Nashr

Lunedì 27 aprile 2026 ore 08:22

Notizie

Ecco il Piano nazionale di ripristino della natura. Un’occasione storica per attuare la Costituzione

Lunedì 27 aprile 2026 ore 07:00 Fonte: Altreconomia
Ecco il Piano nazionale di ripristino della natura. Un’occasione storica per attuare la Costituzione
Altreconomia

Lo aspettavamo da 25 anni, forse anche 30, ora c’è. È il Piano nazionale di ripristino della natura, il Pnr, quello senza la “r” di troppo.

Quello giusto, insomma. Vi ricordate quanto mi sono speso per presentare il Regolamento europeo per il ripristino della natura?

Quello approvato per un voto di scarto grazie alla “santa” disobbidienza civile e politica di Leonore Gewessler, già ministra dell’Ambiente austriaca. Quello che, all’articolo 8 (ecosistemi urbani), impone ai Comuni, dall'agosto 2024 al 31 dicembre 2030, il divieto assoluto di ridurre di un solo centimetro quadrato le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono -udite, udite- in azioni di depavimentazione e rinaturazione.

E dal primo gennaio 2031 si dovrà addirittura aumentare la dotazione di verde e alberature applicando “a manetta” il ripristino della natura. La depavimentazione prevista dal Pnr è quella corretta, ecologicamente parlando.

Non solo nuovi impianti arborei ma scorticamento di aree pavimentate, rigenerazione di suolo (senza importarlo da altre aree) e avvio di coperture vegetali (erbacee, arbustive o arboree). L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio da oggi in poi.

Mai, nella storia della Repubblica italiana, si è visto uno strumento a favor di ambiente, natura e suolo di questa portata. Il Pnr è la grande occasione per attuare, finalmente e in modo veritiero, l’articolo 9 della Costituzione, nonché l’articolo 117 che prevede la tutela degli ecosistemi.

Il Pnr è la più grande scommessa che dobbiamo vincere per fermare il degrado climatico. Non solo, grazie al Piano nazionale di ripristino della natura si apriranno nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e l’Italia potrà diventare quel laboratorio di rigenerazione ecologica che sogniamo da anni.

Ora dipende da noi, da voi: voi cittadini, voi comitati, voi associazioni, voi sindaci, voi politici. Più voci si leveranno in questi giorni a favore del Pnr, più questo avrà gambe robuste per camminare e non essere sgambettato da nessuno.

Questo è il momento di far pervenire al ministero dell'Ambiente (Mase) e all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il sostegno di tutti noi. Come potrete leggere sul sito dell'Ispra, per raggiungere gli obiettivi del Regolamento sul ripristino della natura (1991/2024), il Pnr ha previsto “un insieme di azioni, dette ‘misure’, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali.

Questo insieme di misure è accompagnato da parti ‘satellite’ non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure”. Il traguardo a cui dobbiamo giungere anche noi, assieme all’Europa, consiste nel ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050.

Ripeto: mai prima d’ora abbiamo avuto tra le mani una opportunità del genere. Al momento, secondo i criteri europei, sono “solo” 2.761 i Comuni italiani (su un totale di oltre 7.800) obbligati ad applicare il Pnr.

Ma le misure del Piano prevedono la possibilità per qualunque Comune di aderire con un meccanismo volontario. Più che il momento di tirarsi indietro, questo è il momento di fare due passi in avanti e quindi personalmente faccio appello a tutti i Comuni -anche e soprattutto quelli non in elenco- affinché deliberino già da ora la loro adesione volontaria al Pnr (lo si può fare attraverso questa piattaforma).

Questo è un gesto politico urgente, opportuno, di interesse generale, lungimirante, necessario in questo momento di crisi ecologica e culturale. Se vogliamo resistere alle innumerevoli norme e narrazioni che continuano a consentire consumo di suolo e riduzione delle aree verdi, se vogliamo invertire la tendenza, oggi possiamo farlo aderendo senza alcun dubbio al Pnr e inviando, lo ripeto, una manifestazione di approvazione e interesse entusiasta al ministero dell’Ambiente e all'Ispra attraverso la piattaforma.

Dobbiamo riuscire a portare in Europa una lista di Comuni aderenti di gran lunga più ampia dell’attuale. Lo dobbiamo al suolo, agli ecosistemi, al clima, alle giovani generazioni, alla salute e al benessere sociale.

Il Mase, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini: chiunque voglia intervenire per -chiedo io- migliorare il piano o anche solo -lo chiedo formalmente- per far giungere la propria soddisfazione e il proprio incoraggiamento. La consultazione è aperta fino al 9 giugno, dopodiché si lavorerà alle richieste pervenute per arrivare ad approvare il Pnr entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa.

Dobbiamo centrare l’obiettivo ed evitare nel modo più assoluto deroghe e proroghe. A tutti i Comuni ricordo che i loro piani urbanistici devono essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali, perché i regolamenti europei, come il 2024/1991, sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, finalizzati anche a garantire l’uniformità del diritto nell’Unione, non richiedendo atti di recepimento nazionale.

Pertanto, il Regolamento 2024/1991 introduce obiettivi giuridicamente vincolanti, creando obblighi che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche locali, anche in assenza di adeguamento degli strumenti urbanistici. Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione (non solo quest’ultimo: attenzione), pertanto al momento invito i Comuni all’utilizzo del principio di precauzione secondo il quale sospendere le autorizzazioni edilizie, leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente quanto avevate nel cassetto.

Chiudo dicendo che il Pnr è anche, per quanto riguarda l’articolo 8, un'occasione indiretta per rigenerare le aree dismesse destinando a queste le attese di urbanizzazione che i diversi operatori stanno chiedendo. Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano.

Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024) © riproduzione riservata L'articolo Ecco il Piano nazionale di ripristino della natura. Un’occasione storica per attuare la Costituzione proviene da Altreconomia.

Articoli simili

Nella stessa categoria

Argomenti