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Non è vero che il gas russo è più economico

Venerdì 24 aprile 2026 ore 14:14 Fonte: Valigia Blu
Non è vero che il gas russo è più economico
Valigia Blu

In questi giorni è tornata a fare capolino nel nostro dibattito pubblico la narrazione che il gas russo è più economico di quello importato dagli Stati Uniti. Questa volta è stato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, a riproporre una posizione già espressa in passato da Lega e Futuro Nazionale.

È una “follia” importare il gas dagli USA quando “c’è del gas disponibile, che costa molto meno, quello russo, più conveniente per le nostre imprese e per i nostri cittadini”, ha detto Conte. Le cose non stanno così.

Il gas russo non è più economico di quello statunitense, nonostante i costi di trasporto siano inferiori, e in ogni caso si tratta di una ipotesi al momento non realistica perché è praticamente impossibile acquistarlo considerato che tutti i gasdotti sono chiusi o danneggiati e che dal 2027 andrà in vigore il ban europeo sul gas naturale liquefatto (GNL), attualmente importato da Francia, Belgio e Spagna. La storia che il gas russo sia meno costoso poggia sui minori costi di trasporto rispetto a quello proveniente dagli USA.

In effetti, i costi di trasporto del gas che arrivava dalla Russia sono più contenuti e poteva contare anche su costi di estrazione più bassi rispetto a quello estratto negli Stati Uniti. Come spiega un articolo di Pagella Politica, per arrivare in Europa, il gas viene prima trasformato in forma liquida a 162 gradi sotto zero, poi trasportato via nave e infine rigassificato una volta giunto a destinazione.

Tutti extra-costi industriali che incidono sui costi di importazione e, secondo chi sostiene la tesi del sovrapprezzo del metano statunitense, sulle nostre bollette. In realtà, questi costi non ricadono sui cittadini, ma sui bilanci delle società importatrici.

E, in ogni caso, questi costi non hanno una incidenza tale da rendere il gas statunitense meno vantaggioso di quello russo. Come spiega sempre l’articolo di Pagella Politica, in base agli attuali prezzi di mercato, il gas USA costa circa otto euro a megawattora sul mercato USA, che è il principale punto di riferimento primario per i prezzi del GNL negli Stati Uniti.

Aggiungendo i costi di liquefazione, trasporto e rigassificazione, arriviamo a un totale di 20 euro per megawattora: circa 20 euro in meno del prezzo di riferimento del mercato europeo, il TTF, intorno ai 40 euro per megawattora, e che sarebbe il costo del gas qualora lo importassimo dalla Russia. In altre parole, se anche il gas russo venisse venduto alle società europee a prezzi inferiori, una volta immesso nel mercato europeo, verrebbe scambiato al prezzo di riferimento, ossia quello del TTF.

Un meccanismo che spiegava lo scorso ottobre l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi. “Dire che il gas russo costava meno è uno statement sbagliato”, diceva Descalzi.

“Il gas russo costava meno ai russi. Siccome il gas assume il valore del TTF, se estrarre quello russo costa uno e il prezzo di vendita è dieci, nove li prende chi lo estrae.

Ma quando noi prendevamo gas russo abbiamo perso un sacco di soldi perché arrivava a un prezzo contrattuale che era superiore a quello che noi potevamo vendere”. Inoltre, come spiega un articolo su Linkiesta, va sfatato anche il mito che il gas russo fosse conveniente per tutti gli Stati europei in egual misura.

Il gas veniva venduto a prezzi diversi: più fornitori aveva un paese, migliori erano le condizioni di vendita che otteneva. L’Italia era in una posizione intermedia: “più diversificata rispetto ai paesi dell’Europa orientale, grazie a forniture da Nord Africa, Norvegia e GNL, ma comunque ancora fortemente legata fino al 2022 a contratti di lungo periodo indicizzati al petrolio.

Si trattava di accordi iniqui in cui il prezzo del gas non seguiva direttamente il mercato del gas, ma veniva calcolato in base all’andamento del greggio, con mesi di ritardo”. In pratica, quando il petrolio saliva, il prezzo del gas importato restava elevato anche se nei mercati all’ingrosso europei, come il TTF,  il gas veniva scambiato a valori più bassi.

Quindi una parte del gas consumato in Italia risultava più costosa rispetto ai prezzi spot. La riapertura delle importazioni del gas russo potrebbe portare a un abbassamento del prezzo di riferimento in tutta Europa, ma al momento resta un’ipotesi remota.

Le infrastrutture che portavano il gas russo in Europa sono danneggiate o chiuse, come ad esempio i gasdotti Nord Stream 1 e 2, inutilizzabili dopo il sabotaggio del settembre 2022. E anche gli altri gasdotti al momento chiusi come Yamal, che attraversa la Polonia, o Soyuz e Brotherhood, che attraversano l’Ucraina, saranno difficilmente riaperti.  

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