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“Il Piano nazionale ripresa e resilienza non ha tutelato i fiumi italiani”
Per il Centro italiano per la riqualificazione fluviale con le risorse europee del "Next generation Eu" sarebbero stati finanziati "centinaia di interventi che certamente non hanno contribuito alla transizione ecologica (contrariamente a quanto previsto per la Missione 2 del Pnrr) e hanno creato impatti sui corsi d’acqua, la cui significatività sembra che in molti casi non sia stata adeguatamente valutata, nonostante siano stati accompagnati da una dichiarazione Dnsh". Il cuore dell'analisi si focalizza sull'esigenza di sciogliere e spiegare l'acronimo Dnsh che sta per “Do no significant harm”, a indicare che ogni intervento finanziato nell'ambito del Pnrr in ogni Paese europeo avrebbe dovuto soddisfare, in base al Regolamento Ue 241 del 2021, il principio di “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali”.
Il rapporto "Criticità nell’applicazione del principio Dnsh agli interventi in ambito fluviale finanziati dal Pnrr", realizzato dal Cirf, evidenzia invece come questo "importante finanziamento, che avrebbe dovuto stimolare interventi per la transizione ecologica e misure per la gestione del rischio di alluvioni in prevalenza basate sulla natura, ha sostenuto quasi esclusivamente opere impattanti di tipo tradizionale che avrebbero dovuto essere escluse dal finanziamento". Giuliano Trentini, ingegnere e presidente di Cirf, chiarisce ancor meglio il problema:
"Interventi che dovrebbero andare in direzione di una mitigazione e di un adattamento al climate change, o quanto meno non dovrebbero ostacolare l'attuazione delle 'Direttive sui corsi d’acqua' per il raggiungimento di un buono stato ecologico dei corpi idrici, finiscono in realtà per compromettere la situazione andando a interferire negativamente anche sulla conservazione delle specie e degli habitat protetti da apposite normative". [caption id="attachment_244412" align="alignnone" width="1760"] La localizzazione delle misure del Pnrr relative alla gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico © openpnrr.it[/caption] Trentini prosegue spiegando che in Francia e in Spagna il Pnrr è stato davvero inteso come strumento di innovazione ecologica, "con numerosi investimenti sul fronte del sostegno alla biodiversità e della riqualificazione fluviale. In Italia invece si è fatto di tutto tranne questo: a parte il grande progetto che riguarda la rinaturalizzazione dell'asta fluviale del Po che è l’unico di fatto in ambito fluviale che si caratterizza in termini di riqualificazione ambientale, per il resto sono stati finanziati progetti 'classici' di idraulica, di messa in sicurezza, di taglio di vegetazione, ma anche inerenti il prelievo o la movimentazione di sedimenti.
Tutte azioni che non sarebbero state finanziabili in base al principio ‘Do no significant harm’. In tutti i casi però c'è stata una dichiarazione di rispetto di tale principio, redatta senza valutare l'impatto reale".
In particolare il Cirf ha analizzato gli interventi finanziati come misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione di quello idrogeologico, una categoria che raccoglie progetti volti sia alla mitigazione delle alluvioni sia del pericolo frane e che finanzia complessivamente 2.588 iniziative per un investimento di globale di circa 2,3 miliardi di euro. Sono già i loro titoli a evidenziare un approccio ordinario.
Alcuni esempi: "Lungo il torrente Varaita, interventi di ripristino difese spondali e pulizia idraulica nel tratto tra i Comuni di Brossasco e Polonghera Varaita";
"Sul Tagliamento, lo sghiaiamento e la pulizia degli alvei del fiume e degli affluenti nel tratto dalla località Nuoitas alla confluenza con il torrente Dria"; "Sul Panaro, in località Ponte Nuova Pedemontana, interventi di consolidamento sponda interessata dall'erosione e risagomatura d'alveo nel fiume";
"Sull'Adda, interventi di svaso e sistemazione delle opere idrauliche esistenti, taglio piante e rimozione essenze arboree in alveo dallo sbocco del torrente Madrasco Comune Colorina sino allo sbocco del torrente Malgina"; "Lungo il Tevere, ripristino dell'officiosità idraulica del fiume e degli affluenti nei Comuni di Attigliano, Orvieto, Todi, Acquasparta, Montecastrilli e Avigliano Umbro".
Il report del Cirf fa un affondo sul progetto "Misure per la gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico. Fiume Liri - Completamento arginature, sistemazione dell'alveo e delle sponde del fiume Liri, a monte e a valle del Ponte Curvo, in Comune di Pontecorvo (FR)", commissionato dalla Regione Lazio.
"Il caso è interessante in modo particolare perché la compilazione della scheda Dnsh si accompagna con una relazione di analisi della normativa e quindi di esplicitazione quantomeno delle finalità di questa valutazione. In questo tratto il fiume si presenta abbastanza naturale, per quanto in prossimità dell’abitato, con una morfologia articolata e una ricca vegetazione riparia.
Il progetto, oltre alla riqualificazione delle opere arginali prevede anche 'pulizia dell’alveo con asportazione di tutto il materiale vegetale' e 'riprofilatura dell’alveo stesso rimuovendo il materiale inerte depositatosi nel corso degli anni'”. Nonostante l’esegesi sulle finalità dell’analisi Dnsh e dei suoi specifici obiettivi in relazione agli interventi in ambito fluviale, che richiama esplicitamente il fatto che un'attività è non conforme “se è dannosa per il buono stato dei corpi idrici (superficiali, sotterranei o marini) determinandone il loro deterioramento qualitativo o la riduzione del potenziale ecologico”, non viene condotta alcuna analisi sullo stato ecologico del corso d'acqua e sull’impatto che gli interventi possono avere su di esso.
Considerato che le tipologie di intervento richiamate sopra sono tali da determinare con certezza impatti sugli ecosistemi acquatici e ripari, sottolinea l'analisi del Cirf, "e quindi potenzialmente sullo stato ecologico del corpo idrico, la valutazione del principio Dnsh avrebbe imposto di valutare la significatività di tale pressione, cosa che non è stata effettuata". La denuncia dell'organizzazione è che "la dichiarazione Dnsh non sia supportata da adeguate valutazioni e sia sostanzialmente difforme dalla realtà".
Nella maggior parte dei progetti censiti -spiega il dossier del Cirf- viene "negata l’insorgenza di impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi acquatici e l’esistenza di incidenze dirette o indirette sui siti della rete Natura 2000, senza che vi sia alcuna analisi o valutazione oggettiva a supporto di tali dichiarazioni". Secondo Trentini dunque "dal punto di vista metodologico, questa dichiarazioni non sono robuste".
Ecco perché l'organizzazione sottolinea la necessità di un approfondimento da parte della Commissione europea e invita a riflettere sulla governance e sul ruolo degli Stati membri nella gestione dei futuri bilanci dell’Unione. "La nostra analisi -spiega un comunicato stampa diffuso dal Cirf- è stata sottoposta alla Commissione europea nell’ambito di una indagine da essa attivata tra i portatori di interessi in relazione al Quadro finanziario pluriennale (Multiannual financial framework, Mff) 2028-2034". © riproduzione riservata L'articolo “Il Piano nazionale ripresa e resilienza non ha tutelato i fiumi italiani” proviene da Altreconomia.