Politica
Quel rapporto privilegiato tra le donne e la pace
Che il titolo non porti fuori strada: non si tratta di una faccenda fra uomini e donne, ma dell’umanità intera e della sua storia. L’indagine della Taricone inizia da un problema di definizione su pace e guerra dall’antichità, quando si è iniziato a costruire una filosofia della guerra, sin dalla descrizione delle armi di offesa e di difesa.
Si pensi agli elmi piumati, allo scudo di Achille, al rito della vestizione per la guerra, dove, nota acutamente l’Autrice del libro, ci si maschera, e l ’apparire è il punto focale allo scopo di fortificare se stessi e terrorizzare il nemico, predisporlo alla disfatta. La guerra, dove il maschio si accinge ad accontentare -come canta Alda Merini –/ la morte/per ogni dove,/come fosse una bocca da sfamare”.
La guerra, così, ha una origine antropologica, cioè naturale, e prevede una vittoria, considerata come frutto di una superiorità di mezzi economici e persino spirituali, una “sorta di Dio rispetto al vinto”. La pace invece nasce con l’etica’.
Nel quadro di un binomio assai sbilanciato, tra le due, forse essa corrisponde all’essere e non all’apparire. Il pacifismo – annota Taricone – non è una dottrina politica ma un appello rivolto alle anime che considerano la pace durevole, un bene altamente desiderabile, universale “tanto desiderabile che ogni sforzo per raggiungerlo è considerato degno di essere perseguito, una pace di soddisfazione, risultato di una accettazione consapevole, in cui le parti non hanno più rivendicazioni reciproche da avanzare”.
Pertanto , secondo Alda Merini , “ tremendo è portare gli uomini/ verso la pace”. Come ben si vede oggigiorno.
Per Bobbio la pace è l’originario e la guerra l’artificiale, dove la forza non è al servizio del diritto ma il diritto al servizio della forza: non vince chi ha ragione, ma si dà ragione a chi vince. Se così è, la distinzione tra guerra giusta e ingiusta, scrive Bobbio, non ha più ragione d’essere, a meno che non sia di difesa.
Come si collocano le donne entro questo binomio? Tenendo conto di quanto, e per quanto tempo, le donne sono state escluse dalle professioni civili, dal diritto allo studio, dal diritto di voto, dalla vita pubblica “così come essa è stata definita è costruita dalla tradizione culturale maschile”.
Quali le prestazioni in guerra da parte delle donne, destinate invece alla educazione patriottica della prole e al sostegno del lavoro di mariti, padri, fratelli, persino amanti? Anche quando non combattenti in prima persona, le donne , sono state diversamente coinvolte nelle guerre, come popolazione civile, nelle immediate retrovie e come bottino di guerra.
In prima persona si ricordano le guerrieri Amazzoni, considerate dalla civiltà greca uguali ai maschi, mutilate di una parte della loro femminilità, spesso utilizzate anche come pezze d’appoggio di rivendicazioni femministe nel 17º e 18º secolo, e perciò pericolose rivali dell’uomo. Taricone conduce un’ampia rassegna storica su donne e guerra: accende i riflettori sulle guerre medievali quando dagli spalti di castelli assediati le donne accorrevano numerose per gettare sassi, acqua e olio bollente sugli assalitori.
“Michelet sostiene che gli uomini hanno preso la reggia Bastiglia e le donne addirittura la maestà del re, consegnandolo nelle mani di Parigi, ossia della rivoluzione: in breve gli uomini hanno fatto il 14 luglio e le donne il 6 ottobre”. Il progetto di armare le donne fu presentato nel 1793 dalla cittadina Manette Dupont la quale, in manifesto invitava ad organizzare una vera e propria armata al femminile composta da cinque legioni ognuna di quattro battaglioni costituito da 500 cittadine per un totale di 10.000 donne arruolate.
Nessun battaglione si formerà a Parigi, solo qualche donna servirà nella Guardia Nazionale. Il decreto del 28 dicembre 1791 dell’Assemblea legislativa autorizzava, invece, esplicitamente i soldati ad essere accompagnati dalle mogli, nonché dalle amanti.
Affianca l’esercito, inoltre un gran numero di commedianti, vivandiere, cantiniere, lavandaie. Tutte donne dotate di grande energia, resistenti al caldo, al freddo, alla pioggia e alla neve, che arrivavano ovunque per procurarsi la merce.
Condizioni di vita molto difficili: tra l’alcolismo, le malattie veneree, la violenza. Numerose in Italia, le vivandiere, provvedevano a tutti i bisogni del soldato; lavavano e rammentavano i vestiti, senza alcun compenso.
Non appartenevano a nessuno: erano di chi le voleva. Sensibili al dolore e pronte ad aiutare i sofferenti, esse furono spesso decorate per il loro coraggio e abnegazione.
Le vivandiere non sono state una prerogativa europea, nell’Ottocento, ed è Flora Tristan a documentarne il lavoro. Accanto a queste donne direttamente implicate nella guerra vi sono poi le femministe patriottiche del Risorgimento il cui ruolo nell’ unificazione d’Italia, dalle guerre ai plebisciti, non è mai stato preso in seria considerazione, mentre si dipana, in questo volume, un vastissimo repertorio di figure e di fatti ignorati dalla storia ufficiale.
La pace, scrive Taricone, ha una storia senza confini, grazie al movimento femminile che fiorisce durante la prima guerra mondiale in vari paesi, dalla Germania alla Francia, all’Inghilterra . Una storia ricca di confronti e contrasti molto ben documentati dalla Taricone.
Si può affermare che esiste una sorta di rapporto privilegiato tra le donne e la pace, sebbene un filone di studi femministi lo abbia prima negato e poi recuperato “come un dover essere delle donne, come segno di uno specifico femminile all’interno di un percorso di liberazione “. Nella grande guerra le donne in generale hanno avuto un sentimento socialista e pacifista; pacifista per orrore della guerra e socialista per orrore della miseria.
Anche qui numerosissime sono i nomi e le biografie di donne pacifiste. L’interventismo del ’14 è minoritario rispetto al pacifismo, e si presenta meno monolitico.
Una parte del mondo femminile non esigua, si mobilita in modo consapevole nella prima guerra mondiale per il diritto di cittadinanza, il patriottismo, la nozione di guerra giusta. C’è poi il legame guerra e lavoro femminile quando le donne furono chiamate a ricoprire lavori maschili durante le due guerre mondiali del secolo, impiegate anche nel settore armi e munizioni.
C’è il tema di come comunicare la pace. Qual è il ruolo delle prime giornaliste documentatrici della vita in trincea?
La più nota è Berta von Suttner, segretaria e governante di Alfred Nobel, nonché ispiratrice dell’industriale americano Andre Carnegie al quale si deve l’istituzione di una fondazione per la pace. Suttner è l’autrice di Giù le armi , un libro best seller , il cui nocciolo è Fuori la guerra dalla storia.
Quando l’autrice si domanda qual è il principio secondo il quale si lotta e non si fanno negoziati, si risponde: “ si dovrebbe credere che ce ne sia uno soltanto: la giustizia, questa però proprio l’unico principio che finora non è mai stato rispettato. Dai tempi dei tempi fu violenza e potere”.
Attesta questa costatazione la riproduzione della prima pagina del Corriere della Sera venerdì , la data è 1 settembre 1939. IL titolo è: scocca l’ora decisiva; il sottotitolo Le proposte di Hitler per Danzica e il Corridoio leali ragionevoli eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da Varsavia e da Londra; l’ articolo di fondo, a firma Aldo Valori:Inaudito egoismo.
Qui si spiega ‘nessuna persona di buona fede possa restare in dubbio sulla volontà di riconciliazione che emerge dalle proposte germaniche oggi pubblicate’. Il contenuto di tali proposte, il modo in cui furono presentate, la paziente attesa dell’arrivo d’un plenipotenziario polacco che mai non giunse, tutto ciò va posto nettamente all’attivo del governo del Reich vari quando si voglia stabilire il bilancio della responsabilità storica storiche del conflitto… la Polonia dovrà pentirsi un giorno di essersi fatta loro passivo strumento, anziché cogliere questa magnifica occasione per assicurare la pace europea e il proprio tranquillo avvenire” Si insiste ancora ,in seconda, a sostenere la scervellata resistenza dei polacchi mentre “il rientro di Danzica nella patria germanica e produce esultanza nel popolo danzese” e intanto l’aviazione germanica ha cominciato alle nove del mattino a bombardare Varsavia, mentre l’Italia garantisce la neutralità svizzera.
Tante furono le donne nella Resistenza, armata e civile; per la Repubblica democratica,per la sua affermazione le donne hanno rischiato la vita, processi, torture, perdite affettive, stupri, malattie veneree . Molte non hanno ufficialmente richiesto l’attestazione non solo ritenendo di avere fatto semplicemente il proprio dovere, ma per vergogna e dolore.
Per venire al periodo più lungo di pace dopo la seconda guerra mondiale, nel nostro Paese, negli anni 80, il Ministro della difesa ha presentato un disegno di legge sul reclutamento (esteso anche alle donne) di volontari per le categorie degli ufficiali e sottufficiali dei militari di truppa in servizio continuativo. Legge che trova il suo precedente legislativo in quella del 1 febbraio 63 numero 66 che ha liberalizzato l’accesso delle donne a tutti gli impieghi pubblici.
Leggi molto ben spiegate dalla Taricone che chiude la documentazione del suo prezioso lavoro di scavo e di raccordi, con l’elenco delle donne che hanno ricevuto il Nobel per la pace ,e di cui poco o nulla si sa. L'articolo Quel rapporto privilegiato tra le donne e la pace proviene da Strisciarossa.