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Venerdì 24 aprile 2026 ore 23:47

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Un romanzo per celebrare la Liberazione. Giacomo Pinelli racconta la zona grigia del fascismo

Venerdì 24 aprile 2026 ore 23:47 Fonte: ReWriters
Un romanzo per celebrare la Liberazione. Giacomo Pinelli racconta la zona grigia del fascismo
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Il 25 aprile, a ottantun anni dalla Liberazione dal nazifascismo, costituisce ancora oggi e con ancora più intensità un rito cruciale di rievocazione e di salvaguardia della nostra democrazia. Non è però una stanca rievocazione appesantita dagli anni ma un monito sempre attuale per non dimenticare le efferatezze del passato e specialmente per indurci a tenere gli occhi ben aperti di fronte a tutte le forme di fascismo che non sono mai morte e che continuano surrettiziamente a convivere all'interno delle nostre società moderne.

Ce lo illustra molto bene il romanzo di Giacomo Pinelli, La firma del chimico, uscito per Derive Approdi nel gennaio di questo anno. La storia è ispirata alla figura storica di Giorgio Errera, chimico e docente universitario a Pavia, ricordato specialmente per essere stato uno di quei dodici insegnanti (su più di un migliaio) che si rifiutarono di firmare il giuramento di fedeltà al regime e che, per questo, venne estromesso dall'insegnamento e relegato ai margini della vita sociale.

Un tratto di storia che già ricopre di ignominia quanto avvenuto realmente, anche solo nei termini di coercizione e di limitazione della libertà di pensiero e di insegnamento. "Quella di Giorgio Errera, così come quella di tutti i professori che si opposero all'odioso giuramento imposto dal regime fascista, è una figura storica troppo a lungo dimenticata: che romanzi come 'La firma del chimico' ne ricordino la dirittura morale è di buon auspicio per una memoria collettiva che sappia davvero riconoscere il valore di un rifiuto come scudo alla brutalità e alla prevaricazione.

Oggi come ieri". Introduzione di Paola Vita Finzi a "La firma del chimico".

Il valore di un rifiuto. Di un rifiuto storico di fronte alla violenza Ma il valore del libro di Pinelli emerge anche dalla ricostruzione dell'ambiente pavese, nel passaggio cruciale dal Primo dopoguerra in Italia alla presa del potere del fascismo, attraverso la perpetuazione della violenza sistematica a opera delle squadracce mussoliniane e la sistematica persecuzione di tutti gli oppositori, socialisti e comunisti prima di tutti.

Nel romanzo, infatti, c'è anche il ricordo del personaggio vero di Ferruccio Ghinaglia, studente universitario dell'ateneo di Pavia e fondatore della federazione locale del Partito Comunista. "Il 21 aprile del 1921, di ritorno da una iniziativa politica, mentre attraversava con altri compagni attivisti il ponte coperto sul Ticino, venne assalito da un gruppo di aderenti al fascio che sparando lo uccisero colpendolo alla testa." Introduzione di Paola Vita Finzi a "La firma del chimico".

Ma il valore del rifiuto emerge anche nella parte narrativa, quella di cui è pregevole autore Giacomo Pinelli. Infatti, il protagonista della fiction - che è costruita attorno ai personaggi veri - si chiama Rodolfo Maggi, è un allievo dello stesso professore Errera e ha ereditato dal padre una ditta commerciale di importazione di prodotti gastronomici dall'Europa e potrebbe benissimo condurre una vita agiata.

Una vita agiata da portare avanti serenamente con la moglie Margherita e il figlio Alessio. Nonostante Rodolfo sia tornato dalla Prima guerra mondiale, alla quale ha scelto di partecipare come volontario, con tutti gli incubi che un tale conflitto si è portato con sé sull'animo dei reduci; e nonostante poco tempo dopo il fascismo abbia preso il potere, con la marcia su Roma e l'instaurazione della dittatura.

Il personaggio di Rodolfo si trova implicato nelle strettoie della storia, imbrigliato tra le lotte antifasciste di un suo caro amico e il fanatismo accecato di un suo altro compagno di gioventù che ha scelto invece di indossare la camicia nera. Stritolato tra questi due estremi, Rodolfo sceglie la vita quieta, per tutelare se stesso, la famiglia e la propria posizione sociale assieme ai suoi privilegi.

Una posizione "grigia", diremmo noi. La zona grigia del fascismo Una posizione "grigia" che, per certi versi, ricorda quello che diceva Primo Levi nel suo I sommersi e i salvati, a proposito dello spazio intermedio tra le vittime e i carnefici nei Lager nazisti.

"Da molti segni, pare che sia giunto il tempo di esplorare lo spazio che separa (non solo nei Lager nazisti!) le vittime dai persecutori, e di farlo con mano più leggera, e con spirito meno torbido, di quanto non sia stato fatto ad esempio in alcuni film. Solo una retorica schematica può sostenere che quello spazio sia vuoto: non lo è mai, è costellato di figure turpi o patetiche, che è indispensabile conoscere se vogliamo conoscere la specie umana, se vogliamo saper difendere le nostre anime quando una simile prova si dovesse nuovamente prospettare".

Primo Levi, "I sommersi e i salvati". Eppure, a un certo momento della storia, Rodolfo dovrà fare una scelta netta.

Una scelta irreversibile. E la farà, in una parte finale del libro che si presenta avventurosa e rocambolesca, costringendolo alla rinuncia alla propria posizione sociale e ai propri vantaggi, pur di salvare la famiglia.

Un finale descritto con grande maestria da Pinelli, con una prosa incalzante e degna senza dubbio di una trasposizione cinematografica, per la qualità della suspense e della prosa stringente. Il romanzo di Pinelli ci ricorda, dunque, quello che diceva Primo Levi: l'urgenza di farci trovare sempre pronti quando saremo costretti a "saper difendere le nostre anime quando una simile prova si dovesse nuovamente prospettare".

Lo pensa anche il protagonista quando, in una pagina molto bella del libro, riflette dentro di sé in merito agli eventi che lo stanno travolgendo. "Era per un paese come quello in cui vivevamo che avevo combattuto in guerra e mi ero fatto insozzare l'anima e la memoria?

Non lo sapevo, forse nemmeno me l'ero mai veramente domandato. Facevo finta che ciò che accadeva non fosse affar mio, che riguardasse solo gli altri.

Invece Errera, che aveva scritto la storia della chimica, non insegnava più". Giacomo Pinelli, "La firma del chimico".

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