Politica
Aiuto! La deriva degli incontinenti
Ai tempi della guerra fredda, l’alternativa era fra capitalismo e comunismo, oggi è fra gli invasati fanatici in giacca e cappellino e quelli con barba e turbante. Divorzio Trump-Meloni, lite fra avvocati su chi dovrà tenersi Alan Friedman.
La guerra dei carburanti paralizza gli aerei: Ryanair sostituisce la sua flotta con giganteschi aeroplanini di carta.
Mistero nel mondo dell’azzardo: chi sarà il misterioso Leo Pope che ha guadagnato miliardi sul sito Polymarket scommettendo che il Vaticano avrebbe mandato affanculo il Nerone della Casa Bianca? Immagini blasfeme, Gesù dice basta:
“Denuncio Trump per cyberbullismo” Un passato pesante, quella dell’ultimo accusatore di The Donald: nato in circostanze rocambolesche, perseguitato dalla più tenera età, venduto per trenta denari a uomini che l’hanno abusato e immortalato in immagini che fanno da duemila anni il giro del mondo. Ma al molestatore venuto dalla Casa Bianca Gesù Cristo ha detto no, al prezzo di una vile rappresaglia:
Trump ha diffuso sui suoi social un’oscena foto che in cui sembra che i due tubino come piccioncini. “Un’immagine equivocabile, se non contestualizzata” spiega il Messia, “gli stavo solo porgendo l’altra guancia, come faccio da sempre con tutti quelli che mi offendono.
Figurarsi se mi faccio coinvolgere nelle sue orge belliche o nei giochini a tre con lui e quell’altro maniaco esibizionista di Pete Hegseth, che spera di eccitare i militari appendendo sui bombardieri il mio corpo nudo e crocifisso al posto delle foto delle maggiorate.” Le diffide non sono bastate, così Gesù ha deciso di denunciare il presidente Usa per stalking e revenge porn, e intende andare fino in fondo. “Per farmi ritirare la denuncia, Trump mi ha offerto di entrare nel Board of Peace con uno sconto sulla quota di partecipazione, e l’usufrutto di uno dei resort che sorgeranno a Gaza,” rivela il figlio di Dio, “poi ha minacciato di farmi deportare dall’Ice per certe mie frasi sovversive come ‘beati i poveri perché loro è il regno dei Cieli’.” Sulla vicenda è intervenuta anche Paula White, presidente dell’Ufficio della Fede della Casa Bianca:
“Perdonalo Signore, perché non sa quello che fa.” Il presidente? “No, Gesù Cristo.” Iran, nuove condizioni per Hormuz:
“Si passerà solo ballando il limbo” Dal braccio di mare più conteso arriva un’allegra musica caraibica. E sulle navi in coda per attraversarlo, gli equipaggi allenano equilibrio e flessibilità di schiena e gambe.
Sono gli effetti dell’ultima svolta iraniana sul passaggio dello stretto di Hormuz, snodo vitale per l’approvvigionamento mondiale di combustibili fossili, fertilizzanti e componenti chimici. Dopo averne minacciato la chiusura completa e l’accesso solo previo pedaggio o conversione all’islamismo sciita, l’Iran ha imposto alle navi una sola condizione, in tema con l’estate in arrivo: superare una gara di limbo, il ballo protagonista di tanti party da spiaggia.
Da una sponda all’altra dello stretto è stato fissato un lunghissimo bastone, sotto cui le navi dovranno passare, mentre i marinai sul ponte piegano le gambe in avanti e il petto all’indietro, oscillando a tempo di musica. Se sfiorano il bastone o cadono, la nave viene respinta.
L’imposizione sarebbe tutto sommato ben accetta alla comunità internazionale, se si fermasse qui, ma Teheran pretende di più: quando tutte le navi sono passate, il bastone viene abbassato e la gara ricomincia finché non rimane una sola imbarcazione, l’unica che si guadagnerà il transito. “Vogliamo solo portare una nota ludica in questo scenario drammatico,” ha detto il ministro degli Esteri iraniano Masoud Pezeskhian, “non lasceremo a Trump il monopolio delle idee del cazzo.” Nel coro unanime di proteste contro il limbo di Hormuz, si distinguono gli indiani: più flessibili grazie allo yoga, si preparano a diventare i protagonisti assoluti delle rotte mercantili planetarie.
Stare seduti sulla riva del fiume fa male: in Cina scatta l’allarme-lombaggine La morale confuciana, da sempre indicata come il segreto della pazienza e dell’operosità cinese, è sotto accusa: da qualche anno l’adesione a uno dei suoi principi più noti sta riempiendo le anticamere dei medici. “Tradizionalmente, di fronte ai concitati eventi internazionali, il cinese non prende posizione”, spiega il primario ortopedico di un ospedale di Shanghai, “ma va a sedersi sulla riva del fiume in attesa di veder passare il cadavere del nemico.
Purtroppo, col secondo mandato di Donald Trump, il prolungarsi delle guerre in corso e l’esplosione di nuovi conflitti, ormai non facciamo altro che stare seduti nell’umido, con gravi danni per la salute, peggio del Covid.” Reumatismi, mal di schiena e artrite stanno dilagando nel paese e pesano sempre di più sul bilancio dello Stato. Oltretutto, le frequenti inondazioni causate dal cambiamento climatico rendono quanto mai pericoloso sostare troppo a lungo sulle rive dello Jangtze o dello Hoang Ho, e l’impetuosità delle acque impedisce di vedere chiaramente se passa il cadavere del nemico giusto.
Il presidente Xi Jinping, la più illustre vittima della sindrome della riva del fiume, ha riunito il Politburo per trovare un modo per salvare le articolazioni dei cinesi, senza violare il celebre precetto di Confucio. Fra le soluzioni proposte, stare seduti all’asciutto e osservare il fiume con un binocolo, o scaricare un’app che monitora l’avvicinarsi del cadavere del nemico e segnala il momento giusto per sedersi in riva al fiume.
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