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Consumo di suolo ed espropri ad Abbiategrasso. La lotta del comitato “No tangenziale”
Il collegamento SS 11/494 è un’infrastruttura dichiarata strategica, progettata nel 2005 per “migliorare” la viabilità tra Magenta (MI), Abbiategrasso (MI) e Vigevano (PV), e per potenziare l’accessibilità all’aeroporto di Malpensa dal Sud-Ovest milanese. Peccato che nel corso di questi vent’anni proprio la tratta che arriva in città (la cosiddetta tratta B, da Albairate a Milano) sia stata cancellata, rendendo frammentaria l’opera gestita dall’Anas.
Come puntualizza Agnese Guerreschi del comitato No tangenziale di Abbiategrasso, mentre con la sua auto attraversa il parcheggio della piccola stazione, “sono riusciti a convincere una parte del territorio che questa strada li porterà più velocemente a Milano, ma è una vera e propria manipolazione perché lo spezzone che avrebbe portato in città è stato cancellato nel 2014”. I cantieri della tangenziale, nonostante l’annullamento della sua finalità principale di collegamento all’aeroporto, sorgono intatti con le strisce fluorescenti a marcarne il perimetro in mezzo alla campagna.
“In una zona patrimonio dell’Unesco, racchiusa all’interno del Parco del Ticino e del Parco agricolo Sud Milano, che verrà completamente rovinata -commenta Guerreschi-, distruggendo la peculiarità dei navigli (come quello di Bereguardo) che andrebbero invece salvaguardati e valorizzati dai progetti pubblici”. Riguardo al progetto, la Valutazione di impatto ambientale (Via) è del 2005, è stata approvata nel 2008 e non è mai stata aggiornata, lasciando di fatto la realizzazione di un piano previsto più di vent’anni fa in un contesto ambientale diverso, con esigenze climatiche e sociali nuove e in un panorama edilizio, urbano e produttivo completamente differente.
La tutela di questo patrimonio paesaggistico confluisce con coerenza nelle battaglie legali che i cittadini e gli agricoltori hanno intrapreso nel corso degli anni per proteggere l’economia locale. Gran parte dell’infrastruttura verrà infatti realizzata su terreni privati a seguito di esproprio.
L’avvocata Veronica Dini, che ha seguito l’iter giudiziario dai primi ricorsi al Tribunale amministrativo regionale di Milano all’ultimo esposto alla Corte europea dei diritti umani, descrive una situazione trascinata e difficile per i residenti. “L’ultimo passaggio legale è avvenuto con l’ammissibilità da parte della Corte europea della questione di giustizia sollevata dai cittadini che lottano contro gli espropri dei loro terreni e contro la trasformazione totale delle loro comunità.
Ma superato il filtro di ammissibilità potrebbero passare uno o due anni per la sentenza. Uno dei temi di giustizia che si è aggiunto nel tempo è proprio l’incertezza delle lunghe procedure: i proprietari di cascine con allevamenti e attività produttive che hanno già ricevuto l’immissione in possesso (l’atto esecutivo con cui l’amministrazione entra materialmente nel bene) vivono in un limbo emotivo ed economico, senza poter pianificare le proprie attività lavorative e dunque avere certezze per la propria vita familiare.
Seguo degli espropri cominciati legalmente anni fa che sono ancora lì mentre le persone rimangono incastrate in una progettualità di vita completamente immobilizzata”. Una di loro è Renata Lovati, imprenditrice di Cascina isola Maria, che ha portato avanti con costanza il lavoro di conoscenza e divulgazione delle conseguenze della costruzione della tangenziale per tutti questi anni.
Ci dà il benvenuto sulla porta d’ingresso di casa e poco dopo indica sulla mappa la serpentina dell’infrastruttura che una volta terminata cambierà irreversibilmente il territorio. “Questa strada è tutta, praticamente tutta in zona agricola, ricavata, estorta, da un’area naturale molto ricca che ospita, accanto ai campi coltivati e alle aziende tradizionali con stalle di vacche da latte, una flora e una fauna tipiche”. [caption id="attachment_243319" align="aligncenter" width="1200"] L'area dei navigli patrimonio Unesco è ricca di percorsi naturalistici di rilevanza storica © Federica Alba Di Raimondo[/caption] La contestazione, che ha condotto per gran parte della sua vita insieme al comitato No tangenziale, risponde al bisogno personale di mantenere la propria attività economica ma anche all’esigenza condivisa di preservare uno stile di vita preciso, costruito con tutta la comunità sociale circostante.
“Dal 2015 grazie al Distretto di economia solidale creato dai cittadini di Baggio, della zona di Baggio, l’agricoltura è stata convertita al biologico. Le aziende più consapevoli e che avevano voglia e interessi hanno trasformato le loro imprese per avere prodotti biologici da vendere ai Gruppi di acquisto solidale (Gas) del Parco agricolo Sud Milano e del Parco del Ticino.
Quindi c'è stato un movimento, che noi chiamiamo agricoltura periurbana, di qualità che ha caratterizzato un territorio e sottolineato una scelta, perché in fondo questa è la zona intorno a Milano che più si è salvata dalla cementificazione e dall’espansione edilizia, mantenendo la sua vocazione agricola. E questa collaborazione tra agricoltori e cittadini è stata un sodalizio culturale che ha permesso di andare avanti così a lungo con questa battaglia, con questa lotta contro un’infrastruttura inutile.
Direi che non è solo per interesse personale ma anche per un discorso ideale e le due cose coincidono”. Questa convergenza fra la tutela di un bene comune individuato dalla comunità e la conservazione dei propri terreni e proprietà ha creato un fronte unito e trasversale.
Come racconta Dario Olivero, membro del comitato No tangenziale e in passato amministratore del Parco agricolo Sud Milano, “nel tempo ci siamo esposti in un’alleanza che comprendeva le figure istituzionali come sindaci, consiglieri, e i giovani attivisti del centro sociale ‘Il folletto’. Abbiamo animato festival, allestito sit-in e raccolto adesioni per le petizioni quando ancora nessuno strumento digitale poteva venirci in soccorso e le firme venivano trascritte una per una con la registrazione della carta d’identità.
Insieme alle azioni legali, per cui abbiamo sostenuto costi decennali, abbiamo coinvolto le persone in un processo di consapevolezza”. [caption id="attachment_243318" align="aligncenter" width="768"] Uno dei terreni agricoli della zona, dove l'attività produttiva si interseca con la conservazione della campagna © Comitato No Tangenziale[/caption] La storia del comitato racchiude quella di un territorio che possiede molteplici caratteristiche fisiche da preservare. Dalle passeggiate sui navigli alle cascine storiche, ancora attive nel lavoro agricolo, la zona della Ss 11/494 rappresenta uno snodo politico nevralgico circa il modello di produzione, edificazione e viabilità che si vuole perseguire.
Il circolo Legambiente Terre dei Parchi, insieme all’Associazione Parco agricolo Sud Milano, dichiara di far parte dei cittadini “che vogliono proteggere la bellezza del territorio agricolo vivendo in un ambiente salubre; che vogliono più trasporto pubblico a prezzi migliori e non investimenti e spreco di risorse statali in nuove superstrade”. A tal proposito, il costo dell’opera complessiva ammonta a 354 milioni di euro.
La tangenziale lunga 18 chilometri, di cui il 95% ottenuto espropriando terreni agricoli e il cui progetto era stato annullato nel 2020 con sentenza del Tar di Milano, rischia oggi di cambiare irreversibilmente l’area grazie al commissariamento dell’infrastruttura. L’avvocata Dini, esperta di questo tipo di procedimenti per la sua esperienza professionale, spiega che “per superare il problema della cancellazione del progetto da parte del Tribunale amministrativo regionale nel 2020, qualche anno dopo l'opera è stata commissariata insieme ad altre 80 (più o meno) in tutta Italia.
Il decreto di nomina del commissario diceva che sarebbero state sottoposte a questa procedura tutte le opere che presentavano delle criticità e che per questa ragione non erano state realizzate. Nel caso della tangenziale in realtà non c'erano delle criticità, semplicemente il progetto era stato annullato.
In ogni caso, disposto il commissariamento, è stato nominato commissario Eutimio Mucilli, al contempo dirigente dell'Anas: l’Azienda nazionale autonoma delle strade è l'operatore e la società che si occupa della progettazione. Questo vizio purtroppo e questo problema c'è in tutti i commissariamenti analoghi”.
"La nostra fiducia adesso è riposta nella Corte europea -conclude Dini- che va alla sostanza del diritto e che certamente non si fa influenzare da procedure straordinarie o commissariali che non fanno parte del patrimonio di diritti fondamentali”. © riproduzione riservata L'articolo Consumo di suolo ed espropri ad Abbiategrasso. La lotta del comitato “No tangenziale” proviene da Altreconomia.