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Mercoledì 22 aprile 2026 ore 09:07

Cultura

Il boom è già finito, la crisi non è ancora iniziata, ma nel frattempo fare fumetti in Italia è diventata una faccenda molto complicata

Mercoledì 22 aprile 2026 ore 07:12 Fonte: Rivista Studio
Il boom è già finito, la crisi non è ancora iniziata, ma nel frattempo fare fumetti in Italia è diventata una faccenda molto complicata
Rivista Studio

In questi giorni si è parlato molto dello stato del fumetto italiano, inteso non solo come filiera produttiva ma come insieme complesso di strutture, case editrici e titoli. Per l’ennesima volta, è stata affrontata la crisi dell’edicola, con tutte le sue conseguenze sul settore, e sono state prese in considerazione alcune delle scelte più recenti degli editori, come Saldapress, di chiudere collane o comunque di rallentare la pubblicazione di particolari titoli.

Se facciamo un passo indietro e diamo un’occhiata ai dati diffusi dall’AIE, l’Associazione Italiana Editori, scopriamo che questa crisi ha radici molto più lontane e che riguarda l’intera editoria: rispetto al 2024 sono stati venduti circa tre milioni di libri in meno, arrivando a un totale di 99,5 milioni. C’è stata una crescita, anche se leggerissima, del digitale e degli audiolibri.

Questo rallentamento del mercato italiano è, per certi versi, coerente con quello che è avvenuto nel resto del Continente: anche la Germania, i Paesi Bassi e la Francia hanno registrato delle perdite. Gli unici mercati che sono cresciuti sono stati quello della Spagna, ma di poco, e quello del Portogallo.

I dati diffusi da AIE dimostrano anche un’altra cosa: queste perdite hanno colpito in modo differente i vari editori. Quelli più grandi hanno resistito di più, mentre quelli più piccoli hanno accusato con più forza il colpo.

L’unico settore che sembra andare bene è quello dedicato ai ragazzi: libri illustrati, fumetti; storie pensate ad hoc per un target forte, pronto ad accogliere le novità e, soprattutto, a comprare. Lo stesso calo ha colpito il fumetto, con un assestamento dei numeri rispetto al 2024.

I manga, che per molti anni hanno rappresentato il traino dell’offerta, hanno cominciato a rallentare e, in alcuni casi, a perdere posizioni e copie. Stando a quello che dice Michele Masiero, direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore, il fumetto italiano «sta sia bene che male»: «E questo perché, sostanzialmente, ha dentro di sé sia le caratteristiche dell’editoria che dell’entertainment.

Da un lato, non c’è mai stata così tanta offerta di fumetti come adesso. Dall’altro lato, e questo riguarda più direttamente la Bonelli, c’è la crisi profonda dell’edicola, che sembra irreversibile».

Quella a cui stiamo assistendo è una graduale quanto inesorabile scomparsa del fumetto considerato come prodotto di intrattenimento di massa, venduto a basso costo. Nonostante questo, dice sempre Masiero, il fumetto continua a essere il baluardo dell’edicola: «Raccoglie numeri molto, molto importanti».

La trasformazione di Sergio Bonelli Editore È chiaro che questa crisi sta colpendo molto la Sergio Bonelli Editore, che è stata costretta ad adattarsi al mercato e ad allargarsi anche a un altro tipo di offerta e di distribuzione. Dice Masiero: «Con la nostra etichetta libraria ristampiamo volumi usciti in edicola in edizioni da libreria oppure proponiamo delle novità.

Ovviamente questo spostamento non può compensare il numero di copie che, una volta, giravano in edicola. Quello del fumetto è un mondo in trasformazione, e noi dobbiamo muoverci in due direzioni contemporaneamente: con l’edicola, che è lo spazio che i nostri lettori conoscono meglio, e con la libreria, dove si distribuiscono volumi cartonati, a colori, con un prezzo diverso, e dove possiamo sperimentare».

Con la riduzione del lavoro sui titoli distribuiti in edicola, si è creata una sorta di frattura tra l’editore e alcuni suoi collaboratori: nel corso di queste settimane, si è parlato spesso del “licenziamento” – usiamo le virgolette, perché non è proprio corretto – di fumettisti. «Abbiamo dovuto chiudere diverse testate, e ognuna di queste testate pubblicava almeno cento pagine al mese, in edicola, e quindi è facile immaginare il numero di persone coinvolte», spiega Masiero. «Le nostre tariffe sono figlie del boom degli anni Novanta e dell’inizio degli anni Duemila, quando avevamo raggiunto delle cifre di venduto molto importanti grazie a tutta l’offerta e, in particolare, al successo di Tex e Dylan Dog. Noi abbiamo ancora le tariffe di quegli anni, che sono legate a un mondo che, onestamente, non esiste più.

E intendiamoci: era giusto così. Sergio Bonelli voleva ridistribuire il successo anche tra i collaboratori.

Oggi, però, i numeri ci dicono che questo modello fa fatica a reggere». Passare a un modello differente, almeno per l’edicola, non è un processo né lineare né immediato.

Serve tempo, dice Masiero. «E poi vorrebbe dire penalizzare ulteriormente i nostri collaboratori, e non è giusto». In libreria, invece, il discorso è diverso: «C’è un altro tipo di contratti e di tariffe».

Masiero tiene a ribadire un punto: «Nessuno è stato lasciato a casa all’improvviso. È importante riconoscere in che mondo ci ritroviamo: non è più possibile garantire la stessa continuità lavorativa che c’era anni fa».

Sergio Bonelli Editore, continua Masiero, tiene enormemente ai suoi collaboratori. Ma con lo stravolgimento del mercato, l’aumento dei costi, la crisi dell’edicola e la diminuzione delle testate sta diventando difficile garantire un rapporto di lavoro costante. «Ognuno di noi reagisce in modo diverso.

Io potrei dire cose totalmente differenti rispetto a quelle che sono state dette da alcuni autori, ma non lo faccio. Il punto è che lo sfogatoio dei social, di Internet, dà spazio a qualunque cosa.

E quindi tutti si lasciano andare, e nascono costantemente delle polemiche. Noi agiamo come azienda; non lanciamo proclami nell’etere.

Ho sentito dire cose assurde, come centinaia di persone lasciate a casa dall’oggi al domani. E non è vero, lo ripeto».

Parallelamente all’offerta di titoli originali, Bonelli sta rafforzando sempre di più la sua offerta di titoli su licenza. «Compriamo licenze che possono avere una risonanza con la nostra linea editoriale. Chiaramente la distribuzione libraria ha le sue necessità.

Avere una licenza permette di bilanciare quelli che sono i costi molto alti delle produzioni originali. Ma non è una cosa nuova: la Bonelli lo ha sempre fatto, fin dagli anni Ottanta.

Spesso pubblichiamo opere che sono uscite in altri mercati e che sono state realizzate da autori che collaborano già con noi». Un altro rumor che si è rincorso in questi mesi, a proposito della Sergio Bonelli Editore, è la possibile acquisizione da parte di Panini Comics. «Mi fa sorridere anche solo chiamarla teoria del complotto», dice Masiero «Ma è una notizia priva di qualunque fondamento».

Per un colosso come Sergio Bonelli Editore, una questione piuttosto importante e, per certi versi, urgente è rappresentata dalla digitalizzazione del suo enorme archivio. «Negli ultimi anni, ci siamo impegnati nello sviluppo e nella creazione di una nostra piattaforma, che si chiama Bonelli Digital Classic, dove continuiamo a caricare contenuti», spiega Masiero. «In questo momento, sono disponibili centinaia di migliaia di pagine. Non ci sono le ultime novità, gli albi vengono caricati a sei mesi di distanza perché vogliamo comunque valorizzare l’edicola.

La risposta dei lettori è ottima, ed è importante essere presenti anche in questa modalità, ma non si può certo parlare di boom per le versioni digitali dei fumetti. Continuano a essere preferite le copie cartacee.

Allo stesso tempo, stiamo potenziando la vendita diretta sul nostro shop e stiamo esplorando canali differenti di distribuzione». La trasformazione della Sergio Bonelli Editore passa, poi, da un altro elemento: la sua natura, sempre più consistente e conclamata, di media company.

Negli ultimi anni, infatti, sono stati prodotti film live action e serie animate basate sui titoli della casa editrice. Da Dampyr a Dragonero.

Uno dei progetti più attesi è la serie live action di Dylan Dog, personaggio che quest’anno compie quarant’anni. «La testata di Dylan Dog sta bene, considerando la sua storia e lo stato generale del mercato. Continua a essere un asset fondamentale per la Bonelli», dice Masiero. «A breve faremo nuovi annunci».

La Sergio Bonelli Editore è uno di quei grandi editori di cui parlavamo all’inizio: che hanno abbastanza risorse e una struttura abbastanza solida da accusare relativamente, anche a fronte della crisi dell’edicola, il calo delle vendite. Ovviamente è una considerazione estemporanea, che si basa molto sullo stato attuale del settore.

Dalla sua parte, la Bonelli ha alcune delle IP più importanti del mercato. E negli ultimi mesi ha dimostrato un dinamismo importante, lavorando a opere come Orbit Orbit di Caparezza: che, con il resto della linea editoriale, sembra avere poco a che fare, ma che ha ottenuto un grande successo e vendite importanti.

E non è un caso se, appena poche settimane fa, è stato annunciato un nuovo progetto con il coinvolgimento di un altro cantante: la biografia a fumetti di Vasco Rossi. Le scelte di Saldapress La situazione, però, non è uguale per tutti.

Questo è importante ribadirlo. Se da una parte ci sono editori come Sergio Bonelli, dall’altra ci sono editori come Saldapress, che appena poche settimane fa, via social, ha annunciato la chiusura di due collane: quella dedicata ai manga, che rappresentava una vera e propria novità per l’offerta generale della casa editrice, e quella del Massive-verse.

Andrea Ciccarelli, direttore editoriale di Saldapress, spiega che la chiusura di queste due collane non cambia quello che è l’obiettivo della casa editrice. «Noi continuiamo a seguire principalmente le pubblicazioni di Image e Skybound, proponendo poi occasionalmente altro. In una situazione economica come quella attuale, però, abbiamo dovuto fare delle scelte.

Non siamo una multinazionale, non abbiamo energie e risorse infinite e non possiamo permetterci di continuare a pubblicare titoli in perdita: dal punto di vista imprenditoriale non lo consideriamo sano. Così, pur con dispiacere per le due collane che abbiamo dovuto sospendere, abbiamo preferito concentrarci sui nostri titoli più importanti e forti, garantendo stabilità alla casa editrice.

Siamo arrivati alla conclusione del primo ciclo narrativo del Massive-verse, mentre per la collana dei manga la questione era decisamente più complessa. In generale, la nostra situazione su quei titoli non era molto diversa da quella del resto del mercato.

I nostri numeri erano inevitabilmente più bassi, sia perché siamo una casa editrice specializzata in altro sia perché il settore manga si trova ormai in una saturazione che spinge verso il basso tutto ciò che non è un top seller». Ciò nonostante, dice Ciccarelli, Saldapress è riuscita a registrare dei buoni risultati nel 2025. «Il merito è stato indubbiamente della combinazione tra il boom di Invincible – legato al successo della serie animata — e la conferma dell’ottima performance dell’Energon Universe, cioè Transformers & co.

Per tutti gli editori, però, c’è stato un aumento enorme dei costi che ha portato a un inevitabile ritocco dei prezzi. Noi abbiamo cercato di limitarli il più possibile, o almeno di non renderli estremi.

C’è poi una difficoltà ulteriore per gli editori come noi: la distribuzione. Diventa sempre più difficile, tranne che per pochi titoli, conquistare spazio in libreria.

Le fumetterie sono volenterose, fanno moltissimo, ma per dinamiche di vendita restano una dimensione a parte. Ti faccio un esempio:

Tanno di Giovanni Lindo Ferretti e Michele Petrucci è andato benissimo in libreria, ma è stato pressoché ignorato dalle fumetterie. Questo per dire che, oltre a questi casi specifici, nel 2025 abbiamo potuto contare sulla solidità di un brand come Godzilla e di una serie storica come The Walking Dead, che continuano a macinare ottimi numeri».

La chiusura della collana dedicata ai manga mette in risalto un altro problema per case editrici come Saldapress. «Lavorare con gli editori giapponesi è complesso», spiega Ciccarelli. «Serve una struttura ad hoc per tradurre e sviluppare i contratti, ma anche per mantenere una necessaria continuità nel lavoro redazionale. In generale, il mercato del fumetto è molto fragile: lo è nei rapporti tra chi ci lavora e lo è nel sistema della distribuzione.

È un discorso che non si può ignorare: nelle grandi catene viene promosso innanzitutto ciò che è già best seller o che editorialmente appartiene alle catene stesse. Se poi ci sono titoli particolarmente forti, viene concesso un minimo di spazio anche a quelli, ma parliamo di eccezioni.

Lo scetticismo della libreria verso la maggior parte del mercato del fumetto si avverte fortissimo: è il risultato di una scelta precisa delle grandi catene, che puntano a monetizzare al massimo e nel minor tempo possibile una risorsa ormai scarsa come lo spazio sullo scaffale». Come altri editori anche Saldapress non è particolarmente aggressiva con il suo shop online, ma è qualcosa – ammette Ciccarelli – su cui è importante lavorare. «La distribuzione fisica in libreria continua a diventare sempre più costosa e meno efficace nel far arrivare il libro ai suoi potenziali lettori.

Non ha senso, quindi, ignorare le alternative. Non mi riferisco solo allo shop online delle case editrici, ma anche alle opportunità offerte da Amazon».

Un’altra mossa che Saldapress ha deciso di compiere, continua Ciccarelli, è l’apertura del proprio catalogo al digitale. «In Italia gli investimenti in questo settore restano ancora contenuti, ma è una risorsa da non sottovalutare. Quando si lavora su licenza non si ha piena libertà sulla scelta del prezzo di copertina, ed è quindi difficile essere competitivi solo su quel fronte.

Per noi il digitale è un servizio in più per chi preferisce questo formato, magari semplicemente perché non ha più spazio in casa, ma è anche un modo per non lasciare la domanda totalmente in mano alla pirateria. In quest’ottica, vogliamo sfruttare anche servizi come Kindle Unlimited per dare ulteriore visibilità ad alcuni titoli».

Edizioni BD/J-POP e il lavoro con il Giappone Cambiando totalmente prospettiva è interessante ascoltare chi, con i manga, ha costruito buona parte del suo successo. Marco Schiavone è l’AD di Edizioni BD/J-POP.

Dopo l’acquisizione del 70 per cento della società da parte del colosso giapponese Kadokawa, è chiaro che alcune cose, quantomeno dal punto di vista organizzativo e di risorse, sono cambiate. J-POP, però, continua a rimanere una realtà importante nel mercato italiano.

È stata una delle prime case editrici a portare in libreria i manga, curando con estrema attenzione le edizioni. «Durante la pandemia abbiamo vissuto una specie di super boom nelle vendite e nella diffusione del fumetto», dice Schiavone. «La reclusione forzata ha permesso ai lettori di avvicinarsi a cose che non conoscevano o che, per altri impegni, avevano finito per mettere da parte. Nel 2025, in libreria, sono stati venduti circa 100 milioni di libri.

Le vendite, per me, si dividono equamente tra fumetteria e libreria. Ma facciamo finta, per un momento, che ci sia una vendita maggiore in libreria.

Prendendo in considerazione entrambi i canali di vendita, sono stati venduti circa 15 milioni di fumetti. Quindi diciamo che su sette libri venduti in Italia uno è un fumetto, e questo onestamente non mi sembra niente male.

Prima del bonus Renzi, nel 2015, si vendevano 80 milioni di libri. Molti dei miei colleghi editori amano lamentarsi chiedendo fondi e sostegni governativi.

È tutta la vita che sento dire che gli italiani non leggono, che sono ignoranti; in realtà, oggi, siamo il terzo mercato europeo». Il successo dei manga in Italia, specialmente negli ultimi anni, continua a rimanere un argomento di discussione. «Tutti hanno provato a indagarne le ragioni», ribadisce Schiavone. «E in alcuni casi ci sono stati degli accordi importanti:

Mondadori ha acquisito Star Comics e Giunti si è impegnata con Toshokan. Iniziare a lavorare in un mercato, nel momento di massimo successo, è complesso.

Un po’ come è complesso cominciare a collezionare oggi le carte Pokémon: i prezzi sono più alti e tutti le vogliono. Insomma, è difficile trarre un guadagno dal manga oggi: le licenze sono più care ed escono tantissime novità».

Per intenderci: se in Francia nessun editore ha più di trecento uscite all’anno, nel 2025 Edizioni BD/J-POP ne ha avute circa quattrocento. «L’offerta è molto robusta. Le catene di fumetterie che abbiamo in Italia non esistono in nessun altro paese d’Europa, e rappresentano un cuscinetto importante per noi.

C’è sicuramente una componente sostanziale di moda: molti leggono manga, e tutti, veramente tutti, guardano anime». Che ci sia una sovrapproduzione, però, è un dato abbastanza innegabile.

Soprattutto a fronte dei numeri citati da Schiavone. «Questa è una cosa che, se vogliamo, abbiamo ereditato dalla libreria. Ed è una cosa che, se ci pensiamo, succedeva anche con l’edicola.

C’è una sovrapproduzione per avere quanto più spazio possibile in libreria, e questo non solo per spingere la propria offerta ma pure per limitare la presenza di eventuali competitor. Quando Star Comics è stata acquisita da Mondadori, io ho perso molto spazio nelle librerie del gruppo.

E mi sembra anche normale. La battaglia per lo spazio, per rendere visibili i titoli, è ancora più decisiva quando parliamo di un manga.

Perché solitamente si tratta di serie che hanno tanti volumi, non uno solo. Ho bisogno quasi di uno scaffale intero per un unico titolo.

Le librerie indipendenti fanno una fatica immensa nel proporre i manga per questo motivo: perché non c’è lo spazio». Uno dei punti principali rimane il rapporto che, in questi anni, si è creato con i distributori.

Se altri editori sono piuttosto pessimisti sull’aumento dei costi, Schiavone offre una lettura differente. «Star Comics ha Mondadori, Toshokan ha Giunti; Panini si è affidata a un grosso operatore di logistica.

Noi siamo con Messaggerie da molto tempo, e non ho visto dei cambiamenti enormi. I costi sono aumentati per tutti.

Ma per ragioni diverse: dall’inflazione ai controlli maggiori, dal prezzo dell’energia a quello della carta. C’è da dire, poi, che è cresciuto anche quello che è il potere negoziale medio dell’editore di fumetti: anni fa era difficile ottenere una certa considerazione; oggi no, oggi c’è un’attenzione più capillare per le novità».

Insomma, dice Schiavone, c’è una visione un po’ superficiale su quelli che sono i reali guadagni del distributore: «Sì, prende una parte importante degli incassi, ma deve usarla anche per ripagare le spese vive. Il vero problema, per quanto mi riguarda, è un altro: è il ritardo che si può accumulare nel ricevere i pagamenti.

Perché se già a gennaio, dopo le feste, il libraio fa fatica significa che c’è qualcosa che non va». Torna, allora, l’importanza strategica di una distribuzione attraverso gli shop online. «Non ho mai voluto fare concorrenza alle librerie o alle fumetterie.

Non ho mai pensato a un trattamento premium per chi compra direttamente sul nostro sito. E quindi forse noi siamo un po’ indietro.

Faremo qualcosa, sì, ma solo perché vogliamo rispondere a un’abitudine di un certo pubblico, che vuole un contatto più diretto. Ed è una cosa che, se ci pensiamo, succede anche alla fiere.

In fiera si vende di più perché c’è un dialogo, perché vengono date delle informazioni precise, fresche, e poi perché ci sono gadget in regalo: i ragazzi sono contenti di comprare in fiera. Ed è una cosa che voglio che trovi un riflesso anche online.

Stando sempre attenti, però, a non rubare i clienti ai librai». Edizioni BD/J-POP ha una base solida di lettori, ed è questa base solida che – spiega Schiavone – le permette di prendere le sue scelte e di muoversi in modo più libero rispetto ad altri competitor.

Tunué e il crescente successo dei fumetti per ragazzi Proprio all’inizio di questo articolo, abbiamo parlato dell’unico settore in crescita: quello, cioè, dei libri per ragazzi. Un nome che si sente spesso è Pera Toons: un autore che, forte della sua esperienza online, tra varie piattaforme e vari social, e del suo passato nella pubblicità, ha creato un vero e proprio brand.

I suoi libri continuano a essere tra i più richiesti in libreria, e non solo per quanto riguarda i fumetti. Solo l’anno scorso, tra i primi dieci fumetti più venduti, nove erano di Pera Toons.

All’inizio del 2025, quindi più di un anno fa, Tunué, il suo editore, ha annunciato che i suoi libri avevano venduto più di due milioni di copie. Nelle prime due settimane di aprile, Pera Toons è arrivato al primo posto delle classifiche dei libri più venduti, superando autori come Niccolò Ammaniti e Maurizio De Giovanni, entrambi pubblicati da una realtà consolidata come Einaudi.

Emanuele Di Giorgi, amministratore e co-fondatore di Tunué, dice che il mercato del fumetto italiano è decisamente più segmentato rispetto a un tempo. «Si parla di fumetto, sì, ma con fumetto vengono prese in considerazione diverse anime: se da una parte c’è il mondo manga, che è cresciuto tantissimo e che dopo un arretramento si è stabilizzato, dall’altra ci sono il mondo del graphic novel, con una grande crescita iniziale e un arretramento successivo importante, e quello del fumetto per ragazzi, che è cresciuto in maniera vigorosa e costante, non solo per quanto riguarda Pera Toons. Nel mondo dei graphic novel per adulti, continua a essere un protagonista molto importante Zerocalcare, che ha aiutato il mercato a non decrescere.

Prima dell’uscita del suo ultimo fumetto (Nel nido dei serpenti, ndr) ci sono stati altri titoli che hanno fatto numeri interessanti, come il fumetto di Caparezza (Orbit Orbit, ndr), quello di Leo Ortolani (Tapum, ndr) e il secondo volume de Il nome della rosa di Milo Manara. Nel graphic novel per adulti, rispetto ai manga e ai fumetti per ragazzi, ci sono stati meno successi in quella che potremmo definire “area mediana”».

Nel fumetto per ragazzi c’è, al contrario, una costanza piuttosto riconoscibile e concreta. E non dipende unicamente da Pera Toons.

Ci sono anche altri titoli. E la stessa cosa, con le dovute differenze, succede pure nel manga: non ci sono solo un paio di serie che vanno bene o molto bene.

Resiste una sorta di polarizzazione, come sottolinea Di Giorgi, ma resiste anche un mercato “mediano”, con volumi che si trovano a metà strada tra grandi successi e titoli più poveri. Nel caso del cosiddetto “graphic novel per adulti”, la situazione è completamente differente.

E Di Giorgi lo ribadisce in modo chiaro: «Negli anni Dieci del Duemila c’erano altri autori che vendevano molto, pensiamo a Gipi, Giacomo Bevilacqua e Stefano Turconi e Teresa Radice. Oggi no».

A parte il numero di copie vendute, la crescita di un settore porta anche ad altri effetti e ad altre conseguenze: si allarga, per esempio, lo spazio disponibile in libreria. È una cosa che ultimamente sta succedendo ai libri per ragazzi, ma che in precedenza è successa con tutto il fumetto.

Ora come ora, spiega Di Giorgi, «ci troviamo in una situazione di consolidamento»: «I grandi attori del mercato editoriale hanno cercato di colonizzare il fumetto, ma non ci sono riusciti: per poter essere rilevanti in questo settore, sono stati costretti a comprare una casa editrice. Ed è il caso di Mondadori con Star Comics.

Forse quello che serve oggi è cambiare il tipo di prodotto e provare a coinvolgere un pubblico differente. Non è facile inserirsi nel mercato, soprattutto in un mercato come questo, che richiede molte energie e una sensibilità specifica».

Quello che manca oggi, continua Di Giorgi, è la capacità di dialogare con i lettori: «C’è una fatica effettiva, da parte degli editori, nel trovare quello che potremmo definire il nuovo Zerocalcare. Il successo del fumetto di Caparezza è un’eccezione, che si è affidata alla visibilità e al seguito di Caparezza stesso.

Editorialmente serve un prodotto più solido, meno eccezionale. E poi mancano gli spazi per parlare in un certo modo di fumetto.

Vuoi gli influencer, vuoi i portali di informazione: rispetto ad altri settori sono di meno, e spesso sono anche molto meno rilevanti. E intendiamoci: di cose belle ce ne sono.

Ma è sempre più difficile farle arrivare alle persone». Da quando Il Castoro ha comprato una quota importante in Tunué, sono sicuramente aumentate le possibilità per la casa editrice di partecipare ad aste per licenze straniere a cui prima non poteva nemmeno accedere. «Diverse le abbiamo perse, ma alcune che ci interessavano particolarmente le abbiamo vinte», dice Di Giorgi. «Oggi abbiamo più risorse e possibilità.

Allo stesso tempo, ragioniamo come se fossimo due aziende diverse e stiamo attenti ai conti di ogni singolo volume. E non possiamo affidarci unicamente ai guadagni di Pera Toons.

Il primo passo che abbiamo fatto è stato quello di ristrutturarci: assumendo altre persone, più professionalità; coinvolgendo editor affidabili e competenti. Ci sono stati sia investimenti sul mercato italiano, e tra un po’ ci saranno delle novità, sia investimenti sul mercato estero.

È il caso di Ombre di Famiglia – Feeding Ghost di Tessa Hulls, che ha vinto il Premio Pulitzer e che ha dimostrato che anche un fumetto più ricercato ha un mercato e una sua attrattiva. Il successo di Pera Toons ci aiuta molto, ma ci stiamo impegnando per essere solidi a trecentosessanta gradi».

Come altri editori, anche Tunué sta cercando di allargarsi ad altri settori e ad altri linguaggi. In questo periodo, per esempio, sono impegnati nello sviluppo della serie animata di Pera Toons, di cui sono produttori.

È un primo passo per capire che possibilità ci sono di lavorare sull’anima multimediale dei vari progetti che vengono pubblicati. Parallelamente, Tunué si sta impegnando anche sul fronte estero, con il successo della serie Da Paura di Simple&Madame, che è stata già venduta in diversi paesi e a editori piuttosto importanti.

In Italia il fumetto non è una cosa sola, né editorialmente né artisticamente. Il successo degli anni scorsi si è fermato, e questo rallentamento ha coinvolto anche titoli precedentemente considerati molto forti come i manga.

Ogni editore fa storia a sé, e la frammentazione evidente del mercato ne è una prova. La distanza sempre più grande tra lettori e addetti ai lavori è un altro dei problemi più importanti.

Se da una parte ci troviamo in un settore più ricco, grazie soprattutto alla spinta di alcuni titoli negli ultimi anni, dall’altra ci troviamo anche in un settore più precario, dove gli autori e le autrici fanno molta più fatica a trovare una continuità nel proprio lavoro e c’è una proliferazione, a volte eccessiva, di piccole-medie case editrici (piccolo inciso: è stato annunciato il ritorno di Shockdom con una nuova gestione). Si stampa molto, e difficilmente i vari titoli ricevono l’attenzione che meritano.

Non solo dalla stampa di settore, ma più in generale dallo stesso pubblico. Il 2026 è un anno di transizione e rappresenta, per l’intero mercato, una prova fondamentale: non si può più vivere di eccezioni; serve darsi una struttura affidabile.

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