Politica
Lo spettro dell’AfD
Da Stoccarda – Uno spettro si aggira per la Germania. Da buon fantasma qual è, resta invisibile – e possono passare giorni, almeno nei grandi centri urbani (con l’eccezione forse di Dresda e Lipsia), senza che se ne scorga la minima traccia.
Così, nonostante l’otto marzo ci siano state le elezioni nello stato del Baden-Württemberg, fra un fiorire di manifesti politici a ogni angolo, ne ho visto uno solo di questo spettro – giusto appena prima del voto – nella città che è capoluogo del Land: Stoccarda.
Quasi impossibile, inoltre, incontrare qualcuno che ammetta apertamente di supportarlo e, se capita, si può star certi che ci sarà tensione e qualcuno alzerà la voce. Eppure, per capire che non sia un miraggio basta viaggiare in provincia: più il posto è piccolo, più i suoi poster elettorali si moltiplicano.
Perché i numeri parlano chiaro: nel nostro Land, che è una roccaforte verde, ha portato a casa oltre un milione di voti, attestandosi al 18,8%. Come non capitava da decenni, la sua sola idea popola gli incubi dell’intero Paese.
Perché il fantasma è ormai grande, così grande da essere una minaccia. No, l’avrete capito: lo spettro in questione non è certo quello preconizzato da Marx.
È uno che arriva da un altro passato e un’altra dittatura, quella nazionalsocialista, che ha segnato nell’infamia la storia tedesca. Perché I’AfD – e non era mai avvenuto nel dopoguerra per una formazione di estrema destra – sarebbe oggi per la prima volta, con stime che lo attestano al 28%, il primo partito a livello nazionale e si avvierebbe, secondo tutti i sondaggi, a stravincere in Sassonia-Anhalt, dove si voterà a settembre: qui sono addirittura al 38%.
E allora, a proposito di letteratura fantastica, torna alla mente lo splendido romanzo di Adelbert von Chamisso dove il protagonista, Peter Schlemihl, vende la sua ombra al diavolo condannandosi da solo alla tragedia. In termini più politici e meno poetici, non si può non pensare al paradosso della tolleranza illustrato dal filosofo Karl Popper, dove il rischio è quello che una “tolleranza illimitata porti alla scomparsa della tolleranza.” Parole che risuonano più attuali che mai, quelle incluse ne La società aperta e i suoi nemici: “se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.” Ma come fare, nella prassi, per arginarli?
Mentre si è dibattuto per anni, senza mai decidersi, su una messa al bando dell’AfD, appare sempre più chiaro che la cosa sia ormai, se non impossibile, almeno assai insidiosa. Questo perché, come detto, vorrebbe dire mettere fuori gioco quello che, se si votasse oggi, potrebbe essere il primo partito del Paese; ma anche perché l’amministrazione americana ha dato chiari segnali di supportare l’AfD, criticando per voce di J.D. Vance la Brandmauer – l’accordo di tutti i partiti democratici di evitare alleanze con loro – minacciando neanche troppo velatamente (un bel paradosso, per un governo in piena deriva autocratica) di intervenire per proteggere la libertà e la democrazia in Germania.
Possiamo dunque davvero – non in termini morali, ma pratici – prenderci questo rischio? Se no, come molti convengono, quali sono le alternative?
Perché i campanelli d’allarme, lo sappiamo, orami sono suonati tutti. L’ultimo, in ordine cronologico, è il programma per la campagna elettorale in Sassonia-Anhalt da poco pubblicato dall’AfD con l’obiettivo dichiarato di essere un modello da esportare, una volta attuato nel Land dell’ex Germania comunista, a livello nazionale.
Tanti i punti controversi che hanno sollevato polemiche, mentre il linguaggio è quello di una dichiarazione di guerra contro quelli che definisce come “ideologia arcobaleno” e “indottrinamento politico.” A partire, come prevedibile, da un attacco contro l’emancipazione e i diritti in nome di una presunta tradizione monolitica (come se anche l’illuminismo – ben inteso – non lo fosse, nella patria di Kant). Come leggiamo nel programma:
“Questo spirito perverso di sinistra, femminista radicale e individualista, non solo corrode i modelli tradizionali di famiglia e i ruoli sociali, ma nega e criminalizza persino i fatti biologici.” Se non potevano mancare un insistere ossessivo sulla remigrazione, un attacco al diritto all’aborto, ai media di stato – per cui chiede di tagliare i finanziamenti – e alla “cultura antitedesca”, come vi si legge, da sostituire con una “patriottica”, nelle 156 pagine del programma troviamo anche appelli per moltiplicare le bandiere tedesche nei luoghi pubblici e bandire quelle arcobaleno, e un’infinità di altre provocazioni e proposte radicali. Pur trattandosi di elezioni locali, troviamo anche proposte per un immediato ritorno delle relazioni con Mosca, in un’ampia gamma che va dagli scambi scolastici alla ripresa delle importazioni di gas e alla fine delle sanzioni.
Ma la novità in assoluto più controversa e meno prevedibile è stata quella di opporsi all’obbligo scolastico, nell’idea di proporre un modello alternativo dove alle famiglie sia permesso di educare i loro figli a casa. Una proposta che in molti, come Anja Bensinger-Stolze, responsabile del settore scolastico del Sindacato dell’Istruzione e della Scienza (GEW), credono possa preludere a un indottrinamento delle nuove generazioni e, in prospettiva, come in parte sta già avvenendo, alla creazione di nuove scuole e di un sistema di educazione parallelo a quello statale.
E il pericolo, come illustra bene Tonia Mastrobuoni nel libro La peste, è già una realtà distopica messa in atto in tanti piccoli luoghi marginali del Paese, non soltanto ad est. Il fantasma lo si può ancora battere, certo, anche se oggi sembra trionfante.
Ma non si può più pensare di rimuoverlo o cancellarlo – come in molti si illudono. È qui, vive fra noi, e non è meno reale delle nostre mani o i nostri occhi.
Fingere che non esista significa condannarci a una tragedia certa. Per questo la Germania, e noi tutti in primis, dobbiamo imparare a convivere con questo spettro, a guardarlo in faccia.
Non sarà una visione piacevole, anche perché ha qualcosa di familiare e quindi ancor più inquietante: ricorda la nostra ombra, il nostro passato. Ma è l’unica via che ci resta, nella speranza di essere così forti un giorno da poterlo far scomparire.
CREDITI FOTO: Congresso del partito statale dell’AfD in Bassa Sassonia. 25 aprile 2026, Bassa Sassonia.
Moritz Frankenberg/ansa L'articolo Lo spettro dell’AfD proviene da MicroMega.