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Salute mentale, “psicoanalisi nelle periferie” e ruolo pubblico. Il caso di Jonas Milano

Martedì 21 aprile 2026 ore 15:23 Fonte: Altreconomia
Salute mentale, “psicoanalisi nelle periferie” e ruolo pubblico. Il caso di Jonas Milano
Altreconomia

La pandemia da Covid-19 ha portato alla luce un problema che si stava già aggravando: quello della salute mentale, specie nelle fasce di preadolescenza e adolescenza. Secondo i dati Istat la quota di ragazzi e ragazze tra i 14 e i 19 anni in Italia che si dichiarava insoddisfatta della propria vita è passata dal 3,2% nel 2019 al 6,2% nel 2021.

Per la dottoressa Maria Antonella Costantino, direttrice della Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Uonpia) del Policlinico di Milano, non si è trattato di una crescita dei disturbi quanto piuttosto di una maggiore consapevolezza da parte della cittadinanza. Insieme alla domanda di servizi specialistici -specialmente tra le ragazze- è cresciuta anche la complessità dei problemi.

A questa richiesta, però, non è corrisposto un incremento proporzionato della capacità di risposta del sistema sanitario pubblico che già prima del lockdown si trovava in una situazione di saturazione. Come riportato dall’approfondimento di Fondazione Cariplo “Neurosviluppo, salute mentale e benessere psicologico di bambini e adolescenti in Lombardia 2015-2022”, nei dieci anni che hanno preceduto la pandemia solo un utente su tre riusciva a usufruire di un percorso diagnostico pubblico; uno su sei riceveva risposte terapeutico-riabilitative di intensità appropriata; e uno su cinque di chi necessitava di un ricovero accedeva ai servizi della Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Npia).

Nonostante la Lombardia rispetto ad altre Regioni riesca a garantire servizi neuropsichiatrici superiori alla media nazionale -in termini di spesa media pro capite e varietà di interventi- resta comunque lontana dal coprire l’intero bisogno reale: nel 2024 circa 150mila minori hanno ricevuto le cure necessarie a fronte di un fabbisogno reale stimato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di 250mila bambini e adolescenti che ne avrebbero avuto bisogno. In questo vuoto si inseriscono gli attori privati.

La ricerca di Fondazione Cariplo sopra citata riporta che per disturbi specifici come dislessia, discalculia, disortografia, in quasi due terzi dei casi le famiglie debbano rivolgersi a équipe private. E sulla continuità delle cure il rapporto evidenzia diverse criticità, descrivendo un sistema in cui i livelli assistenziali (ospedale, Pronto soccorso e territorio) faticano a comunicare e a garantire percorsi terapeutici continui.

Nel 2022, 18.605 pazienti sono stati tracciati attraverso il flusso del Pronto soccorso senza ricevere poi cure territoriali; il 31-32% dei dimessi da un ricovero ordinario non ha avuto contatti con i servizi; e il 28% di chi ha assunto psicofarmaci non risulta in carico ai servizi ambulatoriali. Beatrice Tassis, direttrice dei Consultori familiari e Pronto soccorso O/G del Municipio 1 di Milano conferma che ogni consultorio ha uno spazio giovani con accesso gratuito dove, alla presenza del medico che gestisce la parte sanitaria, si affianca uno psicologo e un assistente sociale.

“Noi lo facciamo tutti i giovedì pomeriggio dalle 14 in poi -spiega- in altri è su prenotazione”. Quello che però viene offerto all’interno dei consultori non è un percorso di psicoterapia, che prevede una certa continuità, ma un supporto breve di dieci colloqui.

“È un servizio che è stato pensato proprio per poter prendere in carico più persone possibili senza dover rifiutare nessuno”. La legge nazionale dei consultori del 1975 prevede una struttura ogni 20mila abitanti: in Lombardia, secondo l’ultimo aggiornamento, a luglio 2025 erano attive 257 sedi di cui 168 pubbliche (65,37%) e 89 private accreditate (34,63%).

Significa una struttura ogni 59.735 abitanti se si considerano solo i pubblici e una ogni 39.048 includendo anche i privati. In un contesto di difficoltà diversi attori istituzionali cercano supporto integrato altrove, come nel caso del bando del Comune di Milano, direzione Welfare e salute, emesso nel 2022 ma ancora attivo, che invita “tutti i soggetti -cittadini, gruppi informali, Terzo settore, mondo imprenditoriale, enti pubblici- a presentare progetti finalizzati a realizzare azioni di welfare comunitario, a integrazione delle azioni comunali, al fine di favorire una migliore qualità dei servizi prestati e quale manifestazione di crescita di capitale sociale nella comunità cittadina, senza assunzione di spesa per l’Amministrazione comunale”.

In questo contesto si inserisce anche il “Progetto di Psicoanalisi nelle Periferie-PPP” ideato da Massimo Recalcati e promosso da Jonas Milano, società cooperativa che conta 34 sedi in tutta Italia, nata nel 2003 con l’obiettivo di offrire percorsi di cura orientati dalla psicanalisi con tariffe agevolate. Al centro dell'ultima proposta milanese "PPP" ci sarebbero gli hub Jonas, descritti come “spazi inclusivi e accessibili che uniscono cura psicologica, cultura e socialità, trasformando la fragilità in occasione di comunità”.

Il progetto, hanno spiegato i promotori, sarebbe un “esempio concreto di alleanza tra pubblico e privato” dove “accanto al Comune di Milano, hanno scelto di impegnarsi importanti realtà quali Fondazione Amplifon, Samsung, Lundbeck e Zurich Italia, condividendo la visione di una salute mentale che esce dagli studi per radicarsi nei quartieri, costruendo città più sane, solidali e umane”. Con questo sostegno viene garantito che il costo delle sedute vari da zero a 15 euro e che i professionisti ricevano un compenso massimo di 40 euro.

Il coinvolgimento economico di soggetti privati di questa portata è però un elemento dibattuto tra diversi professionisti del settore che descrivono un modello ormai consolidato. “Dove c'è una grande sofferenza psichica e non ci sono strutture statali adeguate ad accogliere questo bisogno il ricorso ad attori privati diventa normale, in perfetto allineamento con lo spirito dei tempi che viviamo -commenta Giorgio Villa, psichiatra e antropologo-.

La sanità pubblica è stata depauperata drammaticamente e fatica a rispondere. Di fronte a questa situazione di carenza i privati ci mettono la faccia e il marchio sopra, in questo caso con cifre anche abbastanza ridicole”.

L'hub di Jonas “La panchina”, che si trova a Corvetto negli spazi della comunità di Sant’Egidio, è sostenuto da Fondazione Amplifon con donazioni per 39.830 euro e 10mila euro spesi in via preliminare per la ristrutturazione degli spazi. “Il porto”, invece, nella Casa della carità a Crescenzago, è finanziato da Zurich insurance con settemila euro.

Mentre “Il Papavero”, nella Casa di quartiere Satta a Quarto Oggiaro, ha ricevuto diecimila euro dalla multinazionale farmaceutica specializzata in disturbi psichiatrici e neurologici, Lundbeck Italia, per la realizzazione di un servoscala. A breve si aggiungerà anche un quarto centro a Selinunte, zona San Siro, con il contributo di Samsung per 300 colloqui gratuiti riservati a "studenti, famiglie e cittadini”.

A conti fatti la cifra di cui si parla per rendere sostenibile il progetto non supera i 70mila euro, briciole per i bilanci delle aziende coinvolte: Samsung ha chiuso il quarto trimestre 2025 con risultati record e un utile operativo di 13,7 miliardi di euro e Lundbeck ha registrato un utile netto nel 2025 di 955,36 milioni di euro a livello globale.

Per Recalcati, ideatore dell’iniziativa, non c’è alcuna interferenza tra l’attività di psicoterapeuti e psicologi e le grandi multinazionali coinvolte. Lo conferma anche Natascia Ranieri, psicologa responsabile di Jonas, che assicura ad Altreconomia che le donazioni sono liberali e in nessun modo accordi di tipo commerciale.

Appare però perlomeno evidente lo squilibrio di potere tra una società cooperativa come Jonas e le quattro grandi multinazionali coinvolte, ma soprattutto spicca la corrispondenza di target tra i beneficiari del progetto e i clienti delle grandi aziende. Tanto che durante una presentazione il 25 marzo scorso alla Casa della psicologia, nella centralissima piazza Castello di Milano, parlando di periferie lo stesso Recalcati ha affermato:

“Abbiamo convinto per prima la Fondazione Amplifon che lavora con una popolazione anche questa tipica delle periferie: quella degli anziani”. Le perplessità sono condivise anche da Vittorio Agnoletto, medico del lavoro e docente del corso di Globalizzazione e politiche della salute all’Università degli Studi di Milano.

“Il mio criterio è sempre stato che quando si fornisce un servizio pubblico, specialmente se si tratta di ambiti così delicati e rivolti a una popolazione fragile, si deve precauzionalmente evitare ogni possibile forma di conflitto di interesse. È poi evidente che in questo specifico caso non stiamo parlando di un progetto di vendita di oggetti materiali ma dell’immagine degli sponsor a una platea che è sensibile ai loro prodotti sul mercato e che ne è quindi potenziale cliente”.

Nella stessa domanda di partecipazione al “Bando welfare” del Comune, Jonas specifica che le multinazionali, con nomi e loghi, compariranno all'interno della loro pagina web, sui social media (Facebook, Instagram) e sui materiali di stampa (locandine, brochure, etc.). “Non c’è dubbio che quando parliamo del disagio psichico e psichiatrico siamo di fronte a un settore infinitamente attraente, grande e sensibile, che è diventato una parte strutturale del mercato", spiega Gianni Tognoni, responsabile di ricerca farmacologica, clinica, epidemiologica e di salute pubblica.

Per lui, la proposta di Jonas non è nient'altro che un piccolo pezzo di questo meccanismo, dove le cifre sono così piccole da risultare un "esercizio fuorviante di assistenzialismo che è da un lato propaganda del privato e dall’altro motivo di diminuita presa di responsabilità del pubblico, comunale e regionale”. Come fa notare Nicoletta Dentico, esperta di sanità e a capo del programma di salute globale di Society for international development, il rischio che si nasconde dietro iniziative di questo tipo è la “progettificazione” della funzione pubblica:

"Il pericolo è di avallare un modello che non è neanche pubblico-privato ma privato-privato, visto che il pubblico sembra 'lavarsene le mani' e la sola sua preoccupazione risulta l’identificazione di partner privati per l'erogazione del servizio". Riprendendo infatti le parole di Recalcati dell’incontro di fine marzo alla Casa della psicologia:

“Bisogna essere pragmatici, efficaci e per essere efficaci bisogna convincere i partner che il nostro progetto è credibile e che farà il bene della città [...] Parliamo di risorse importanti perché più il progetto cresce più avremo bisogno di partner che lo sostengono”. Durante la prima presentazione dell'iniziativa PPP, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale lo scorso 10 ottobre, l’assessore al Welfare e salute Lamberto Bertolè ha ribadito che “la salute mentale non è un tema di serie B”.

Dopo la pandemia da Covid-19 di salute mentale se n’è parlato molto, “la speranza -conclude la dottoressa Costantino- è che non rimanga solo retorica. Perché finora sia a livello locale sia nazionale quella mentale resta la cenerentola della salute”. © riproduzione riservata L'articolo Salute mentale, “psicoanalisi nelle periferie” e ruolo pubblico.

Il caso di Jonas Milano proviene da Altreconomia.

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