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Benin: Romuald Wadagni stravince le presidenziali ma l’affluenza alle urne non convince
A maggio prossimo il Benin avrà un nuovo presidente: il quarantanovenne Romuald Wadagni, ministro dell’Economia e delle Finanze, espressione della coalizione di governo, Unione progressista-il Rinnovamente (Up-R) e il Blocco repubblicano (BR), e soprattutto candidato designato dal presidente uscente Patrice Talon che lascia, come vuole la Costituzione, dopo dieci anni e due mandati. Il prossimo mandato, per le modiche costituzionali, durerà sette anni.
Wadagni potrà “regnare” in questi sette anni con assoluta larghezza di poteri perché non solo ha vinto le elezioni dello scorso 12 aprile a mani basse, ma a gennaio le elezioni parlamentari hanno consegnato la totalità dei seggi dell’Assemblea alla coalizione di governo. I Democratici, l’unico partito di opposizione, non era riuscito a superare la soglia di sbarramento al 20%, opportunamente innalzata nel 2024, avendo ottenuto consensi solo per il 16%.
La pochezza dell’opposizione, l’incapacità di organizzarsi e le invenzioni normative hanno impedito anche di esprimere un proprio candidato che aveva bisogno di sponsorizzazioni per presentarsi. Alla fine I Democratici non hanno ufficialmente appoggiato nessun candidato anche se poi una parte della leadership, sperando in forse qualche poltrona, hanno sostenuto Wadagni.
Senza dimenticare che, quest’ultimo, vanta un buon rapporto con l’ex presidente Thomas Boni Yayi, a capo de I Democratici fino a poche settimane dal voto [1]. Wadagni dalle elezioni del 12 aprile è uscito con un sostegno quasi unanime con il 94% dei voti, mentre il resto è andato a Paul Hounkpè, ex sindaco ed ex ministro del partito Forze di Cowry per un Benin Emergente (FCBE), «un avversario minore, poco visibile durante la campagna elettorale e che ha avuto bisogno dell’appoggio di funzionari eletti della maggioranza per ottenere le necessarie consensi per candidarsi» [2], le cui posizioni non divergevano tanto da quelle del suo avversario.
Molto prima che la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) decretasse la vittoria di Wadagni si era congratulato con lui. L’unico numero che si sapeva contasse a questa tornata elettorale era il dato dell’affluenza alle urne che la CENI ha stabilito essere quasi il 59% degli 8 milioni di aventi diritto.
In rialzo sia rispetto alle elezioni legislative e amministrative che rispetto alle presidenziali del 2021, ma in calo rispetto a quelle del 2016 quando si era recato alle urne il 65% degli aventi diritto. Una buona affluenza avrebbe significato un buon livello di legittimazione del vincitore.
Ma secondo alcuni osservatori sul campo, come AFP e Mediapart, quel dato potrebbe essere stato gonfiato rispetto alla realtà. Comunque le elezioni si sono svolte senza irregolarità e incidenti particolari pur in un periodo complesso per la situazione di instabilità nel Nord del Paese a causa della ribellione armata del gruppo Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda e perché, lo scorso dicembre, è stato sventato un colpo di Stato.
Siamo nel Sahel dove l’instabilità la fa da padrona e dove i colpi di Stato hanno interessato quasi tutte le nazioni vicine nell’ultimo lustro: Burkina Faso Ciad Gabon, Guinea Guinea-Bissau Mali e Niger.
C’è voluto l’intervento dell’aviazione della Nigeria e il supporto dei francesi per consentire al presidente Talon, vicino a Macron, di terminare il suo mandato [3]. Il Benin resta un’anomalia nell’area nonostante il presidente uscente abbia messo in atto misure che hanno ristretto le libertà civili e politiche.
Va anche ricordato che Talon ha fatto approvare la riforma costituzionale che prevede un Parlamento bicamerale e lui avrà un ruolo nel Consiglio degli Anziani che scrive Marc Hubert su Mediapart è «un modo subdolo per continuare a esercitare influenza sull’esercizio del potere, in un momento in cui il movimento presidenziale non è mai stato così egemonico. Questo inasprimento del controllo è stato accompagnato da una drastica riduzione dello spazio politico.
Nel 2018, una riforma legislativa ha inasprito significativamente le condizioni per l’esistenza legale dei 279 partiti registrati. Di conseguenza, oltre 250 partiti sono stati esclusi, […].il diritto di sciopero è stato drasticamente limitato, o addirittura completamente vietato in alcuni settori, riducendo il margine di manovra dei sindacati.
Anche la regolamentazione delle attività associative si è fatta più stringente. Nel frattempo, il principale organo di informazione privato, proprietario di un canale televisivo, una stazione radio e un quotidiano bisettimanale, è stato costretto a cessare le trasmissioni.
Altri organi di informazione hanno gradualmente adottato le linee rosse stabilite dal governo. Tra il 2016 e il 2025, il Benin è quindi sceso dal 78° al 92° posto nella classifica sulla libertà di stampa di Reporters Without Borders. [4].
L’instabilità nel Nord è stato uno dei temi della campagna elettorale perché in quell’area c’è un problema di sicurezza per le comunità che rischiano anche di non poter progredire economicamente e socialmente. Il problema del progresso e di migliori condizioni di vita è un altro dei problemi che il nuovo presidente dovrà affrontare perché oltre un terzo dei quindici milioni di abitanti del Benin vive nella povertà.
L’aggravante che negli ultimi dieci anni il Paese ha raddoppiato il proprio Pil senza però che tutta la popolazione se ne avvantaggiasse, acuendo le disuguaglianze. In effetti Talon e il suo braccio operativo Wadagni hanno fatto fare diversi progressi al Benin con la costruzione di infrastrutture, la ristrutturazione del porto di Sèmè-Kpodji, il miglioramento di centri urbani come la capitale economica Cotonou, l’avvio della lavorazione delle produzioni come quella del cotone, investimenti nel turismo.
Il tutto con conti in ordine, con un deficit e un debito pubblico contenuti [5]. Ma tra l’alto costo della vita, una economia informale e quindi debole molto diffusa, e la disoccupazione, in particolare giovanile, il malcontento resta diffuso e, per ora, si esprime con una bassa affluenza alle urne.
Pasquale Esposito [1] Elio Boscaini, Nigrizia, Benin: il candidato della maggioranza Romuald Wadagni eletto presidente, 14 Aprile 2026. [2] Jeune Afrique, Présidentielle au Bénin : le dépouillement a commencé, les résultats provisoires sont attendus en début de semaine, 13 aprile 2026. [3] Rémi Carayol, Mediapart, Pour sauver son allié au Bénin, la France emploie les vieilles méthodes, 15 dicembre 2025. [4] Marc Hubert, Mediapart, Bénin: Romuald Wadagni remporte une présidentielle jouée d’avance, 14 aprile 2026. [5] Arthur Ponchelet, Rfi, Présidentielle au Bénin: une décennie de transformation économique et des défis persistants, 11 aprile 2026.
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