Politica
Neurodiversità, alla Bicocca ricercatori in scena fra scienza e teatro
“Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni” dice Prospero, protagonista de “La Tempesta” di Shakespeare. Oggi quella frase dà il titolo a uno spettacolo di Teatro-scienza che vede in scena I ricercatori delle discipline STEM dell’Università di Milano-Bicocca.
O, come amano chiamarsi, i “RicercAttori”. Lo spettacolo “La materia di cui sono fatti i sogni.
Vite indegne di essere vissute?”, con la regia di Andrea Brunello (teatro Arditodesìo) e l’accompagnamento al pianoforte di Davide Cabassi, è in programma il 15 aprile alle ore 17:30 (aperto al pubblico) e il 16 aprile alle ore 10:30 (riservato alle scuole) presso l’Auditorium “G. Martinotti” (Edificio U12, via Vizzola 5, Milano).
Il nostro cervello, 86 miliardi di neuroni interconnessi, costruito a partire dal DNA per ogni bambino che nasce è la materia di cui sono fatti i nostri sogni, le idee, le paure, le speranze. Il progetto intreccia teatro e divulgazione scientifica per dare voce a storie di cervelli “neurodiversi”, in un racconto che unisce vicende reali e sviluppi della genetica del cervello umano e dei suoi disordini.
La genetica molecolare, ma anche la psichiatria, ci dice oggi che “da vicino, nessuno è normale”. Ma anche che siamo, tutti, umani.
Eppure oggi si assiste al riemergere, anche nei paesi considerati più avanzati, di atteggiamenti di esclusione e discriminazione verso l’Altro. Attitudini che, In un passato non remoto, hanno portato a esiti tragici.
Da questa riflessione, dalla ricerca sulla genetica del neurosviluppo del laboratorio diretto da Silvia Nicolis, e dal confronto con studenti con disabilità e neurodivergenza dell’Ateneo nasce lo spettacolo prodotto dal Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con la Scuola di Scienze, il Piano Lauree Scientifiche, Binclusion ed Arditodesìo. All’atteggiamento di esclusione e discriminazione del diverso, i RicercAttori rispondono con il linguaggio del teatro e della musica, valorizzando il contributo che una ricerca scientifica libera ha portato alla comprensione dello sviluppo del nostro cervello, dei nostri geni, e in ultima analisi di noi stessi: tutti diversi, ma tutti appartenenti alla stessa famiglia, quella degli esseri umani.
Lo spettacolo racconta storie di scoperte inaspettate della genetica del cervello, la materia di cui sono fatti i sogni, le idee, le speranze, intrecciate con storie di persone che hanno superato e a volte valorizzato le loro diversità con abilità inaspettate: dalla bambina che non sa parlare, ma fa disegni così belli da sembrare vivi, alla ricercatrice e docente universitaria «etichettata» come autistica che comprende il comportamento animale in modo speciale, al musicista sordo che compone musica meravigliosa e sincera. Storie di persone “neurodiverse”, ognuno con le sue debolezze e le sue capacità, a volte straordinarie.
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