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“Nella Giornata mondiale della Terra ho chiesto ai miei studenti di scrivere ai sindaci”
Care sindache e cari sindaci, il 22 aprile cade l’ennesima giornata della Terra. Di nuovo ipocrisia oppure passiamo alla franchezza?
Dipende da noi. Dipende da voi.
Siamo dentro un mondo in rovina “per colpa di pochi tiranni”, come ha detto papa Leone. Ogni giorno migliaia di persone vengono ammazzate e manco più veniamo a saperlo.
La normalizzazione delle guerre ci ha abituato ad accettare l’inaccettabile. Se nella giornata della Terra continuiamo a gridare che vogliamo la pace (e non ci accontentiamo delle tregue), voi sindaci e presidenti avete la possibilità e il dovere di gridare ancor di più questa richiesta, visto che ci rappresentate e avete giurato anche sull’articolo 11 della Costituzione.
Ma la Terra non soffre solo per le guerre. Soffre anche per le rapine e per il nostro modo di non pensare la Terra e la terra nelle sue tante rappresentazioni, viventi e non viventi.
Soffre perché la pensiamo ancora come un deposito "a disposizione", felice di farsi saccheggiare. Soffre anche perché molti tra voi sindaci, voi consiglieri, voi parlamentari, che ci rappresentate e la rappresentate (dovreste ricordare anche questo), non pensate alla Terra più e meglio dei cittadini e dei comitati che vi hanno eletti.
Soffre al solo sospetto che non sappiate che oggi è la Giornata mondiale dedicata alla Terra. Quanti di voi, onestamente, se ne sono ricordati?
Quanti di voi hanno preparato conferenze, mostre, dibattiti, lettere ai cittadini? Il 40%, il 4% o lo 0,4%?
Quanti useranno questa giornata per la solita comparsata nelle scuole a dire ipocrite parole di sostenibilità che i loro atti di pianificazione urbanistica puntualmente smentiscono? Quanti onorano e quanti tradiscono ogni giorno la Terra in nome di una ostinata volontà a sostenere un modello urbano energivoro, consumista ed egoista?
Quanti preferiscono alzare le spalle e dire che non possono fare nulla perché sono all’opposizione (lo sentiamo dire sempre)? E quanti diranno addirittura che la politica non esiste più (me lo sono sentito dire in Senato da un senatore davanti a decine di studenti, qualche giorno fa)?
Quanti di voi ci aiutano a capire che ogni consumo di terra per fare qualsiasi cosa vale almeno tre rapine di natura: per il suolo consumato, per le emissioni climalteranti generate durante la costruzione e la vita del manufatto, per le risorse naturali prelevate altrove? Care/i elette/i, giornate come il 22 aprile servono per far aprire gli occhi a noi cittadini, ma servono per richiamare, e riavviare, quell’alto senso di responsabilità di chi, come voi, ha scelto volontariamente il mestiere di politico.
Ecco perché sarà importante la vostra voce o il vostro disastroso silenzio. Ma quest’anno ho voluto chiedere ai miei studenti se avessero qualche richiesta da porvi.
Molti hanno scritto alcune righe immaginando di rivolgerle a un sindaco, ma valgono per consiglieri, ministri, parlamentari. Qualunque politico.
Tra gli studenti che si sono rivolti al sindaco di Milano, molti affermano che “L’unico modo per creare nuovi valori veri e per muoversi nella direzione di uno sviluppo sostenibile dei quartieri periferici della nostra città è quello di ascoltare e sostenere le iniziative e le opinioni nate dal basso, dalle persone che abitano e vivono ogni giorno questi luoghi e che hanno un vero interesse in un cambiamento fuori dalle dinamiche di speculazione privata, di cui purtroppo la nostra città si nutre”. Altri chiedono “di prestare maggiore attenzione alla mobilità sostenibile e pubblica di Milano. […] troppe macchine in circolazione (che causano) grossi problemi alla qualità dell’aria e non solo.
Agire senza però avvantaggiare esclusivamente la classe borghese a discapito dei ceti più bassi; è fondamentale quindi rafforzare la qualità e la quantità dei mezzi di trasporto Atm e convincere i milanesi che non è necessario utilizzare la macchina per spostarsi, investendo soprattutto nella comunicazione”. Altri chiedono “di ampliare la rete di piste ciclabili e limitare la circolazione delle auto” (notate la raffinatezza: più piste e meno strade per auto.
E non solo più piste ciclabili, non riducendo le auto libere di girovagare in città). Altri lamentano che “le opere realizzate per le Olimpiadi (non siano) state soggette a Via e che la loro realizzazione (non sia) stata accompagnata da una riqualifica delle zone adiacenti” (cari sindaci, i giovani vi vedono e non rimangono abbagliati da due medaglie d’oro).
Altri, “che il verde pubblico sia curato da personale con adeguata formazione”. Altri che “l'opinione pubblica avesse un peso maggiore nelle decisioni che riguardano grandi porzioni della città (ad esempio piazza Gae Aulenti o la zona dello stadio di San Siro)”.
Chi si è rivolto alla sindaca di Bergamo ha chiesto di “mettere la vivibilità di Bergamo e la riduzione dell'inquinamento al centro dei futuri interventi urbani. Per troppi anni abbiamo sacrificato suolo prezioso per fare spazio a nuove strade, parcheggi e rotonde dedicati alle auto.
Oggi è urgente un cambio di rotta a favore della mobilità dolce. Serve trasformare le infrastrutture esistenti in reti ciclabili e pedonali verdi, realmente sicure e protette.
Le semplici linee sull'asfalto, tracciate in mezzo al traffico, non bastano più per garantire il vero cambiamento di cui la nostra città ha bisogno”. Infine un gruppetto si è rivolto a un generico sindaco così:
"Caro sindaco, in occasione della Giornata mondiale della Terra vorrei invitarla ad agire nell'ambito della tutela ambientale con lo scopo di iniziare a contribuire alla salvaguardia del nostro pianeta. Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore cura e attenzione verso le aree verdi del paese, così come la presenza di fontanelle di acqua potabile nei diversi quartieri.
Un'altra idea potrebbe essere quella di ridurre o addirittura vietare l'uso di plastiche monouso al mercato, nei negozi e nei locali di ristorazione dove se ne fa uso incontrollato senza attenzione al riciclaggio". Non importa se sono tanti o pochi questi commenti.
Se coprono tutte le istanze o una parte. Questi coraggiosi suggerimenti ci mostrano giovani attenti e delusi per quel che gli adulti stanno facendo.
Non esitano a considerare tiepide e inefficaci molte politiche o a denunciare sindaci che si tengono a distanza dai giovani: forse non vogliono sentirsi dire che non si stanno occupando della Terra come dovrebbero. Disegnare la città di oggi per portarla nel futuro non può neppur pallidamente somigliare al presente.
Per questi giovani la sostenibilità dei sindaci non è sulla strada giusta. Ringrazio le studentesse e gli studenti che hanno dato voce alla Terra e alla terra che, nonostante la pervicace aggressività di molti che la governano, ancora resistono.
Ma per quanto? Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano.
Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024) © riproduzione riservata L'articolo “Nella Giornata mondiale della Terra ho chiesto ai miei studenti di scrivere ai sindaci” proviene da Altreconomia.