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Il colpo di Lovaglio in Mps e la centralità di BlackRock nel sistema bancario italiano
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è diventata uno dei bersagli del loquacissimo Donald Trump ma intanto conserva la sua stretta "amicizia" con Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, e la grande finanza statunitense. L'assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi ha confermato, in modo inatteso, Luigi Lovaglio nella carica di amministratore delegato.
Si tratta di un passaggio di grande rilievo perché Lovaglio era stato di fatto "sfiduciato" dai Caltagirone, ma BlackRock, insieme a Bpm, dove ha una partecipazione rilevante, ha contribuito alla sua conferma, sostenuta in primis da Delfin dei Del Vecchio. In altre parole, la conferma di Lovaglio segna una spaccatura nel salottino "buono" della finanza italiana ma soprattutto afferma la centralità di BlackRock nel definire le sorti del sistema bancario del nostro Paese, con il chiaro obiettivo di controllarne il risparmio.
E Meloni che cosa c'entra? Il ministero dell'Economia che detiene una quota del 4,8% del capitale di Mps non ha partecipato al voto e ha così consentito l'abbassamento del quorum, rendendo il successo di Fink e dei Del Vecchio ancora più tondo.
Poi magari Giorgetti venderà anche quel 4,8%. Da questa brevissima cronistoria discendono alcune conseguenze non banali per il sistema creditizio e finanziario italiano.
La prima è rappresentata dal fatto che pare fallito il disegno di creare un terzo “polino” nazionale, caldeggiato da Meloni-Giorgetti, e fondato sull’accordo tra Caltagirone e Delfin della famiglia Del Vecchio. Il modo davvero sgangherato e, per molti versi sospetto, come hanno messo in luce le indagini della Procura di Milano, con cui i due gruppi hanno operato per l’acquisizione di Mediobanca ha generato, molto probabilmente, la preoccupazione, soprattutto in casa Caltagirone, di una pericolosa esposizione nei confronti della centralità assunta proprio da Lovaglio in quella scalata.
Troppo forte è infatti il dubbio del “concerto”, a cui non sarebbe stato estraneo neppure il governo per effetto delle modalità della preliminare cessione di una parte della sua partecipazione in Mps. Da ciò è discesa, forse, la decisione di Caltagirone di prendere le distanze da Lovaglio, dichiarandosi contrario alla sua riconferma alla guida di Mps.
Lo stesso Lovaglio, tuttavia, non si è certo rassegnato a questo allontanamento e ha favorito la creazione di un nucleo di azionisti, a partire dalla famiglia Tortora, che portasse il suo nome nell’assemblea generale, incaricata della nomina. Si è aperta così una partita per molti versi inattesa che ha visto Delfin abbandonare il legame con Caltagirone, rompendo di fatto l’accordo che avrebbe dovuto definire la nuova governance di Generali, dove la neoacquisita Mediobanca ha un peso determinante.
In questo senso la rottura tra i due gruppi italiani ha segnato il venire meno, almeno nell’attuale fase, della possibilità per l’esecutivo Meloni di puntare a un controllo italiano di Generali. Nella vicenda della nomina di Lovaglio, dunque, sembra esaurirsi un progetto ben più vasto e si dimostra, se ancora ne servisse una prova, la capacità di BlackRock di avere un’incidenza determinante nella finanza del nostro Paese.
Il voto del fondo guidato da Larry Fink, che ha una partecipazione importante anche in Bpm, schieratasi come detto con Delfin a favore di Lovaglio, è stato fondamentale nel consentire alla cordata Delfin di superare il 50% dei voti e nel mettere in minoranza la compagine guidata da Caltagirone. L’obiettivo del grande fondo statunitense è evidentemente quello di dare continuità alla strategia di Lovaglio, i cui caratteri, assai probabilmente sono stati oggetto dell’adesione di BlackRock alla scelta di Mps su Mediobanca, e di garantirsi così il controllo della gestione del risparmio italiano.
Nella votazione in questione è emerso un altro dato significativo. Mentre BlackRock ha votato per Lovaglio, Vanguard, l’altro grande gestore, presente nell’azionariato di Mps, sia pur con una partecipazione decisamente più piccola, ha scelto di sostenere la candidatura di Francesco Palermo, avanzata da Caltagirone.
Si è definita così un’insolita spaccatura tra i due più grandi gestori di risparmio a livello globale, che Vanguard ha motivato sulla base dei suggerimenti fornitigli dalla proxy Iss (Institutional shareholder services), suo principale consulente e sostenitore della tesi di una prospettiva di rendimenti più alti con la linea di Palermo. Peraltro Vanguard ha fatto sapere che ascoltare i suggerimenti della proxy è coerente con la logica della cosiddetta "finanza passiva", secondo la quale la società di gestione deve evitare un eccesso di protagonismo nelle decisioni di voto.
Si tratta però di una situazione non banale perché il principale azionista di Iss è Deutsche Borse, il cui principale azionista è BlackRock. È evidente allora che la scelta del vertice di BlackRock è stata decisamente “politica”, ben oltre i suggerimenti che possono venire da una proxy “tecnica”.
BlackRock ha deciso che la battaglia per il risparmio italiano deve essere combattuta duramente e, appunto, politicamente, spingendo di fatto il Governo Meloni a rinunciare al terzo “polino” nazionale per mantenere buoni rapporti con l’azionista privato più forte nelle partecipate pubbliche e grande compratore del debito italiano. Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.
Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento. Il suo ultimo libro è “Nelle mani dei fondi” (Altreconomia, 2024) © riproduzione riservata L'articolo Il colpo di Lovaglio in Mps e la centralità di BlackRock nel sistema bancario italiano proviene da Altreconomia.