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Se volevate sapere chi sono i trader che lucrano sulla guerra, ecco i nomi
Che “qualcuno” guadagni una montagna di denaro grazie alle guerre e a conseguenze come l’attuale chiusura dello Stretto di Hormuz è noto. Più complicato è fare i nomi.
Non impossibile, però: occorre scavare un po’ e prendere in considerazione qualche informazione che potremmo definire “indiretta”. Come facilmente immaginabile, è il petrolio il grande protagonista delle scommesse di numerosi trader che, non soltanto con la guerra in Medio Oriente, hanno fatto soldi a palate negli ultimi anni.
E la maggior parte dei grandi operatori si trova a Ginevra, in Svizzera. Colossi poco noti ai non addetti ai lavori come Trafigura, Vitol, Mercuria o ancora Gunvor.
Società per le quali il caos è sinonimo di opportunità. La guerra in Medio Oriente è un affare d’oro per i trader svizzeri Partiamo proprio dal primo dell’elenco:
Trafigura. «Fondato nel 1993, oggi è uno dei principali attori del mercato delle materie prime», stando alla presentazione nel suo sito internet. Il capitale della società, non quotata in Borsa, è detenuto dai circa 1.400 dipendenti, ma sono proprio i trader a mangiarsi la fetta più grande della torta.
L’anno fiscale che si è chiuso al 30 settembre 2025 ha visto la distribuzione di un totale di 3 miliardi di dollari: 2,56 miliardi di euro. Miliardi, sì, non è un errore.
Meno anche di quanto raggiunto nel 2023, grazie alla crisi energetica seguita dall’invasione russa in Ucraina: all’epoca si era raggiunta la cifra stratosferica di 6 miliardi. Le previsioni per il 2026 sono almeno altrettanto rosee.
Proprio la chiusura dello Stretto di Hormuz sta garantendo incassi enormi: un’analisi del Financial Times pubblicata alla fine di marzo ha indicato che la società di trading Totsa (del gruppo francese TotalEnergies), sempre operando dalla Svizzera, sarebbe riuscita a guadagnare un miliardo di dollari, grazie a operazioni effettuate proprio prima dell’inizio dei bombardamenti in Iran. Come fanno i trader a guadagnare dalla guerra Il tutto “giocando” sui carichi di petrolio pronti a essere consegnati e i futures, contratti che permettono di fissare oggi il prezzo di vendita di una materia prima che verrà poi fisicamente consegnata successivamente.
Un sistema nato per consentire a chi davvero per le proprie attività ha bisogno di bloccare in anticipo i prezzi, ma che viene utilizzato per speculare da trader che non arriveranno mai alla consegna del “sottostante”. In altre parole, nessuno di questi operatori elvetici riceverà mai i barili: venderà piuttosto i contratti futures quando il prezzo del petrolio sarà a un livello sufficiente da permettere di centrare un guadagno.
Pura speculazione, insomma. Così, mentre la gente comune è costretta a far fronte agli aumenti dei prezzi dei carburanti e controllare di continuo il saldo in banca, a Ginevra c’è chi deve piuttosto chiedersi che fare con i milioni incassati.
Ed è proprio da qui che, come rivelato da un’inchiesta del quotidiano Le Monde, sono arrivati gli “indizi indiretti” a cui si è accennato in precedenza. Newsletter Iscriviti a Valori Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile.
Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima Ville di lusso comprate con i proventi della speculazione sui futures A Ginevra, infatti, molti trader hanno investito nel settore immobiliare i super-profitti realizzati. Comprando in particolare ville e appartamenti di lusso.
Il giornale francese cita ad esempio l’acquisto nel 2022 di una proprietà da 50 milioni di franchi svizzeri a Pregny-Chambésy, da parte del numero due di Trafigura Mike Wainwright. Allo stesso modo, una dimora di valore analogo è stata acquistata a Cologny.
Una villa da 10 milioni a Vandoeuvres e un appartamento extra-lusso da 40 milioni a Collonge-Bellerive. Ancora, il più alto dirigente della stessa Trafigura, l’ex ufficiale dell’esercito britannico Richard Holtum, si è regalato una seconda casa da 24,5 milioni nei pressi del lago Leman.
Dotata di un parco da 2.650 metri quadrati. Si tratta di informazioni che non sono passate inosservate agli occhi di numerosi criminali, che sono andati a spulciarsi le “Feuille d’avis officielle”: documenti ufficiali, obbligatori in Svizzera, nei quali sono presenti nomi e cognomi di chi effettua le transazioni.
Risultato: le forze dell’ordine locali faticano ad arginare l’esplosione di furti e rapine a mano armata che si concentrano nella zona. Tanto che la lobby dei trader specializzati in materie prime, la SuisseNégoce, ha chiesto ufficialmente alle autorità di agire rapidamente, sia per bloccare i criminali (non di rado in arrivo dalla Francia), sia per rendere anonime le transazioni immobiliari.
C’è chi però ha un’altra idea. Il deputato dei Verdi Raphaël Mahaim ritiene infatti che sia prioritario evitare che così tanti profitti possano concentrarsi nelle mani di così poche persone. «Queste somme, a cominciare da quelle dei trader che trattano petrolio, dovrebbero essere immediatamente tassate, poiché rappresentano la conseguenza di un conflitto che sta provocando conseguenze dirette sul carovita», ha osservato a Le Monde.
Solo a Ginevra ci sono 900 società di trading sulle materie prime Per comprendere le dimensioni della questione basti pensare che a Ginevra si concentrano circa 900 società di trading sulle materie prime (non solo fonti fossili ma anche metalli preziosi e generi alimentari), che contano circa 10mila dipendenti. Il loro potere è immenso.
E l’organizzazione efficientissima: si tratta di aziende dotate di personale esperto, poliglotta, di uffici legali dedicati, fiscalisti per garantire l’ottimizzazione delle risorse. Tutto perfettamente oliato per arricchirsi grazie alle disgrazie del Pianeta.
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