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Politica

Addio a Renata Bottarelli, partigiana e cronista dell’Unità di Milano

Lunedì 27 aprile 2026 ore 17:39 Fonte: Strisciarossa
Addio a Renata Bottarelli, partigiana e cronista dell’Unità di Milano
Strisciarossa

Renata Bottarelli, era una compagna tosta e come giornalista lo era ancora di più. Due giorni fa se n’è andata nel sonno a 102 anni passati.

Lasciando il suo compagno Ugo che fino all’ultimo le è stato vicino. Fibra forte e vita intensissima.

Con episodi drammatici che avevano segnato la sua vita. Uno per tutti: ultimi giorni di aprile, anno 1944.

In un boschetto vicino Nuvolera, un grosso centro in provincia di Brescia, dove Renata era nata, e dove la sua famiglia risiedeva, si accampa un gruppo di quattro cinque militari tedeschi che nella disastrosa ritirata del loro esercito, avevano pensato di fermarsi e nascondersi. Ma la loro presenza viene subito avvertita e un gruppo di antifascisti corre a stanarli.

A guidarli c’è Alghisio Bottarelli, il padre di Renata. Succede però che quelli, sentendosi accerchiati reagiscono con la violenza di chi non ha più nulla da perdere: lanciando bombe e sparando all’impazzata.

Una reazione feroce che uccide proprio Alghisio: i suoi funerali si svolgeranno il 1° maggio nell’Italia liberata. Renata all’epoca aveva 21 anni ed era già attiva nelle file della resistenza bresciana.

Partigiana e comunista. Un’appartenenza che era vincolo e modello di vita.

In una introduzione al saggio “Le compagne nella storia del Pci bresciano” fu Livia Turco a ricordare che per Renata Bottarelli e le molte donne che come lei erano entrate nelle file della resistenza, la lotta di liberazione era stata anche lotta di emancipazione. 1 maggio 1974 nel cortile della sede dell’Unità di Milano in via Fulvio Testi (foto De Bellis) A guerra finita, il Pci la candida al Consiglio comunale del capoluogo. Un’esperienza che la forma ulteriormente e che metterà a frutto nella “nuova” vita che l’aspetta: quella di giornalista dell’Unità.

Sia chiaro, non erano anni facili nemmeno per chi militava nel Pci. La battaglia interna tra la vecchia guardia cresciuta con il mito dell’Urss e le nuove generazioni che la dura repressione in Unghera e il dissenso interno aveva provocato, si manifesta anche nella pianura bresciana.

Renata non si sente molto in sintonia. E cosi si trasferisce a Milano, anzi, esattamente, nel nuovo palazzo di via Fulvio Testi dove ogni giorno si “fabbrica” l’Unità.

Il suo ruolo è quello delicatissimo di “cronista municipale”. A Milano sono gli anni del centro sinistra a guida Aldo Aniasi, un sindaco socialista che a sua volta aveva combattuto nella Resistenza.

In quel ruolo Renata rimane fino al 75. Un legame quello con Palazzo Marino (e il Pci milanese) che diventa il filo rosso della sua vita.

Non sempre però Renata riusciva a cucire buoni rapporti dentro e fuori il Consiglio comunale. La svolta per lei avviene nel 1975.

Grande avanzata del Pci anche a Milano che porta alla nascita della prima Giunta di sinistra nel capoluogo lombardo. Renata capisce che è il momento, per lei, di voltare pagina.

Lei, una cronista “naturalmente” di opposizione si congeda da quel Palazzo Marino che per lei sarebbe diventato di governo e si mette a seguire le “Zone”, che all’epoca a Milano erano addirittura venti. Un impegno che manterrà fino al suo naturale pensionamento.

Attenzione, Renata non era solo casa e partito. È il ‘68 quando viene inviata ad Aosta per “aiutare” nella campagna elettorale.

Ed è qui che Renata conosce Ugo, il compagno della sua vita, che a sua volta – per la cronaca – era ad Aosta… a dare una mano al partito. In realtà Ugo e Aosta, saranno destinati a essere due punti fermi della vita di Renata. Con Ugo un rapporto sentimentale inattaccabile e con Aosta la scelta di vivere gli ultimi anni della sua lunga vita. Ciao Renata, indimenticabile Renata.

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