’ascesa di Venture global, inoltre, ci sono delle “ombre” di carattere politico. Il Guardian ha ricostruito degli scambi di favori che sarebbero avvenuti tra i due multimiliardari co-fondatori e Donald Trump:
Michael Sabel avrebbe partecipato a un incontro esclusivo a Mar-a-Lago, in Florida, ad aprile 2024, in cui il candidato presidente avrebbe richiesto un miliardo in donazioni per garantire una legislazione favorevole all’industria fossile. In cambio Venture global avrebbe donato un milione di dollari all’inaugurazione, costituendosi come “top donor”.
Dal 10 marzo 2025, dopo aver incontrato due rappresentanti dell’amministrazione Trump nel frattempo insediatasi (Chris Wright, segretario dell’Energia, e Doug Burgum, direttore del National energy dominance council), i due co-fondatori hanno comprato per una settimana centinaia di migliaia di azioni di Venture global a prezzo relativamente basso; il 19 marzo Chris Wright ha rilasciato l’autorizzazione per il terzo terminal, il Calcasieu pass 2, attualmente in costruzione. © riproduzione riservata L'articolo Danni ambientali e pratiche controverse. Chi è Venture global, partner strategico di Eni proviene da Altreconomia.