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Alla fiera dorata del real estate di Cannes, culla della retorica della rigenerazione urbana

Venerdì 17 aprile 2026 ore 06:19 Fonte: Altreconomia
Alla fiera dorata del real estate di Cannes, culla della retorica della rigenerazione urbana
Altreconomia

Se l’accesso non costasse migliaia di euro bisognerebbe venire sempre al Marché international des professionnels de l’immobilier (Mipim) di Cannes, perché tra gli stand è possibile leggere in modo più chiaro quali sono gli interessi che trasformano le nostre città e territori. Non si tratta di raccogliere le informazioni sul reale andamento del mercato immobiliare -i numeri sono, come in ogni altra kermesse di settore, gonfiati e immancabilmente trionfali- ma di osservare come gli attori economici e politici espongono le loro merci per venderle al prezzo più alto possibile.

E come quelle merci non sono più dei semplici metri quadrati e cubi, dei manufatti in cemento più o meno seducenti, ma sono le nostre vite, quelle umane e anche quelle animali e vegetali, indispensabili a valorizzarli. Nelle rappresentazioni, nei dibattiti, nei plastici che configurano ogni angolo del globo secondo le forme plasmate dall’immaginario dei gestori di fondi, dei costruttori, dei politici venuti a svendere i loro spazi più preziosi, i viventi sono importantissimi, onnipresenti, ma sono divisi in due parti nettamente separate: quelli visibili, dotati di un alto capitale estetico e finanziario, la cui presenza è necessaria a moltiplicare l’attrattività dei luoghi e, di conseguenza, il valore degli investimenti, e quelli che invece sono destinati a sgomberare il campo o almeno a nascondersi nel retroscena, perché la loro miseria simbolica e materiale risulta respingente sul piano dell’immagine e della rendita nel campo immobiliare.

Così la flora e la fauna che avevano riconquistato un sito industriale dismesso vanno cancellate, si finge che non siano neppure esistite, mentre si propaganda la piantumazione di pittoresche essenze sui balconi o sui tetti di parcheggi sotterranei. Analogamente, il capitale umano meno pregiato viene rimosso, eradicato dai propri spazi vitali -un parco per il turismo da safari in Africa o un quartiere popolare in Europa o un’area contesa come Gaza- e sostituito da ceti sociali “altospendenti”.

Ma la presenza di vita, e soprattutto la movimentazione forzata, ingegnerizzata, continua, di quello che potremmo chiamare “capitale vivente” è ormai imprescindibile dal punto di vista finanziario, e si traduce in precise politiche e formule di business. [caption id="attachment_244191" align="alignnone" width="1920"] Riyad e il suo terribile mega-cubo al Mipim © Lucia Tozzi[/caption] Uno dei segnali di questa evoluzione è il passaggio lessicale, nel gergo degli affari, da “settore residenziale” -semanticamente troppo legato alla materialità dei mattoni e all’idea di beni durevoli, stanziali- a “settore living”, che definisce la dimensione flessibile dell’abitare e la sua trasformazione in servizio, che al tempo stesso cattura e impone i nuovi stili di vita in moto perenne. Le sue categorie più redditizie sono gli student housing e i co-living, non a caso protagonisti dei progetti urbani più aggressivi degli ultimi anni.

Al Mipim, appunto, la più importante fiera del real estate che si tiene ogni marzo a Cannes, gli scenari di guerra vengono interpretati soprattutto come nuove opportunità: grandi flussi di popolazione in fuga da Paesi pericolosi significa un rialzo della domanda di abitazioni in quelli sicuri, da un lato, e futuri lucrosi investimenti nelle ricostruzioni postbelliche dall’altro. Più le vite sono messe a rischio e più poderosamente i soldi affluiranno nelle tasche immobiliari. [caption id="attachment_244188" align="alignnone" width="1920"] Il cocktail di benvenuto al Mipim © Lucia Tozzi[/caption] “Looking for an opportunity to live in Greece?

Well, now is your chance”, recita una scritta dello studio legale Follow Machas & Partners, che ha allestito uno stand tutto suo per promuovere la propria attività di "sposta-ricchi". Purtroppo è solo uno tra i tanti disseminati tra i vari Paesi: dal momento che i milionari aumentano a livello globale, cresce la competizione al ribasso per attrarli sul proprio territorio a suon di flat tax e incentivi, e l’offerta di servizi per i visti d’oro è diventato un business ben visibile.

La facilitazione delle classi agiate è un ingranaggio non secondario della coalizione immobiliare, che nutre un settore di intermediari fatto di consulenti legali, agenzie di comunicazione, think tank e lobbisti intenti a pressare governi e amministrazioni con l’obiettivo di distruggere gli ultimi residui di leggi e politiche redistributive. Secondo Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, l’Italia è oggi insieme alla Spagna uno dei Paesi più attrattivi per gli investimenti perché “costa poco” e offre ritorni di capitale più alti.

E perché, aggiungiamo noi, sta da anni modificando il proprio impianto normativo: le leggi sulla perequazione, i decreti “sblocca Italia”, gli oneri tenuti al minimo, i finanziamenti pubblici a opere private e i piani casa locali e nazionali costituiscono un pacchetto di collaborazione istituzionale in grado di compensare ampiamente i modesti rischi degli investitori. La cosa più evidente al Palais du festival di Cannes è che nell’universo immobiliare la stagione di monopolio milanese è in rotta, che è partita la diversificazione sulle altre città e che il nuovo epicentro è quello d’antan, cioè Roma.

Mentre nello stand italiano sono affastellate in modo confuso Regioni, Comuni, distretti, società ed enti, Roma ha un enorme padiglione con terrazza affacciata sul mare, allineato a quelli di Londra, Parigi, Berlino, Arabia Saudita, Turchia e Madrid. La vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo ha presentato un solo progetto: lo sviluppo di Piazza d’Armi, una grande area rinaturalizzata, difesa con le unghie e con i denti da comitati e movimenti, su cui era stato apposto un vincolo ambientale e che ora Invimit rilancia.

Nell’avamposto romano invece sfilano per tre giorni il sindaco Roberto Gualtieri, i vicesindaci Maurizio Veloccia e Tobia Zevi, il presidente di Sport e salute Spa Marco Mezzaroma, esponenti di Cassa depositi e prestiti, Ance, fondi immobiliari, analisti, e snocciolano numeri a effetto. [caption id="attachment_244187" align="alignnone" width="2009"] Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, interviene al Mipim di Cannes a proposito dei progetti immobiliari in arrivo a Roma © Lucia Tozzi[/caption] Nel 2025 sono stati investiti 1,7 miliardi (+50%), ma soprattutto le aree disponibili per il futuro ammontano a 96 chilometri quadrati (il 7,5% della superficie comunale) di terreno trasformabile e 11 chilometri quadrati (il 3,6% dell’area urbanizzata) rigenerabile: vale a dire una superficie equivalente al 60% del Comune di Milano, il quale al contrario ha quasi esaurito gli spazi a disposizione. Un’offerta pantagruelica accompagnata da un’ordalia di progetti presenti e a venire, uno più disgraziato dell’altro: il waterfront di Ostia (70 milioni di euro su 48 ettari), l’housing sulle ex caserme Guido Reni al Flaminio (545 milioni su un’area di cinque ettari), Le Vele di Calatrava a Tor Vergata (150 milioni su 48 ettari), il nuovo stadio della Roma a Pietralata (un miliardo su 27 ettari), la “Città della Gioia” a Ostiense (250 milioni su 7,6 ettari), e poi il contestatissimo studentato di Hines sugli ex-Mercati generali, la copertura del centrale del Foro Italico, l’ex Velodromo all’Eur.

E poi rassicurazioni sui trasporti pubblici, che saranno incrementati, e soprattutto sulla reliability, l’affidabilità: Veloccia promette semplificazioni, rapidità nei permessi, trasferimento di poteri speciali a Roma Capitale e tanto investimento pubblico per incentivare il privato.

“Come milanese, trovo rigenerante che Roma possa darci una lezione”, afferma radioso l’avvocato Guido Alberto Inzaghi, nota firma della consulenza legale in campo immobiliare e avvocato del gruppo di Catella. Coima che, dal canto suo, ha organizzato un grande convegno a Roma e su Roma pochi giorni dopo la chiusura del Mipim.

A Milano non si può dire ma evidentemente le vicende giudiziarie stanno davvero incrinando la fiducia dei capitali, a dispetto dei report servili e dei finti scoop sulla qualità della vita e la ressa dei miliardari in coda. Il discreto esodo però non è diretto solo a Roma, ma anche a Bologna e Firenze (per gli studentati e l’hospitality), Torino e la Pianura Padana tutta (nei settori della logistica, dei sempre più diffusi data center e dei poli tecnologici), a Napoli (per la violenta operazione su Bagnoli, veicolata dall’America’s Cup) e in altre città del Sud:

Palermo, Catania, ma anche Taranto o Catanzaro. Sempre che non esploda una rivolta o una nuova crisi. © riproduzione riservata L'articolo Alla fiera dorata del real estate di Cannes, culla della retorica della rigenerazione urbana proviene da Altreconomia.

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