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Pubblicità fossili, dopo Firenze anche Genova approva il divieto
Genova si aggiunge a Firenze e diventa la seconda città in Italia a compiere un passo concreto verso la messa al bando della pubblicità fossile. È il #BanFossilAds, per dirla alla maniera dei social, su cui sono impegnati da anni, anche in Italia, un numero crescente di organizzazioni e movimenti.
Che si ritroveranno nei prossimi giorni in un evento internazionale in programma a Lione. Cosa prevede la mozione sulle pubblicità fossili La mozione è stata approvata il 22 aprile dal Consiglio comunale di Genova, con un’ampia maggioranza (23 i voti favorevoli, 14 i contrari).
Il capoluogo ligure si allinea così a oltre una cinquantina di città in Europa, e nel mondo, dove già vigono divieti o restrizioni variamente declinati sulle pubblicità di prodotti altamente inquinanti. E climalteranti.
La mozione impegna il Sindaco e la Giunta genovesi a valutare la possibilità di introdurre appunto restrizioni o divieti alla pubblicità dei combustibili fossili in spazi pubblici e privati. Il testo fa specifico riferimento a «luoghi particolarmente sensibili, quali fermate del bus della metropolitana e altri spazi pubblicitari legati al trasporto pubblico urbano».
Quanto alle modalità di intervento, si parla sia di «premialità per le pubblicità di modelli di sviluppo sostenibili, a tutela dell’ambiente», sia di «restrizioni per la pubblicità di prodotti e servizi a base di combustibili fossili con un’elevata impronta di carbonio». Prima firmataria della mozione è stata Francesca Ghio, consigliera comunale di Alleanza Verdi Sinistra (il suo intervento in occasione del voto si può rivedere su Instagram): «La pubblicità – dichiara la consigliera – gioca un ruolo cruciale nel plasmare la percezione pubblica e le abitudini di consumo.
Ora la vera rivoluzione sarà quando verrà modificato il regolamento, ma già l’impegnativa esprime una visione politica importante». L’obiettivo: costruire una rete di città Oltre a Genova e Firenze, sul bando alla pubblicità fossile si è mossa anche l’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi, che ha formalmente appoggiato la campagna.
Parlare della nascita di una vera e propria rete per il #BanFossilAds in Italia forse è prematuro. Ma grazie agli attori che per primi si sono coraggiosamente attivati, almeno i semi sono stati gettati.
E c’è un impegno a lavorare proprio in questa direzione. «Ho già inviato la mozione e tutti i documenti collegati agli amministratori locali italiani con cui sono in rete – afferma Ghio –. La consegnerò poi anche ad Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani).
L’obiettivo è facilitare il compito degli altri amministratori che vorranno portare in votazione mozioni simili, mettendo a disposizione un modello di testo. Perché è quando ci si muove non singolarmente ma creando una cordata che si riesce a fare la differenza».
Newsletter Iscriviti a Chicxulub Storie e approfondimenti sulla crisi climatica. Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima La conferenza di Lione e il movimento internazionale L’approvazione della mozione di Genova arriva nell’imminenza della International Ban Fossil Advertising Conference che si tiene a Lione il 2-3 maggio.
L’evento fa seguito a quelli di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Barcellona, che dal 2022 hanno chiamato a raccolta da tutt’Europa attivisti e movimenti impegnati sulla messa al bando della pubblicità fossile. Saranno presenti fra gli altri gli olandesi di Reclame Fossielvrij, i britannici di Adfree Cities e Badvertising, i francesi di Résistance à l’agression publicitaire, insieme a iniziative affini che mirano a mettere in discussione la licenza sociale ad operare dell’industria fossile anche in altri settori o ambiti, come il calcio (Fossil Free Football) o la stessa politica (Fossil Free Politics).
Per l’Italia ci sarà l’Associazione Cittadini Sostenibili, in prima linea nella sensibilizzazione delle amministrazioni pubbliche locali in Italia sulla necessità di mettere al bando la pubblicità fossile: «Liberare i nostri spazi pubblici dalla pubblicità dei combustibili fossili – è il commento di Andrea Sbarbaro, presidente dell’associazione – non è un mero gesto simbolico: è un passo vitale per promuovere modelli di vita coerenti con la sicurezza e il futuro a lungo termine della nostra comunità». In attesa di un intervento dei governi nazionali Certo, l’Italia è il Paese dove il colosso dell’oil&gas controllato dallo Stato, Eni, sponsorizza manifestazioni di grandissimo richiamo come il Festival di Sanremo o il campionato di calcio di serie A. Una situazione in totale rotta di collisione con le richieste del movimento contro la pubblicità fossile.
Ma anche con la necessità urgentissima di ridurre il consumo dei combustibili fossili, sia come forma di contrasto alla crisi climatica, sia perché i contraccolpi della crisi innescata dall’aggressione militare di Usa e Israele contro l’Iran hanno reso evidente al di là di ogni ragionevole dubbio che proseguire con la dipendenza strutturale dai combustibili fossili è l’esatto contrario di ciò che s’intende quando si parla di sicurezza energetica. Giova allora ricordare che proprio ai governi si rivolse il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, quando nel 2024 esortò a vietare la pubblicità delle aziende produttrici di combustibili fossili.
E nel 2025 è stato lo storico parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia a chiarire che se gli Stati non fanno di tutto per contrastare la crisi climatica, anche sul lato del consumo dei combustibili fossili, possono incorrere in violazioni dei loro obblighi. Tradotto: qualcuno può portarli davanti a un giudice.
La discesa in campo direttamente degli Stati per la messa al bando della pubblicità fossile, allora, similmente a quanto accaduto con il tabacco, è in prospettiva una questione più di quando che di se. Bisogna vedere quanto ci sarà da attendere.
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