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La spiaggia di Mondello appartiene ai palermitani, ecco perché la decisione del CGA è giuridicamente discutibile

Lunedì 27 aprile 2026 ore 15:33 Fonte: Pressenza
La spiaggia di Mondello appartiene ai palermitani, ecco perché la decisione del CGA è giuridicamente discutibile
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia ha sospeso la revoca della concessione della spiaggia di Mondello alla società Italo-Belga. Motivazione: l’imminenza della stagione estiva potrebbe creare problemi di ordine pubblico se la spiaggia restasse “non gestita da alcuno”.

Questa decisione è giuridicamente fragile, per almeno cinque ragioni fondamentali. 1.

Il concetto di “ordine pubblico” viene usato in modo improprio L’ordine pubblico è una categoria giuridica precisa, che riguarda la sicurezza fisica delle persone e la prevenzione di disordini gravi. Non è uno strumento per preservare assetti commerciali privati.

Il CGA trasforma un argomento di polizia amministrativa in una ragione per sospendere un provvedimento antimafia. Questo è un cortocircuito logico e giuridico: si usa la tutela del cittadino come pretesto per tutelare il concessionario.

2. Confonde la “vacatio gestionis” con un pericolo reale Il ragionamento del CGA presuppone che, senza l’Italo-Belga, la spiaggia precipiterebbe nel caos.

Ma questo è falso in diritto e nei fatti: Il Comune di Palermo, in quanto ente titolare del demanio, ha poteri sostitutivi immediati.

Esistono strumenti giuridici consolidati per la gestione commissariale di beni oggetto di revoca concessoria. L’articolo 21-nonies della Legge 241/1990 prevede meccanismi di transizione proprio per evitare vuoti gestionali.

Il “pericolo” paventato dal CGA non è una forza della natura: è un problema amministrativo ordinario, risolvibile con gli strumenti che lo Stato già possiede. 3.

Inverte la gerarchia tra interesse pubblico e interesse privato La revoca della concessione era stata disposta per gravi ragioni antimafia: collegamenti tra i soggetti gestori e la criminalità organizzata. Secondo i principi fondamentali del diritto amministrativo, il principio di legalità e quello di tutela dell’ordine democratico sono gerarchicamente superiori a qualsiasi interesse commerciale privato — anche legittimo, figuriamoci uno compromesso da infiltrazioni mafiose.

Il CGA capovolge questa gerarchia: l’interesse del concessionario (continuare a gestire la spiaggia) prevale sull’interesse pubblico (estirpare le infiltrazioni mafiose dal demanio). È come sospendere la chiusura di un locale per camorra perché “se chiude, i clienti abituali non sanno dove andare”.

4. Il fumus boni iuris e il periculum in mora vengono applicati al contrario Per sospendere un atto amministrativo in sede cautelare, il giudice deve verificare due requisiti classici:

Fumus boni iuris: apparente fondatezza del ricorso Periculum in mora: danno grave e irreparabile derivante dall’esecuzione immediata dell’atto Qui il fumus è debolissimo: la revoca era fondata su accertamenti antimafia seri. E il periculum è invertito: il danno grave e irreparabile è quello subito dalla collettività se si consente a una società con collegamenti mafiosi di continuare a gestire per un’altra stagione un bene pubblico primario.

La “stagione estiva” è un danno per il concessionario, non un pericolo per i cittadini. 5.

Crea un precedente pericolosissimo Se questo ragionamento fosse valido, nessuna concessione demaniale potrebbe mai essere revocata tra aprile e settembre, perché ogni spiaggia, ogni porto, ogni struttura turistica potrebbe invocare “l’imminenza della stagione estiva” come scudo contro qualsiasi provvedimento sanzionatorio. Si tratterebbe di una finestra di impunità stagionale strutturale, che svuoterebbe di fatto il potere sanzionatorio della pubblica amministrazione.

Conclusione La decisione del CGA non tutela i cittadini. Tutela un concessionario con gravi ombre, usando i cittadini stessi come scudo retorico.

È una decisione che, nel migliore dei casi, rivela una grave superficialità nella ponderazione degli interessi in gioco. Nel peggiore, qualcosa di più difficile da nominare.

La spiaggia di Mondello appartiene ai palermitani. Non all’Italo-Belga.

E lo Stato ha tutti gli strumenti per gestire una transizione ordinata — se solo volesse usarla. Aurelio Angelini Sociologo dell’Ambiente e del Territorio.

È presidente del Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità Agenda 2030. Coordinatore Nazionale di Movimento Ecologista.

È stato professore ordinario di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio presso l’Università Kore di Enna, preside di facoltà e coordinatore del Dottorato di ricerca in “Contesti, ambienti e stili di vita per la salute e il benessere”. Ha insegnato all’Università di Palermo Redazione Sicilia

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