Politica
Palantir senza freni: vuole la supremazia dell’IA perfino sulla bomba atomica
Riassunto generato dall'IA dell'articolo "Palantir senza freni: vuole la supremazia dell’IA perfino sulla bomba atomica". L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata sull'articolo originale.
Il nervosismo a volte fa confessare verità che si vorrebbero tenere nascoste. A questo mi fa pensare la “tavola delle 22 leggi” pubblicata da Palantir sul nuovo monte Oreb, ovvero la piattaforma X, con la quale si intende ribadire non solo e non tanto l’importanza della tecnologia (e in particolare delle applicazioni IA) quanto la centralità del ruolo delle società tecnologiche e dei loro prodotti nella guida del mondo.
La società è uno dei principali fornitori di software di analisi dati e intelligenza artificiale per agenzie governative, intelligence, difesa e polizia. Nel suo parco clienti figurano il governo statunitense (oltre 3 miliardi di dollari di fatturato nel 2025) con l’esercito statunitense, la famigerata ICE (l’agenzia federale per l’immigrazione) e alcuni governi dei paesi almeno formalmente alleati di Washington.
Il CEO di Palantir, Alex Karp, ha spiegato nel dettaglio la necessità per la sua azienda e per le consorelle della Silicon Valley, di schierarsi compattamente al fianco della Nazione (N maiuscola) americana come “debito morale di riconoscenza” verso lo Stato che ha consentito il loro sviluppo (74% dei ricavi vengono dagli USA). Proclamando, probabilmente con qualche fondata ragione, la supremazia dell’algoritmo anche nei confronti della bomba atomica, Karp critica ogni tentativo di regolamentazione dell’utilizzo dell’Intelligenza artificiale giudicando i dubbi in merito come “dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche militari e di sicurezza nazionale”.
L’azienda che produce software per sistemi militari teorizza la necessità morale del riarmo Foto di Gerd Altmann da Pixabay Dunque un’azienda che produce software operativo per sistemi militari si spinge a teorizzare la necessità “morale” del riarmo, criticando il mancato riarmo imposto a Germania e Giappone dopo gli sfaceli della seconda guerra mondiale (”La disarticolazione militare della Germania è stata una correzione eccessiva”), mentre si considera il pacifismo come una pericolosa vulnerabilità da accantonare per evitare rischi. Allo stesso modo, secondo il dettato affidato al profilo social aziendale, è da rivedere la composizione degli eserciti affidata solo a volontari.
La leva obbligatoria “servirebbe a redistribuire il peso del sacrificio nazionale tra tutte le classi sociali” (evidentemente non sa o non ricorda, il signor Karp, che a suo tempo i rampolli delle famiglie della upper-class il Vietnam lo hanno visto solo sulle cartine geografiche). La giustificazione complessiva ed insieme il fondamento di tutto il “ragionamento” è la critica della democrazia:
“Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e cavo. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito all’idea di definire culture nazionali in nome dell’inclusività… Alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre restano disfunzionali e regressive”.
La salvezza sta nella Nazione e nelle armi. Le ragioni del nervosismo che ha probabilmente generato la pubblicazione di questa dottrina risiedono sia nella richiesta, avviata due giorni prima della pubblicazione del post, di chiarimenti circa gli strumenti sviluppati da Palantir per l’ICE, sia dalle difficoltà che l’attuale congiuntura geopolitica sta creando alle big-tech sul fronte energetico costringendole ad ampliare un indebitamento che già molti analisti considerano di difficile riassorbimento.
L’obiettivo ormai nemmeno più nascosto è, come ha affermato Karen Hao, giornalista investigativa americana intervistata da “Repubblica”, quello di «continuare a perpetuare la macchina che stampa denaro per sostenere la macchina che brucia denaro… consumando risorse sterminate, concentrando capitali e sottraendo decisioni ai cittadini”. Queste società, dice Hao, “usano i capitali sconfinati a loro disposizione per fare pressioni sui legislatori, per plasmare un ambiente regolatorio su misura e, in molti casi, per distorcere le priorità della ricerca scientifica.
Sviluppano e rilasciano sul mercato prodotti in grado di alterare le relazioni sociali, il mondo del lavoro e le dinamiche umane senza chiedere alcun input alle popolazioni che subiranno gli effetti di tali innovazioni”. Diventa indispensabile a questo punto “tracciare una linea di demarcazione netta tra i grandi chatbot commerciali e la ricerca scientifica pura.
I modelli di uso generale promossi dai colossi tecnologici possiedono un’utilità scientifica prossima allo zero”. La cosa più preoccupante però è il tentativo di giustificazione etica, l’idea stessa di una piattaforma ideologica a supporto dell’efficienza e in danno della libertà democratica e dei diritti civili; esattamente quello che Peter Thiel va elaborando da tempo appoggiandosi alla sponda politica di J.D.Vance.
Una teorizzazione del dominio della tecnica che nasconde cinicamente la realtà, fotografata con la consueta acutezza da Michele Serra: “Quello che l’acciaio dei Krupp fu per il Terzo Reich equivale a quello che l’IA di Palantir è oggi per l’America di Trump?
In termini strutturali (tecnico-economici) certamente sì. La quadratura del cerchio è scoprire che anche in termini sovrastrutturali (ideologici e culturali) ci sia una forte adesione all’idea che esista una Nazione-guida ed esistano valori-guida: e a essi l’umanità debba sottomettersi, volente o nolente, ovviamente per il suo bene”.
Non si può che condividere la chiosa dell’ex ministro greco Varoufakis, che ha così commentato le tesi di Palantir “Se il diavolo potesse postare, pubblicherebbe questo”. L'articolo Palantir senza freni: vuole la supremazia dell’IA perfino sulla bomba atomica proviene da Strisciarossa.