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Per la competitività delle banche l’Europa lavora su regole più semplici
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La spinta verso la competitività voluta dalla Commissione europea non risparmia il settore bancario. A febbraio 2026 ha preso il via una consultazione, aperta fino al 19 aprile, in cui gli operatori del settore possono dire la loro su come affrontare i problemi rilevati prima dal rapporto di Enrico Letta e poi da quello di Mario Draghi.
Vale a dire, si legge, la «frammentazione, scala limitata e insufficiente integrazione transfrontaliera» che oggi ostacolano «il pieno potenziale delle banche nel finanziare investimenti, innovazione e crescita». Nel dettaglio, il questionario si articola su tre aree: competitività delle banche a livello europeo e globale, mercato unico e unione bancaria, complessità ed efficacia del quadro normativo.
Gli operatori sono chiamati a dire, per esempio, se le regole in vigore sono abbastanza coerenti e proporzionate, quali sono gli aspetti più complessi e che fanno salire i costi, se sentono di poter competere alla pari con i colossi stranieri. Riassumendo: la Commissione non ipotizza già delle soluzioni ma, prima di tutto, sonda le opinioni delle banche per capire dove tagliare.
Per la Bce la competitività delle banche si gioca sul mercato unico In risposta, la Banca centrale europea (Bce) ha pubblicato una serie di proposte che completano quelle già rese note lo scorso dicembre. Il messaggio è chiaro: non è rinunciando alle regole che si rendono le banche più competitive.
E non c’è nemmeno bisogno di allentare i requisiti patrimoniali. Perché sono simili a quelli di altre giurisdizioni e finora non hanno compromesso né l’efficienza delle banche né la loro disponibilità a erogare prestiti.
Semmai si può semplificare la loro struttura, oltre a rendere in generale le regole più immediate e proporzionate per le banche più piccole. Il punto su cui la Bce insiste con forza, piuttosto, è un altro: «L’area euro deve funzionare sempre più come una giurisdizione unica sul piano della regolazione finanziaria».
Il che significa fare passi avanti verso l’unione bancaria, procedere verso un sistema unico europeo di garanzia dei depositi (Edis), permettere a capitale e liquidità di circolare liberamente nei gruppi bancari che operano in più Paesi, portare avanti il progetto dell’Unione del risparmio e degli investimenti. In altre parole, le banche funzionano meglio se possono operare su scala europea, sfruttando le economie di scala e diversificando maggiormente le attività.
Newsletter Iscriviti a Valori Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile. Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima Per l’Autorità bancaria europea, il reporting è troppo difficile e ripetitivo Separatamente, l’Autorità bancaria europea (Eba) ha lanciato un’altra consultazione che si concentra su un pacchetto di modifiche al reporting. «L’Eba propone cambiamenti molto concreti per rendere il reporting di vigilanza molto più semplice, intelligente e proporzionato», ha dichiarato il neo-presidente François-Louis Michaud. «Il nuovo approccio ridurrebbe gli oneri inutili, preservando al contempo la qualità e la rilevanza delle informazioni necessarie ai supervisori».
L’obiettivo è quello di mettere ordine in un sistema che oggi obbliga le banche a inviare grandi quantità di dati ad autorità europee e nazionali, spesso replicando le stesse informazioni in formati e canali diversi. Per questo l’Eba vuole dimezzare i dati richiesti e riunire su un unico binario il reporting ordinario, gli stress test e il benchmarking di vigilanza (cioè il confronto tra banche fatto dalle autorità di controllo).
A questo si aggiunge l’idea di creare un archivio pubblico europeo delle richieste di dati e di fissare regole comuni su come formularle. Eba e Bce concordano: gli adempimenti pesano troppo sulle banche più piccole L’Eba spiega che la semplificazione della rendicontazione deve avere un occhio di riguardo per le banche più piccole, che hanno meno risorse e fanno fatica a gestire così tanti adempimenti diversi e sovrapposti.
Una considerazione che fa il paio con quella che aveva già espresso la Banca centrale europea. Il documento di dicembre proponeva proprio di adattare meglio le regole alle dimensioni delle banche ed estendere il regime semplificato a un maggior numero di istituti.
Per gli istituti più piccoli in particolare ipotizzava di alleggerire gli obblighi, dal reporting fino a una semplificazione di alcuni requisiti di capitale. «Il modello one size fits all non può funzionare, perché le banche piccole hanno in proporzione costi di compliance enormemente maggiori. Il reporting richiede di raccogliere informazioni e riassemblarle più volte.
Il costo, in termini di risorse umane, risulta sproporzionato rispetto alla complessità delle loro strutture», spiega a Valori Andrea Baranes, analista di Fondazione Finanza Etica. «Il rischio però è che, come successo con il pacchetto Omnibus, ci sia chi approfitta della semplificazione per smantellare regole e controlli. Il fatto che alcune grandi banche europee chiedano di ispirarsi agli Stati Uniti è un segnale in questa direzione».
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