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Mezzo mondo alla conferenza di Santa Marta per decidere come abbandonare le fossili

Giovedì 23 aprile 2026 ore 05:00 Fonte: Valori
Mezzo mondo alla conferenza di Santa Marta per decidere come abbandonare le fossili
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Prende il via venerdì 24 aprile a Santa Marta, in Colombia, la prima Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili mai organizzata. Che si auspica possa dare gambe al «transitioning away from fossil fuels» scolpito nel testo adottato alla Cop28 in Dubai che però, nei fatti, è rimasto lettera morta.

L’attesa è grande. È la prima volta, infatti, che un appuntamento di questa portata si svolge al di fuori del percorso delle Conferenze delle parti sul clima.

Non in contrapposizione ad esso, tuttavia, ma a complemento. La stessa presidenza della Cop30, che parteciperà insieme alla presidenza della prossima Cop31 in programma a novembre in Turchia, aveva dato il suo sostegno ufficiale alla conferenza di Santa Marta.

Indicandola come un momento prezioso per la definizione di quella tabella di marcia per l’addio alle fossili su cui a Belém il mondo non è riuscito a trovare la quadra. Co-organizzatori della conferenza sono i governi di Colombia e Olanda, che ne avevano dato insieme l’annuncio nell’ultimo giorno di negoziazioni al summit dell’Onu sul clima in Brasile.

L’evento si articolerà in sei giorni consecutivi di incontri, fino alla chiusura prevista il 29 aprile. Gli obiettivi e i pilastri della conferenza di Santa Marta Gli obiettivi della conferenza di Santa Marta si possono riassumere in una parola: implementazione.

Basta con le dichiarazioni, si passi ai fatti con chi ci sta. Si vogliono individuare percorsi concreti, con tempistiche precise e obiettivi misurabili, per accelerare la transizione in modo giusto, ordinato ed equo.

Sulla base delle migliori conoscenze scientifiche. In linea con gli obiettivi climatici condivisi a livello internazionale.

Puntando sulle soluzioni che sostengono realmente la transizione. Tre i pilastri tematici.

Il primo è il superamento della dipendenza economica dalle fonti fossili, a cominciare da quei Paesi, specie del Sud del mondo, che su di esse basano gran parte delle loro economie. Il secondo riguarda la trasformazione dei sistemi energetici, sul lato della domanda e dell’offerta, compreso il phase out dei sussidi alle fonti fossili.

Il terzo concerne il rafforzamento della cooperazione internazionale e della diplomazia climatica, con riferimento anche alla rimozione di barriere giuridiche come gli Investor-State Dispute Settlement. Il calendario dei lavori: sei giorni di incontri tra governi e società cibile La prima fase della conferenza di Santa Marta (24-27 aprile) sarà dedicata ai dialoghi fra gli stakeholder, nell’ottica di allargare la partecipazione il più possibile.

Ci saranno spazi di incontro separati per mondo della società civile (oltre 2.600 le realtà che hanno manifestato interesse a partecipare), dell’accademia (è previsto il lancio di un panel scientifico sulla transizione energetica) e del business, i sindacati, gli enti pubblici locali e i parlamentari, con una People’s Assembly finale il 27. La seconda fase (28-29 aprile) sarà invece dedicata alle consultazioni istituzionali, con la partecipazione in particolare dei rappresentanti ministeriali degli oltre 50 Paesi di cui è stata annunciata la presenza.

Le indicazioni della Conferenza verranno riassunte in un documento finale. Ed è già in programma una seconda Conferenza nel 2027 a Tuvalu, piccolo Stato insulare nel Pacifico.

Newsletter Iscriviti a Chicxulub Storie e approfondimenti sulla crisi climatica. Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima Il Fossil Fuel Treaty accelera il dibattito per l’addio a carbone, petrolio e gas Fra i grandi promotori della Conferenza c’è ovviamente il Fossil Fuel Treaty, l’iniziativa per un Trattato globale di non-proliferazione dei combustibili fossili che a oggi rappresenta probabilmente il principale strumento giuridico a cui si guarda per guidare il mondo verso l’addio alle fossili.

Anche se Santa Marta non vuole essere uno spazio di negoziazione. L’iniziativa del Treaty, nata a fine 2020, arriva all’appuntamento colombiano forte di un percorso a cui aderiscono ufficialmente già 18 Paesi (fra cui Colombia, Pakistan e Cambogia), nonché del sostegno dell’Organizzazione mondiale della sanità, del Parlamento europeo e di fatto del Vaticano attraverso il Movimento Laudato Si’.

Tra l’altro il Treaty continua a macinare consensi. Un gruppo di Paesi del Pacifico ha appena lanciato una storica dichiarazione (l’Appello di Tassiriki) per un Pacifico libero dai combustibili fossili, ribadendo la richiesta di negoziare un meccanismo globale per la loro eliminazione.

Nei giorni scorsi ha anche aggiunto alla sua ricca produzione di studi un nuovo report sul circolo vizioso tra dipendenza dai combustibili fossili e crisi del debito nei Paesi del Sud del mondo. La partecipazione dell’Italia alla conferenza di Santa Marta Fra i Paesi di cui gli organizzatori hanno ufficialmente annunciato la presenza alla conferenza di Santa Marta c’è anche l’Italia.

Un po’ a sorpresa, dato che le azioni dell’attuale governo non si può certo dire siano pienamente allineate ai suoi obiettivi, semmai il contrario. La partecipazione del nostro Paese è stata comunicata dal governo colombiano, ma pare se ne sia parlato poco o niente nelle comunicazioni istituzionali del governo italiano.

Men che meno sui media mainstream, che però si sa non fanno a gara per parlare di clima. Una situazione che alimenta quindi un certo scetticismo sugli obiettivi coi quali l’Italia si recherà in Colombia.

Sarà nutrita alla conferenza di Santa Marta la partecipazione della società civile italiana. In particolare un gruppo di organizzazioni ecologiste, movimenti e sindacati ha lanciato un appello a deputati, senatori ed europarlamentari italiani, chiedendo un impegno e un ruolo attivo dell’Italia e dell’Europa a sostegno degli obiettivi della conferenza.

Si può considerare di buon auspicio in questo senso il fatto che proprio nei giorni immediatamente precedenti l’avvio dei lavori a Santa Marta sia arrivata l’adesione al Fossil fuel Treaty di Firenze, quarta città italiana a compiere questo passo (su oltre 190 nel mondo) dopo Torino, Pontassieve (Fi) e Roma. È chiaro che la partita del phase out delle fossili è nelle mani degli Stati.

Che però finora non hanno fatto quello che dovevano. Per cui bisogna continuare a fare pressione a tutti i livelli per spingerli ad agire.

Ogni adesione al Fossil Fuel Treaty conta, dunque. Come ogni voce in più che si farà sentire a Santa Marta.

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