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Spesa militare mondiale, nuovo record storico a 2.887 miliardi di dollari
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La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari complessivi, con un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024.
È quanto emerge dai nuovi dati del Sipri (Stockholm international peace research institute) resi pubblici nella giornata del 26 aprile 2026. Un record “attenuato”: gli Stati Uniti frenano, ma solo per ora A prima vista, una crescita del 2,9% potrebbe sembrare contenuta rispetto alle tensioni geopolitiche in corso.
Ma questo dato è profondamente condizionato da un fattore contingente. Gli Stati Uniti (che da soli rappresentano il 33% dell’intera spesa militare mondiale con 954 miliardi di dollari) hanno registrato nel 2025 una riduzione pari al 7,5%.
Si tratta però di numeri che riflettono ancora le scelte dell’amministrazione precedente, non quelle dell’era Trump. Ed è uno scenario destinato a cambiare radicalmente.
Il presidente degli Stati Uniti ha infatti già annunciato l’intenzione di portare il bilancio del Pentagono da poco meno di 1.000 a 1.500 miliardi di dollari. Quando questi aumenti si materializzeranno nelle statistiche dei prossimi anni, il “record storico” del 2025 apparirà come una tappa di passaggio verso cifre ancora più vertiginose.
Cina e Russia continuano la corsa agli armamenti Rafforzano invece in maniera cospicua la tendenza globale al riarmo la Russia e Cina, i cui aumenti di spesa raccontano altrettanto chiaramente la pericolosa dinamica in atto. Mosca ha portato il proprio bilancio militare a 190 miliardi di dollari (+5,9%), con un’economia nazionale sempre più orientata alla produzione bellica dopo tre anni di guerra di invasione su vasta scala in Ucraina.
Pechino ha raggiunto invece il totale di 336 miliardi di dollari (+7,4%), per il 31° anno consecutivo di crescita ininterrotta. La Cina rappresenta ormai il 12% della spesa militare mondiale ed è stabilmente al secondo posto nella classifica globale.
Insieme questi tre Stati (Usa, Russia e Cina) sono responsabili di quasi il 60% dell’intera spesa militare del Pianeta. Una concentrazione di risorse destinate alla guerra che non ha precedenti nella storia recente.
E che rende ancora più urgente un cambio di rotta verso il disarmo e la diplomazia multilaterale. Spesa militare, l’Europa accelera. +20% per l’Italia Intanto, è l’Europa il Continente che più contribuisce alla corsa al riarmo nel 2025, con un aumento complessivo del 14% della propria spesa militare.
I fondi per eserciti e armamenti in Europa centrale e occidentale crescono del 16%, trainati da aumenti massicci in molti Paesi: Germania (quarta nella lista con ben 114 miliardi di spesa) a +24%, la Polonia +23%, Spagna +50% (il maggiore incremento percentuale tra i primi 15 Paesi della classifica).
L’Italia non fa eccezione. Con un aumento del 20%, il nostro Paese è tra i principali contributori della spirale militarista europea, rientrando stabilmente nel gruppo dei primi 15 Paesi della classifica derivante dai dati Sipri.
Va però precisato che una parte consistente di questo balzo è frutto di un’operazione contabile più che di un reale aumento delle spese per armamenti e forze armate. Il ministero della Difesa ha incluso nel conteggio comunicato sia alla Nato che al Sipri voci aggiuntive generiche e non verificabili.
Queste hanno consentito di raggiungere formalmente la soglia del 2% del Pil senza un corrispondente aumento reale della spesa militare (che secondo le stime dell’Osservatorio Mil€x, resterebbe intorno all’1,5%). Si tratta comunque di scelte politiche precise che sottraggono risorse enormi a sanità, scuola, transizione ecologica e politiche sociali.
Il costo umano e finanziario delle guerre in corso Importante poi soffermarsi su due dai che raccontano il costo umano e finanziario dei conflitti in corso. L’Ucraina ha speso nel 2025 ben 84,1 miliardi di dollari per la propria difesa militare, il 20% in più rispetto al 2024.
Così diventa il settimo Paese al mondo nella classifica dell’istituto di ricerca svedese. Israele invece ha destinato a questo scopo 48,3 miliardi di dollari.
Una cifra in lieve calo del 4,9% rispetto all’anno precedente ma comunque su livelli elevatissimi rispetto a qualsiasi dinamica storica e in special modo ai parametri di spesa pro capite. Insieme, i due Paesi sommano oltre 132 miliardi di dollari di spese militari in un solo anno.
La somma della spesa dei 32 Paesi Nato ha raggiunto invece l’enorme cifra di 1.581 miliardi di dollari, quasi il 55% del totale mondiale. I membri europei che contribuiscono per 559 miliardi, il 35% del livello complessivo dell’Alleanza.
Newsletter Iscriviti a Valori Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile. Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima Più spesa militare, meno sicurezza Rete Italiana Pace e Disarmo sottolinea un’amara contraddizione che emerge dall’analisi del Sipri: questa spirale di riarmo non sta producendo un mondo più sicuro.
Nel 2026 assistiamo alla continuazione e all’allargamento di numerosi conflitti armati (dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Africa subsahariana ad altre aree di crisi). Il numero di guerre e conflitti armati violenti attivi è oggi ai massimi dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Conflitti che alimenteranno ulteriori aumenti di spesa militare, in un ciclo vizioso che non ha nulla a che fare con la costruzione della pace. Le richieste della campagna globale Gcoms Come parte della campagna globale Gcoms (Global campaign on military spending), insieme alle centinaia di organizzazioni che in tutto il mondo sostengono l’Appello 2026, Rete italiana pace e disarmo chiede ai governi (a partire da quello italiano) di operare riduzioni sostanziali delle spese militari.
Chiede inoltre di riorientare quei fondi verso i settori sociali e ambientali, affrontando le sfide globali del nostro tempo e finanziando la sicurezza umana. Diventa sempre più necessario un urgente disarmo globale: la riduzione degli arsenali nucleari e dei fondi loro destinati, l’arresto del commercio di armi e la cessazione delle forniture di armamenti alle nazioni coinvolte in conflitti, in situazioni di instabilità regionale, o a quelle che violano sistematicamente i diritti umani e il diritto internazionale.
Infine dobbiamo lavorare per lo sviluppo di nuovi quadri di sicurezza internazionale fondati sulla sicurezza comune, il disarmo e la giustizia globale, con un impegno rinnovato per la diplomazia, il multilateralismo e la riforma delle Nazioni Unite. Inclusa la convocazione di una Quarta sessione speciale sul Disarmo all’Onu, come concordato all’unanimità nel Patto per il Futuro.
La scelta tra spese militari e spese sociali non è immutabile né lontana dalla nostra vita quotidiana. Si definisce nelle leggi di bilancio, quando la pressione della società civile obbliga i governi a destinare le risorse alla cooperazione e alla sicurezza umana, non a una militarizzazione che alimenta nuove insicurezze.
Chiediamo al Parlamento e al governo italiano di aprire un dibattito pubblico trasparente su queste scelte, invertendo una rotta che ci allontana dalla pace. L'articolo Spesa militare mondiale, nuovo record storico a 2.887 miliardi di dollari proviene da Valori.it.