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L’Unione europea continua a tagliare gli aiuti pubblici allo sviluppo, e non è la sola

Lunedì 20 aprile 2026 ore 05:00 Fonte: Valori

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L'Unione Europea ha ridotto nel 2025 il budget per gli aiuti pubblici allo sviluppo del 13,8% e prevede di proseguire su questa strada anche in futuro, evidenziando una tendenza generale di diminuzione degli aiuti da parte di vari attori internazionali.
L’Unione europea continua a tagliare gli aiuti pubblici allo sviluppo, e non è la sola
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La cooperazione non è più una priorità per l’Unione europea e i suoi Stati membri. A certificarlo sono i dati preliminari dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europeo (Ocse) sull’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) per il 2025.

Per il terzo anno consecutivo gli Stati membri dell’Unione europea stanno riducendo la spesa per gli aiuti pubblici allo sviluppo. Mentre aumentano i soldi destinati al riarmo.

L’Unione europea ha tagliato del 13,8% il budget 2025 per gli aiuti pubblici allo sviluppo Questa tendenza al ribasso non è iniziata nel 2025. I contributi degli Stati membri sono diminuiti già del 9,9% già dal 2024, con ricadute negative per i Paesi meno sviluppati che hanno ricevuto solo il 14% dei finanziamenti Aps dai governi europei e il 18,3% dalle istituzioni dell’Unione.

Come denuncia Concord, la confederazione delle Ong europee, per sostenere la riduzione della povertà e delle disuguaglianze nel mondo l’Unione dovrebbe destinare una quota maggiore di fondi a settori come la sanità, l’istruzione e la protezione sociale. Ma i dati dell’Ocse mostrano una presa di posizione di segno diametralmente opposto.

Anziché investire di più, l’Unione europea ha tagliato del 13,8% il budget del 2025. E si appresta a continuare su questa linea anche nel prossimo futuro Per il periodo 2025-2027, infatti, sono già previsti tagli da 2 miliardi di euro per lo Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (Ndici).

Il prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2032 dovrebbe vedere un’ulteriore riduzione del 35% del bilancio destinato agli aiuti allo sviluppo. Dalla cooperazione internazionale alle «partnership reciprocamente vantaggiose» Ma questi tagli non avvengono nel nulla.

L’Unione sta infatti cambiando la sua politica in termini di aiuti esteri. Emblema di questo cambio di posizione è il Global Gateway, un piano da 300 miliardi di euro pensato per finanziare infrastrutture in Africa, Asia e America Latina presentato nel 2021 dalla Commissione.

Obiettivo del Global Gateway è creare delle «partnership reciprocamente vantaggiose» che sostengano da una parte lo sviluppo dei Paesi terzi, ma che dall’altra siano utili per portare avanti l’autonomia strategica dell’Unione europea. I progetti spaziano dalla connettività internet in Africa, alle reti di energia rinnovabile che un giorno potrebbero rifornire l’Europa.

Come denunciato da Concord, le istituzioni e gli Stati membri dell’Unione potrebbero presentare questo passaggio all’«interesse reciproco» come un’opportunità. Ma ciò avviene attraverso tagli sproporzionati agli aiuti pubblici allo sviluppo proprio nei settori di massima priorità, dove sono più necessari.

Newsletter Iscriviti a Valori Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile. Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima La strategia presentata dalla Commissione però non è ancora entrata in vigore, in quanto non ha ricevuto l’assenso del Parlamento.

Gli europarlamentari hanno infatti espresso le loro perplessità in un documento del 2025. Hanno chiesto maggiore trasparenza sui finanziamenti e sull’impatto dei progetti, l’adozione di un approccio meno centralizzato e più attento ai bisogni dei partner, di una strategia che eviti l’indebitamento di chi riceve gli aiuti e il rafforzamento del ruolo del Parlamento, nonché una maggiore partecipazione della società civile.

L’Unione europea non è l’unica a sacrificare gli aiuti pubblici allo sviluppo L’Unione europea non è sola in questo cambio di paradigma. Anche i Paesi che hanno solitamente investito in aiuti pubblici allo sviluppo hanno ridotto i fondi negli ultimi anni.

La Svezia ha annunciato un taglio di 10 miliardi di corone per i progetti in Mozambico, Zimbabwe, Liberia, Tanzania e Bolivia. Dieci programmi di cooperazione scaduti nel 2025 sono stati prorogati di soli sei mesi, fino al 30 giugno 2026.

La Francia ha tagliato del 35% degli aiuti pubblici allo sviluppo nel 2025. La Germania già nel 2024 ha ridotto questa voce di spesa a 11,2 miliardi di euro, circa il 7-8% in meno rispetto al 2023, e ha continuato su questa linea anche nel 2025.

La Svizzera ha previsto un taglio di 110 milioni di franchi svizzeri, il che si tradurrà nella chiusura o nell’affidamento a terzi dei programmi di sviluppo in Albania, Bangladesh e Zambia entro il 2028. Il Regno Unito ha iniziato a tagliare i fondi per la cooperazione già nel 2021 e continuerà a farlo fino al 2027 per poter aumentare gli investimenti in difesa.

L’Italia invece non ha operato tagli particolari del budget ma ha fatto propri i principi del Global Gateway, destinando i fondi verso progetti che favoriscono il contenimento dei flussi migratori e l’indipendenza energetica. L'articolo L’Unione europea continua a tagliare gli aiuti pubblici allo sviluppo, e non è la sola proviene da Valori.it.

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