Cultura
L’invenzione di Silvia Salis
La notorietà di Silvia Salis è arrivata tutta insieme: da semi-sconosciuta a potenziale candidata presidente del Consiglio per il centrosinistra in poco più di un anno. Il suo nome è emerso sui media locali per la prima volta all’inizio di febbraio 2025, durante la campagna per le elezioni comunali del maggio successivo, tra altre candidature del PD genovese.
Nonostante i litigi locali, soprattutto tra Movimento 5 Stelle e Italia Viva, le forze politiche sanno che accordarsi, in questo caso, è più semplice: la competizione genovese è più abbordabile di quella regionale, e anche i partiti più recalcitranti saranno meglio disposti nei confronti di una probabile vittoria. Il nome di Salis si afferma inizialmente come candidatura civica di centrosinistra, capace di sbloccare la questione dei possibili candidati interni al PD.
Alleanza Verdi Sinistra approva, il M5S non si oppone, Italia Viva mostra da subito “grande interesse”. Alcuni circoli del PD sono scettici per due ragioni: non ha esperienza amministrativa, dicono, e poi non è un nome del PD.
Orlando spinge prima colleghi di partito, poi si arrende e cerca di “tenere la coalizione larga”, per riprendere almeno gli stessi voti delle regionali. La candidatura di Salis viene ufficializzata il 17 febbraio.
Il giorno dopo, la candidata incontra anche il direttivo regionale di Azione, il partito di centro più lontano dal centrosinistra, per cercare di strappare anche il loro sostegno. L’incontro è cordiale, e il 19 febbraio anche Azione sostiene ufficialmente Salis.
Calenda in radio la definisce “una liberale molto tosta”. Il campo larghissimo è formato, la campagna elettorale può iniziare.
Per tenere insieme una coalizione così ampia Salis deve concedere qualcosa a ciascuno. Il 20 febbraio fa la sua prima uscita pubblica con AVS in cui, opportunamente, ricorda:
“Genova è una città di resistenza, di sinistra e non possiamo pensare che questo spirito si sia perso. Mio papà è stato nel PCI, poco prima di morire mi ha detto che Genova è di sinistra, progressista e vuole tornare ad avere quel senso di speranza e di libertà che dà l’uguaglianza”.
L’1 marzo incontra rappresentanti del M5S, a cui ribadisce un’attenzione alle opere pubbliche, ma con un caveat-occhiolino: “solo quelle utili ai cittadini”. In un incontro con la CGIL propone un salario minimo comunale a 9 euro l’ora per tutte le persone che lavorano negli appalti comunali.
La parte sinistra della coalizione, PD-M5S-AVS, approva. Ma non è l’unica.
Salis aveva già partecipato nel marzo 2024 alla Leopolda, l’evento politico simbolo del renzismo. Il marito Fausto Brizzi, regista e sceneggiatore, contribuisce all’organizzazione della Leopolda dal 2012.
E i primi a spendersi per il nome dell’ex atleta sono proprio i renziani locali, che da ex sostenitori di Bucci intravedono la possibilità di restare a Palazzo Tursi cambiando campo. Del resto, lo stesso Bucci aveva definito Salis un nome che “avremmo potuto candidare anche noi”.
“Per Renzi è “una grande atleta, una dirigente del CONI e una cara amica. E che, en passant, non ha niente a che fare con l’altra Salis”.
Per Paita il principale merito di Salis è proprio il posizionamento politico: “Silvia Salis è un’ottima candidata, una donna giovane, dinamica, preparata e soprattutto una donna che ha deciso che questa coalizione di centrosinistra deve avere una forte attenzione al centro”.
Il centro si compatta e presenta una sua lista unitaria, riedizione locale del Terzo polo: “Riformiamo Genova”, che raggruppa Italia Viva, Azione, +Europa, Demos e altri candidati e candidate civiche.
Il 25 maggio 2025 Silvia Salis viene eletta sindaca di Genova al primo turno con il 51,5% dei voti, poco meno di 125mila persone, contro il 44,2% (107mila voti) dello sfidante Pietro Piciocchi, candidato del centrodestra. Nella sola Genova, nel 2024 il candidato di centrosinistra Orlando aveva preso il 52,3%, poco più di 120mila persone, contro il 44,3% (103mila voti) dello sfidante di centrodestra Marco Bucci.
I risultati elettorali non riflettono dunque nessun particolare “effetto Salis”: i numeri sono praticamente identici alle regionali di ottobre 2024; la lista del Terzo polo prende poco più del 2%, permettendo a Salis solo di vincere al primo turno e di evitare un ballottaggio che non l’avrebbe certo impensierita. Ma l’entusiasmo centrista è alle stelle.
A inizio giugno, appena dopo le elezioni, Renzi annuncia un’assemblea nazionale di Italia Viva proprio a Genova. “E non casualmente”, sottolinea.
L’assemblea si terrà a inizio luglio, ma in quella occasione Salis negherà di volersi affiliare a una forza politica specifica, e individuerà soprattutto un limite importante della sua leadership: “sicuramente Genova è stata una buona notizia per il centrosinistra e questa grande coalizione ha portato un grande risultato: è un buon punto locale di ragionamento. Sul nazionale i temi sono altri”.
La sindaca nega ogni aspirazione nel PD, ma sembra piuttosto guardare ad altri lidi: di nuovo, quelli del nuovo progetto renziano “Casa Riformista”. È lo stesso Renzi a includerla in una lista di altri possibili candidati intermedi presentati da Italia Viva: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il sindaco di Milano Beppe Sala o l’assessore romano ai grandi eventi Alessandro Onorato, benedetto dal feudatario PD Goffredo Bettini.
L’attività politica di Salis sembra rivolgersi alle nuove proposte di centro che emergono in vista delle politiche 2027. A settembre partecipa di nuovo alla Leopolda da veterana.
“Un’amica della Leopolda”, la presentano. “Nella scorsa edizione ci ha parlato della sua esperienza, di quello che ha faticato come donna nella sua competizione atletica, ed è ora la sindaco (sic) di Genova”.
Dal palco della Leopolda Salis ricorda i numerosi contributi del marito all’evento renziano. Dopo i ringraziamenti, Salis passa alle proposte: un Ministero del futuro, una specie di supercomitato interministeriale per far sì che le politiche pubbliche non inseguano il consenso, ma siano pensate nel lungo periodo grazie a “una certificazione del Ministero del futuro”.
In ottobre Salis partecipa al convegno di lancio di Progetto Civico Italia, fondato dall’assessore Alessandro Onorato, che punta a raccogliere il consenso delle maggiori amministrazioni di centrosinistra. Ma Salis, imperterrita, continua a dirsi contraria alle primarie di coalizione, di cui si parla dal giorno della vittoria del “No” al referendum sulla giustizia.
“Non le farò mai, le trovo proprio sbagliate come strumento”, dichiara a dicembre al Venerdì di Repubblica. Primarie che probabilmente, ad ogni modo, perderebbe, non avendo le possibilità di mobilitazione fisica del PD né quelle di mobilitazione online del M5S.
Se però si abbandonerà l’idea delle primarie e si tornerà al grido di battaglia di inizio 2025, “marciare divisi e colpire uniti”, Salis potrebbe sempre fare la federatrice del campo largo dopo le elezioni. Senza dover passare per delle primarie in cui potrebbe bruciarsi doppiamente, da sindaca e da aspirante leader nazionale.
Competendo a quel punto con nomi di second’ordine, mediaticamente molto più deboli di lei, altri potenziali federatori come Manfredi o l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. Su questo Salis rimane, per ora, possibilista: “di fronte a una richiesta unitaria non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia”.
Tanto che la sindaca, autrice finora di un libro per l’infanzia, sta ultimando un secondo testo più politico. Inizialmente l’uscita del libro era prevista per maggio, ma pare essere stata rimandata all’autunno, forse proprio per ragioni strategiche.
Il suo primo anno da amministratrice, però, è costellato di interventi degni di una leader del centrosinistra. Innanzitutto nella composizione della giunta: sette donne su dodici.
Certo tra di loro c’è anche, ad esempio, Arianna Viscogliosi, assessora renziana prima con Bucci alle pari opportunità e politiche europee, poi riconfermata con Salis alla sicurezza. Ma anche tra il personale del comune di Genova, il 65% sono donne.
Attentissima alle questioni di genere, nell’aprile 2026 Salis presenta un nuovo ufficio LGBTQIA+ del Comune di Genova, un tavolo di lavoro con la partecipazioni di associazioni e municipi. Tra i progetti previsti, una casa di accoglienza per persone giovani LGBTQIA+, centri antiviolenza, percorsi di formazione per il personale del Comune, delle scuole, dei servizi sociali e della Polizia Locale, l’adesione del Comune a RE.A.DY, la Rete italiana delle Regioni, Province Autonome ed Enti Locali per prevenire e contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
Ma già nel giugno 2025, a un mese dall’elezione, Salis era stata una delle prime sindache a riconoscere figli di due madri. La sentenza n. 68 del 22 maggio 2025 della Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla potestà genitoriale per le madri non biologiche di bambini nati con procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero.
Una donna può dunque essere riconosciuta legalmente come genitrice del figlio o della figlia della sua compagna, madre biologica del bambino o della bambina: nel giugno 2025, Salis iscrive all’anagrafe i figli di undici coppie di donne. Sembra una sindaca attenta anche a questioni più sociali e identitarie per la sinistra italiana contemporanea.
Il salario minimo a 9 euro l’ora per i dipendenti e le dipendenti comunali, annunciato in campagna elettorale, viene approvato nel luglio 2025. Nel settembre 2025 partecipa a una fiaccolata di sostegno alla Global Sumud Flotilla, e pronuncia parole chiarissime: “noi non diciamo solo ‘Palestina libera’, ma anche ‘Stop al genocidio’.
Non abbiamo paura a usare queste parole, bisogna chiamare le cose con il loro nome”. Proprio su questa altalena sembra giocarsi il destino del futuro politico di Salis.
La ormai sparuta corrente riformista del PD il 3 marzo ha votato con il centrodestra il vergognoso DDL antisemitismo, che criminalizza alcune delle critiche a Israele e rende possibile vietare manifestazioni “in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi” ritenuti antisemiti. Il sindaco Sala ha provocato momenti di tensione in consiglio comunale per non aver voluto rompere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, nonostante una delibera del consiglio comunale dell’ottobre 2025.
Come prenderebbero, Sala e i riformisti, le dichiarazioni di Salis sul genocidio? Per il momento, pare, ignorandole.
Che sia una leader politicamente vicina al centro è indubbio. Che la sua amministrazione stia seguendo una traiettoria decisamente di sinistra è altrettanto indubbio.
Quale parte sceglierà, se e quando ci sarà da decidere? Notorietà pubblica e fortuna social a parte, Salis sembra per il momento funzionare proprio per la sua non-divisività, per le sue non-scelte: pubblicamente dice a ciascuna parte ciò che vuole sentirsi dire, e intanto coltiva rapporti soprattutto con l’area che sembra esserle realmente più vicina, “il centro che guarda a sinistra” renziano.
A ben guardare, la sua figura pubblica assomiglia proprio a quella del primo Renzi. Il giovane sindaco in bicicletta, un posizionamento politico molto poco chiaro, la copertina di Vanity Fair, il successo sui social, il leader in maniche di camicia con gli omologhi internazionali.
Persino lo stesso consulente di comunicazione, Marco Agnoletti, che fu portavoce prima del Renzi sindaco, poi del Renzi segretario del PD. Ultimo ma non per importanza, un posizionamento comunicativo invece preciso, ben congegnato e ben connotato, adattato alla situazione contingente del centrosinistra.
In un PD incrostato di vecchie leadership, il giovane progressista dirompente che scardina la politica tradizionale; in un centrosinistra senza leader evidenti, la giovane progressista pacata ma decisa che unisce la coalizione. Una strana forma di lamarckismo politico, la funzione che crea il leader.
Sembra quasi di sentirla, a leggere vecchie interviste di quel promettente sindaco di Firenze: “il mestiere di sindaco di Firenze mi diverte moltissimo, e qui voglio stare […] Certo, appena apro bocca è sempre la stessa musica: il solito Renzi, l’ambizioso. E che ci vuoi fare, unifico il partito, c’ho tutti contro”.
Il mestiere di sindaca di Genova la diverte moltissimo, e lì vuole stare. Certo, appena apre bocca su Bloomberg o sul Guardian è sempre la stessa musica: la solita Salis, l’ambiziosa.
E che ci vuoi fare: se unifica la coalizione…