Notizie
“La pace è qualcosa che si fa”. Il 25 aprile del Movimento no base di Pisa a Camp Darby
“La pace non è qualcosa di passivo, che si aspetta. È qualcosa che si fa, che si pratica interponendoci con i nostri corpi ai processi di guerra”.
Il Movimento no base di Pisa, nato nel 2022 quando il Parco naturale di San Rossore viene individuato come zona per costruire una nuova base militare per un progetto da oltre 520 milioni di euro, ha organizzato il "suo" 25 aprile davanti alla base militare statunitense di Camp Darby a partire proprio da questa idea. La volontà di addestrare forze speciali dei carabinieri impegnate prevalentemente in missioni all’estero fa i conti da tempo con una comunità organizzata contro le mire bellicistiche.
Ne abbiamo parlato con Paola Imperatore e Samuele Badalassi, esponenti del Movimento. Sostenete che l’area tra Pisa, Pontedera e Livorno sia una zona in cui la “guerra la si prepara e si accelera”.
In che modo? PI Il nostro territorio è un hub logistico militare legato alla presenza di una delle più grandi basi statunitensi fuori dagli Stati Uniti, che è la base di Camp Darby.
Ma non finisce qui, perché intorno alla base di militare si è sviluppata un'economia e una logistica bellica che cerca di assecondare il flusso di armi e l'integrazione tra le varie forze militari, dai paracadutisti alla Marina militare fino ad altri corpi come il Gruppo di intervento speciale (Gis). Quindi il nostro territorio tra Camp Darby, Ex-CISAM, 46esima Brigata aerea, porto di Livorno, aeroporto militare di Pisa e il progetto di una nuova base militare si colloca nello scenario di guerra complessivo come nodo strategico e fondamentale, da cui passano armi, munizioni, esplosivi, truppe e che viene utilizzato per rendere sempre più integrate le varie forze, in una prospettiva orientata verso operazioni di natura coloniale.
Questo è un po' il contesto del nostro territorio. Il suo epicentro logistico è tra Pisa e Livorno, ma l’hub si estende tra ben oltre arrivando fino alla Spezia.
SB Per quanto riguarda i due reparti che verranno stanziati nell'area di Camp Darby, si parla dei paracadutisti Tuscania e dei Gis. Le forze speciali Tuscania hanno avuto un ruolo importante negli anni Novanta in Somalia e più di recente per quanto riguarda l'addestramento degli apparati paramilitari in Sudan.
Agiscono molto spesso a tutela degli interessi italiani, in particolare di natura estrattiva nel continente africano. È un progetto davvero importante che si inserisce in un territorio già fortemente militarizzato sin dagli anni Cinquanta.
Avete deciso di organizzare il 25 aprile una manifestazione che partirà proprio da Camp Darby. Qual è il valore di questa iniziativa?
SB Per noi era importante costruire una mobilitazione che fosse un movimento composto da anime molto diverse fra loro. Dentro convergono movimenti cristiani contrari alla base, organizzazioni ambientaliste, circoli Arci, gruppi attivi nella zona di Pontedera, che è il luogo in cui si svilupperà parte del progetto di investimento di circa 520 milioni di euro.
L'obiettivo è quello di costruire una mobilitazione ampia in opposizione al fascismo di oggi, che è quello dell'imperialismo, del militarismo e della guerra. In una situazione di riarmo così lampante era fondamentale costruire un’iniziativa di questo tipo.
L'obiettivo poi è quello di partire da Camp Darby e arrivare al presidio di pace dei Tre Pini, che è stato sgomberato dall'Università di Pisa, proprietaria del terreno e dimostratasi, così, complice degli interessi di guerra. PI Il corteo si concluderà ai Tre Pini per ricostruirlo in modo comunitario, come avevamo già fatto e per valorizzare quello spazio come presidio di pace.
Per noi è molto importante ricordare che questo spazio, così come queste basi militari, si trovano nei confini di un Parco naturale che vive un processo sempre più aggressivo di cementificazione a fini bellici. Per noi anche quel piccolo pezzo di terra è un modo per dire che a partire da un piccolo presidio possiamo liberare l'intero parco dalla guerra e dalle reti militare e tornare a far sì che il parco naturale, nato dalle lotte popolari, torni a essere di tutta la città. [caption id="attachment_244708" align="alignnone" width="1422"] © Movimento no base Pisa[/caption] Siete stati protagonisti a metà marzo di un blocco ferroviario alla stazione di Pisa.
Un mese dopo avete dato vita all'iniziativa “Al di là della base: sì alla pace”. Avete promosso anche la campagna “Il buio oltre le reti”.
Sono iniziative molto diverse tra di loro ma che portate avanti insieme. PI Il blocco del carico di armi alla stazione è stato come l'esito naturale di un ragionamento che portiamo avanti da diversi anni e che si è allargato l’anno scorso con gli scioperi legati alla Palestina in cui abbiamo visto un diffuso desiderio delle persone di mettersi di intralcio alla guerra e una diffusa consapevolezza che insieme possiamo bloccarla.
E più volte lo facciamo, in più persone e in più territori lo facciamo, più siamo in grado di interrompere e rendere complesso il processo di guerra. La guerra è un fatto totale e preparare una società a questo significa intervenire in tutti gli ambiti: educazione, ricerca, logistica, fabbriche, media.
Tutte queste dimensioni si tengono insieme e noi stiamo cercando di articolare una risposta che abbia lo stesso grado di complessità, per cui facciamo laboratori nelle scuole, portiamo avanti la battaglia sui temi della ricerca dell'università, del dual use, facciamo una battaglia sul tema della trasparenza. Quest'estate abbiamo fatto partire una campagna contro il reclutamento, a sostegno della diserzione come atto non solo individuale ma anche collettivo.
Abbiamo approfondito molto il tema dell’economia di guerra. Come si costruisce, da dove derivano i suoi fondi, che implicazioni ha.
È un tema complesso perché poi mettere insieme tutte le spese relative alla guerra non è per niente facile e talvolta abbiamo la tendenza a guardare le spese per le missioni o per le infrastrutture militari, ma guardare nel complesso i modi in cui la guerra si inserisce nell'economia richiede un lavoro ancora più attento. Noi sappiamo che tutto il sistema dello Stato sociale è in forte crisi, crolla a pezzi giorno dopo giorno.
Si riversa nel peggioramento della nostra qualità di vita, delle nostre condizioni, e del nostro di incertezza. Queste scelte hanno un effetto reale e tangibile sulle nostre vite.
E a volte i problemi sono risolvibili anche con somme irrisorie che però non vengono mai destinate a questo. SB Il tema della trasparenza è da sottolineare perché è trasversale e riguarda tutti questi ambiti.
Stiamo parlando di un investimento di mezzo miliardo di soldi pubblici. È un tema che tocca anche quello della decisionalità.
Il progetto è calato dall'alto con il beneplacito di tutte le istituzioni che si trovano sul territorio, il Comune, la Provincia, l’Ente del parco, la Regione e il ministero della Difesa. Una decisione presa senza il coinvolgimento di chi abita il territorio, che, invece, rifiuta questo progetto di base.
Gli abitanti del territorio questa base non la vogliono. L'iniziativa del 12 aprile mostra come uno dei nostri obiettivi più importanti sia quello di radicarci sempre di più anche in territori che sono lontani dalle città più grandi come Pisa e Livorno. [caption id="attachment_244709" align="alignnone" width="1600"] © Movimento no base Pisa[/caption] La nascita del Movimento no base è legata proprio a un rifiuto di certe scelte politiche ed economiche in senso bellicistico.
PI Il movimento nasce nella primavera del 2022 quando sulla Gazzetta Ufficiale compare il decreto attuativo per la realizzazione di questo nuovo progetto, inizialmente previsto sempre all'interno del parco ma in un'area diversa. Questa “scoperta” è stata un po' una doccia fredda per il territorio ma ha prodotto una risposta molto forte e immediata.
Alla prima assemblea pochi giorni dopo l'uscita di questo decreto, c'erano oltre 300 persone. C’è stato un moto quasi spontaneo.
Appena usciti da una pandemia, scopriamo che investiranno tantissimi soldi sulla guerra. Per il territorio questo è stato proprio uno shock che ci ha portato a mobilitarci e scendere in piazza.
In poche settimane siamo riusciti a organizzare una grossa mobilitazione per il 2 giugno 2022, dove sono scese in strada 10mila persone con un'adesione fortissima del territorio e di diversi gruppi provenienti da tutta Italia. La mobilitazione ha portato al ritiro del decreto e alla scelta di aprire un tavolo di negoziazione e discussione per individuare nuove soluzioni.
Ovviamente non hanno mai preso in considerazione il fatto di non fare la base ma questo sappiamo che fa parte di un processo di accentramento di potere e inversione autoritaria. Ad ogni modo, nel momento in cui quel decreto è divenuto di conoscenza pubblica c'è stata una reazione fortissima e questo crediamo li abbia spaventati moltissimo.
La forza che i territori esprimono in modo collettivo e comunitario è una forza che fa molto paura alle controparti. Tante volte tendiamo a sottovalutare questa potenzialità, ma in realtà quel corteo, così come il blocco dei treni, dimostrano che le istituzioni hanno veramente molta paura di quello che le persone sono in grado di fare insieme.
Per noi questo 25 aprile è dentro questa traiettoria. La pace non è qualcosa di passivo, che si aspetta.
È qualcosa che si fa, che si pratica interponendoci con i nostri corpi ai processi di guerra, perché se non sono disposti ad ascoltarci, se non sono disposti a prendere in considerazione altre forme di soluzione dei conflitti, vorrà dire che noi ci rifiuteremo in altri modi di renderci partecipi di questi genocidi e di queste guerre. © riproduzione riservata L'articolo “La pace è qualcosa che si fa”. Il 25 aprile del Movimento no base di Pisa a Camp Darby proviene da Altreconomia.