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Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale

Martedì 21 aprile 2026 ore 18:31 Fonte: Rivista Studio
Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale
Rivista Studio

Cos’hanno in comune Francia, Italia e Germania? Oltre a dare i natali ai tre personaggi di ogni barzelletta che si rispetti (ci sono un francese, un italiano e un tedesco che…), tutti e tre questi Paesi, attraverso i loro Capi di Stato e Primi Ministri, hanno a più riprese dichiarato che non arresterebbero il Premier israeliano Benjamin Netanyahu se questo dovesse venire in visita di Stato o anche soltanto in vacanza da loro.

Al contrario, il neoeletto Primo Ministro ungherese Péter Magyar, dopo aver battuto Viktor Orbán alle elezioni e aver annunciato lo spegnimento delle trasmissioni della tv di Stato, complice di aver «trasmesso 16 anni di disinformazione», ha dichiarato che darà ordine alle sue forze dell’ordine di arrestare Netanyahu qualora questi entrasse in territorio ungherese. Ci sarà rimasto male Netanyahu, che aveva già accettato l’invito dell’ex Presidente Orbán e stava già organizzato una visita di Stato in Ungheria per il prossimo autunno.

A novembre 2024, la Corte Penale Internazionale ha spiccato un mandato di cattura nei confronti di Netanyahu per presunti crimini contro l’umanità. Nello specifico, come si legge nel testo del mandato, il Primo Ministro israeliano è «presumibilmente responsabile dei crimini di guerra consistenti nell’uso della fame come metodo di guerra e nel dirigere intenzionalmente un attacco contro la popolazione civile; nonché dei crimini contro l’umanità consistenti in omicidio, persecuzione e altri atti disumani, commessi almeno dall’8 ottobre 2023 fino almeno al 20 maggio 2024».

Teoricamente – come dovrebbe funzionare nel diritto internazionale – ogni stato che riconosce l’autorità della CPI dovrebbe arrestare Netanyahu e consegnarlo al tribunale competente. Vi chiederete: se l’Ungheria è tra i Paesi che l’autorità della CPI la riconoscono, com’è possibile che Netanyahu sia stato ricevuto in pompa magna a Budapest ad aprile dello scorso anno?

La risposta, come sembra accade con la politica internazionale, sta in un cavillo burocratico: tecnicamente l’Ungheria è tra i Paesi membri della CPI ma, proprio poco prima della visita di Netanyahu dello scorso aprile, Orbán aveva annunciato l’intenzione di ritirare il suo Paese da questo consesso internazionale. Qui arriva il cavillo burocratico: da statuto della CPI, la procedura di abbandono da parte di un Paese impiega un anno per diventare ufficiale.

Quindi, dal momento dell’annuncio al momento dell’abbandono, il Paese in questione è tecnicamente membro ma sostanzialmente no. Per non farsi mancare nulla, poi, Orbán aveva assicurato a Netanyahu l’immunità da tutte le accuse che la CPI gli rivolgeva.

Magyar ha immediatamente annullato tutte queste decisioni prese dal suo predecessore: non solo ha detto chiaramente al Premier israeliano che se dovesse mettere piede in Ungheria verrà arrestato e consegnato al CPI, ma anche interrotto la procedura di uscita dell’Ungheria dai Paesi membri della Corte.

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