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La notte del lavoro narrato

Mercoledì 29 aprile 2026 ore 17:00 Fonte: Menti in fuga
La notte del lavoro narrato
Menti in fuga

La notte del lavoro narrato giunge quest’anno alla sua tredicesima edizione. La manifestazione, nata da un’idea del sociologo napoletano Vincenzo Moretti, si è trasformata ormai in un appuntamento fisso in molti luoghi della penisola.

Piazze, biblioteche, scuole, teatri, sale, case private si sono popolati in questi anni delle voci e dei racconti legati al lavoro, al fare, alle cose ben fatte. Senza retorica, ma con una rassicurante costanza, si sono create, intorno all’evento del 30 aprile – per giungere poi al Primo Maggio – comunità di donne e uomini che, pur appartenendo spesso a generazioni diverse, si ritrovano in un’atmosfera di serena condivisione.

Come spiegare nella maniera più semplice e immediata il successo di questa formula? Mi permetto di azzardare una risposta che si basa sulla mia diretta esperienza di organizzatore.

Qui in Umbria, dove vivo ormai da anni, abbiamo creato con un gruppo di amici una rete che si mobilita ogni anno e che ogni anno sa inventare un evento che in parte somiglia a quello dell’anno precedente e in parte segna delle novità importanti. L’elemento costante è la voglia che tante persone hanno di raccontare quello che fanno, quello che creano o anche quello che patiscono a causa del lavoro.

Tutti quelli che partecipano sentono che fra di noi non ci sono barriere, gerarchie, maestri o predicatori: ognuno parla per sé, ma ognuno parla con tutti. Abbiamo, in questi tredici anni, sperimentato tante formule con il supporto di musica, fotografia, teatro, cinema, danza, cucina e altro.

E ogni anno, dopo aver dovuto faticare non poco per organizzare, ci siamo guardati in faccia e siamo stati sicuri che ci saremmo ritrovati alla prossima edizione senza esitazione. Mi ha sempre colpito il clima che si è creato qui con le mie amiche e i miei amici umbri e sono sicuro che la stessa cosa è accaduto altrove: per reggere ancora con gioia dopo tredici edizioni La Notte del Lavoro Narrato deve portare qualcosa nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Ho visto la magia delle generazioni a confronto e ho compreso lo sconforto di chi è costretto a lasciare la propria terra per cercare un lavoro degno; ho ascoltato l’orgoglio di chi sente di aver contribuito al benessere del proprio paese e l’amarezza di chi si si ritrova, dopo anni di studio, ad avere proposte di lavoro che sconfinano nello sfruttamento; ho ascoltato parole antiche e osservato gesti ancestrali e li ho visti fondersi con gli slogan del mondo digitale e con le tecnologie più innovative: donne e uomini, anziani e giovani, studenti e lavoratori hanno parlato di sé e della propria comunità, della vita che fanno e di quella che sognano. La notte del lavoro narrato è tutto questo e parte ovviamente ogni anno da una riflessione necessaria e fondante per una comunità davvero libera, parte dall’articolo uno della nostra Costituzione Repubblicana:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

In molti hanno consapevolezza della lunga gestazione che si cela dietro questa definizione all’apparenza immediata. Questo articolo ci obbliga, ogni volta che iniziamo le nostre serate a ricordare a tutti i presenti il nesso inscindibile tra democrazia e lavoro, tra lavoro e democrazia: dove il lavoro non è tutelato, dove il lavoro non è sicuro, dove il lavoro è sfruttamento, dove il lavoro è sottomissione non c’è democrazia e non c’è un reale esercizio della libertà.

Noi, insieme e nel farsi della sera, comprendiamo che nella parola lavoro si trova un mirabile equilibrio tra la ricerca di soddisfazione individuale e la ricaduta sociale del nostro agire: ecco il segreto che il primo articolo della Costituzione repubblicana ci porta in dote ad ogni occasione. E da quello ogni anno ripartiamo.

Un discorso a parte si dovrebbe poi concentrare sui dati relativi al mercato del lavoro e dell’occupazione. Non è questa la sede per una analisi attenta ed approfondita dei dati sul lavoro e sulle ultime rilevazioni dell’Istat.

La situazione appare, cercando di mantenere un forte contatto con la realtà e senza l’uso demagogico dei dati che spesso è praticato, in continua evoluzione e sempre più condizionata dall’incrocio fra i dati relativi all’invecchiamento dei “lavoratori” italiani e i desolanti dati demografici. In mezzo si pone la questione delle generazioni più giovani che, stando alle oscillazioni dei dati, si dividono tra coloro che “fuggono” all’estero (630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni in poco più di un decennio) e quelli che restano con sistemazioni più o meno stabili.

Il dato più inquietante, nonostante qualche segnale positivo per l’occupazione, riguarda ancora i giovani NEET (Not in Education, Employment or Training), per i quali la situazione resta critica anche in relazione agli altri paesi europei. Antonio Fresa   The post La notte del lavoro narrato appeared first on Mentinfuga.

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