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Pianoterra supporta la genitorialità per migliorare il futuro
I primi mille giorni di vita, dal concepimento al compimento del secondo anno d’età, sono fondamentali per tutto quello che verrà in futuro. Moltissimi studi confermano che le disuguaglianze o i privilegi sperimentati in quella finestra hanno la potenzialità di determinare il resto della vita.
Intervenire su quelle disuguaglianze, redistribuire quei privilegi è letteralmente un modo per costruire un futuro migliore. Non solo per le donne e gli uomini che diventeranno quelle bambine e quei bambini, ma per l’intera società.
È quello di cui si occupa la storia dal futuro di oggi che da diciott’anni, a Napoli e non solo, assiste future madri, madri, nuclei familiari e bambine e bambini. Si chiama Pianoterra, come il libro di Erri De Luca ma anche per esprimere un concetto molto semplice: un’accoglienza a bassa soglia.
Un posto destinato a chiunque ne abbia bisogno. E che non sta sopra di te: con cui sei sullo stesso piano di chi ti aiuta e di chi viene aiutato con te. © Associazione Pianoterra ETS Pianoterra getta le basi per una crescita sana e armoniosa Me l’ha raccontata Giusy Muzzopappa, responsabile dell’area comunicazione e raccolta fondi. «L’idea è venuta ai nostri tre soci fondatori:
Alessia Bulgari (fotografa, prima presidente dell’associazione), Flaminia Trapani (psicologa, psicoterapeuta e responsabile scientifica) e Ciro Nesci (logopedista, attuale presidente). Lavoravano nel pubblico, supportavano bambine e bambini con difficoltà di apprendimento che di solito emergevano quando cominciavano a frequentare la scuola.
Spesso non avevano un’origine fisiologica. Erano frutto di un disagio, di una condizione sfavorevole in cui erano nati e cresciuti che si era consolidata per poi esplodere una volta che arrivavano in età scolare».
Da questa frustrazione è nata l’idea di creare un’associazione che avesse come scopo interventi diretti a donne in gravidanza o bambine e bambini da 0 a 3 anni. «Si tratta, spiega Muzzopappa, di un arco di tempo preziosissimo, in cui si gettano le basi per una crescita sana e armoniosa. E in cui, per converso, privazione e malnutrizione possono avere effetti che non è detto si recuperino». © Associazione Pianoterra ETS Pianoterra progetta spazi per bambine, bambini e giovani famiglie Ogni anno Pianoterra supporta circa 1.500 genitori e i loro bambini.
Il bilancio sociale parla chiaro: 13mila nuclei familiari tra le città in cui opera (Napoli, Castel Volturno e Roma) e lo sportello nell’Ospedale Antonio Cardarelli tra il 2008 e il 2024. «Gli interventi hanno livelli diversificati di presa in carico», racconta Muzzopappa. «Ci sono persone che frequentano attività come i laboratori di lettura, il corso di baby massage o gli altri. Poi ci sono le prese in carico più approfondite, che sono circa 300.
In questo caso si apre un vero e proprio percorso con la famiglia. Al Cardarelli – prosegue – siamo in contatto diretto con la terapia intensiva neonatale e supportiamo i nuclei più fragili.
Ma offriamo anche attività in reparto come lettura in gravidanza o precoce, percorsi di accompagnamento alla nascita last minute e simili». L’associazione oggi ha diciott’anni e due sedi in centro a Napoli; una a Castel Volturno, città in provincia di Caserta ad alta densità di nuclei familiari migranti; una a Tor Bella Monaca, nella periferia di Roma.
A breve, probabilmente in autunno, nel cuore del centro storico di Napoli nascerà uno spazio polifunzionale di tre piani frutto della partnership di lungo corso tra la Fondazione Beta e l’Associazione Pianoterra. Qui saranno ospitate tutte le attività dell’associazione, garantendole in maniera gratuita ai nuclei vulnerabili e offrendole, dietro quota associativa, a tutte le famiglie interessate. «Per noi è un salto di qualità.
Il centro di Napoli è ormai stritolato, non esistono spazi progettati per bambine e bambini o per famiglie». Il primo pilastro: si lavora con il pubblico C’è una serie di pilastri, spiega Muzzopappa, nell’operato di Pianoterra.
Il primo è il lavoro in concerto con i servizi territoriali, che segnalano i casi da trattare e con cui si lavora in rete. «Non ci sostituiamo a quello che c’è già sul territorio ma anzi attiviamo quei servizi. Il rapporto tra privato sociale e pubblico non deve essere né di ridondanza né di sostituzione o di delega.
In tutti i nostri interventi creiamo protocolli d’intesa con scuole, servizi sociali, Asl, ospedali, punti nascita. Loro ci inviano persone e noi costruiamo una rete intorno». © Associazione Pianoterra ETS Il secondo pilastro: il supporto materiale ha sempre come finalità l’emancipazione Il secondo pilastro è la metodologia d’intervento.
Si parte dalla risposta a un bisogno materiale e da quello si costruisce un percorso più ampio. «Lavoriamo con nuclei familiari particolarmente vulnerabili, spesso manca tutto. Così, il primo aggancio è il sostegno materiale.
Però poi chiediamo di compiere un percorso insieme, un progetto di mutua responsabilità». Progetto che prevede una cura a 360 gradi della maternità, della primissima infanzia e dell’esperienza della gravidanza. «A volte arrivano donne completamente sole, magari migranti, che al settimo o all’ottavo mese non hanno mai fatto una visita medica, un prelievo.
Le accompagniamo nello svolgimento di tutti gli esami garantiti dal Servizio sanitario nazionale. A volte le accompagniamo anche fisicamente, per fare mediazione linguistica o culturale».
Le attività di Pianoterra, in pratica, costruiscono ponti tra le giovani famiglie e le istituzioni, per garantire l’accesso a servizi che spesso non godono del supporto di mediatrici o mediatori. «Tutto il supporto che offriamo», conclude, «ha come finalità l’emancipazione. Vogliamo metterti nelle condizioni di non aver più bisogno di noi».
Le beneficiarie e i beneficiari finali sono sempre bambine e bambini. È chiaro che, concentrando larga parte delle attività nella fascia 0-3 anni e un’altra nella fascia 3-6 anni, anche i genitori sono un target.
Il terzo pilastro: tutela e protezione di bambine e bambini Il terzo pilastro è la promozione della cultura della tutela e della protezione dei bambini. «Da quando siamo nati siamo partner di Save the Children – spiega – e questo ci ha fatto maturare l’idea di cosa voglia dire creare ambienti sicuri intorno ai bambini. Nel corso degli anni abbiamo elaborato una policy di tutela e protezione.
Da qualche anno promuoviamo percorsi di sensibilizzazione e formazione con alcuni dei partner con cui lavoriamo e a cui chiediamo di adottarla o di elaborarne una autonoma». Non è una formalità.
Pianoterra lavora in contesti vulnerabili, spesso incontra nuclei familiari attraversati dalla violenza. Donne che subiscono maltrattamenti domestici o sono coinvolte in percorsi di uscita.
Bambine e bambini vittime dirette o che assistono a casi di violenza. «Protezione e tutela – illustra – significa un ampio ventaglio di interventi. Significa far parte di una rete che si attiva quando un bambino è a rischio immediato di violenza, o in situazioni in cui apparentemente non ci sono rischi, ma ci sono segnali.
Lavoriamo di formazione preventiva con i genitori e con i contesti in cui questi si trovano. Lavoriamo con le scuole, con i nidi, con le scuole d’infanzia». © Associazione Pianoterra ETS Come si arriva a Pianoterra?
E cosa succede poi? Un nucleo familiare, o più spesso una madre, arriva a Pianoterra su segnalazione dei servizi sociali, delle scuole o delle Asl.
Può capitare che arrivino per passaparola, o su richiesta del Tribunale, che dispone un percorso di accompagnamento alla genitorialità. A partire dal bisogno materiale espresso, viene costruita una relazione di fiducia e si sviluppano percorsi di accompagnamento alla nascita o alla prima infanzia.
Fondamentale, in quest’ottica, lo sportello di orientamento socio-sanitario che guida le giovani famiglie anche per le pratiche burocratiche: dall’attivazione dello Spid all’iscrizione all’asilo nido. «Facciamo incontri con esperti di salute materno-infantile: il pediatra, la ginecologa, l’ostetrica, la logopedista, la nutrizionista, la consulente per l’allattamento. Costruiamo per le donne occasioni in cui incontrare queste professionalità, grazie anche alla presenza di mediatori mediatrici linguistico-culturali.
L’obiettivo è rafforzare le competenze genitoriali». L’associazione promuove anche attività genitore-bambino per diverse fasce d’età: lettura ad alta voce, ascolto di musica precoce, baby massage, gioco e gioco libero, con e senza genitori. «In tutte le nostre sedi, spiega, c’è uno spazio giochi che intrattiene le più piccole e i più piccoli durante le attività degli adulti».
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Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Bisettimanale I gruppi d’ascolto per mamme diventano «spazi tutti per sé» La presenza degli spazi giochi apre il racconto a una delle attività più richieste: i gruppi di parola. Sono momenti in cui le mamme si riuniscono e si confrontano, con la presenza di una psicologa e di un’educatrice.
Non ci sono argomenti predefiniti: ciascuna può portare domande, preoccupazioni o dubbi, o ascoltare quelli altrui. «Molte donne con cui lavoriamo sono incredibilmente sole. Magari sono di origine straniera e stanno vivendo la maternità in un Paese che non conoscono, in cui si parla una lingua che non conoscono».
Il confronto tra pari, come occasione di crescita, è all’origine di un aneddoto che, secondo Muzzopappa, rappresenta pienamente lo spirito di Pianoterra. «La caratteristica principale dei gruppi d’ascolto è la totale orizzontalità e autogestione. Non ci sono regole.
Tra i nostri obiettivi, però, c’era il fatto che il gruppo diventasse un luogo di autodeterminazione per le donne. Uno dei primi passi, per noi, era riuscire a parlare loro in quanto donne, non solo in quanto madri».
Inizialmente gli incontri non erano preclusi ai bambini, ma lo spazio giochi era comunque a disposizione. «Nessuna di loro li lasciava, forse anche temendo di essere giudicata dalle altre. Le mie colleghe che lavorano nei gruppi non sono intervenute immediatamente.
Hanno fatto in modo che il bisogno emergesse dopo qualche incontro, chiedendo alle donne se preferissero lasciare bambine e bambini nello spazio giochi, ed è stato come un miracolo: tutte loro hanno espresso la volontà che il gruppo fosse uno spazio solo per loro. Hanno scelto di proteggere quell’ora del proprio tempo.
Questo fa capire anche come lavoriamo: abbiamo i nostri obiettivi, ma il percorso si fa insieme, rispettando tempi e risorse di ciascuna». © Associazione Pianoterra ETS Seminare oggi un futuro migliore per domani La parola che è ricorsa più volte nel corso dell’intervista è stata emancipazione. Il lavoro che l’associazione produce ogni giorno ha una finalità lontana nel tempo.
Si agisce sulle ingiustizie di oggi per migliorare il mondo di domani. Per questo Pianoterra è una storia dal futuro. «Lavoriamo ogni giorno per il futuro», conclude Giusy Muzzopappa. «Non vedremo i risultati di questo lavoro, ci fermiamo prima che diano i loro frutti.
In parte è frustrante: fai tanta fatica, sarebbe bello avere anche gratificazioni. D’altra parte però siamo consapevoli del fatto che stiamo rendendo il futuro migliore.
Il nostro è un lavoro di semina: mettiamo insieme tasselli oggi, per fare in modo che le comunità funzionino un po’ meglio domani». Se ti è piaciuta questa storia, iscriviti alla newsletter Storie dal futuro.
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