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Venerdì 24 aprile 2026 ore 15:34

Politica

Quel rapporto privilegiato tra le donne e la pace

Venerdì 24 aprile 2026 ore 15:03 Fonte: Strisciarossa
Quel rapporto privilegiato tra le donne e la pace
Strisciarossa

Che il titolo non porti fuori strada: non si tratta di una faccenda fra uomini e donne, ma dell’umanità intera  e della sua storia. L’indagine della Taricone  inizia da un problema di definizione su pace e guerra dall’antichità, quando si è iniziato a costruire  una filosofia della guerra, sin dalla descrizione  delle armi di offesa e di difesa.

Si pensi agli elmi piumati,   allo scudo di Achille, al rito della vestizione per la guerra, dove, nota acutamente l’Autrice del libro, ci si maschera, e l ’apparire  è il punto focale allo scopo di fortificare se stessi e terrorizzare il nemico, predisporlo alla disfatta. La guerra, dove il maschio si accinge  ad  accontentare -come canta Alda Merini –/ la morte/per ogni dove,/come fosse una bocca da sfamare”.

La guerra, così,   ha una origine  antropologica, cioè naturale, e  prevede una vittoria, considerata  come frutto di una superiorità  di mezzi economici e persino spirituali, una “sorta di Dio rispetto al vinto”. La pace invece nasce con l’etica’.

Nel quadro  di un   binomio assai  sbilanciato, tra le due, forse essa corrisponde all’essere e non all’apparire. Il pacifismo – annota  Taricone – non è una dottrina politica ma un appello rivolto alle anime che considerano la pace durevole,  un  bene altamente desiderabile, universale  “tanto desiderabile che ogni sforzo per raggiungerlo è considerato degno di essere perseguito, una pace di soddisfazione, risultato di una accettazione consapevole, in cui le parti non hanno più rivendicazioni reciproche da avanzare”.

Pertanto , secondo Alda Merini , “ tremendo è portare gli uomini/ verso la pace”. Come ben si vede oggigiorno.

Per Bobbio la pace è l’originario e la guerra l’artificiale, dove la forza non è al servizio del diritto ma il diritto al servizio della forza: non vince chi ha ragione, ma si dà ragione a chi vince. Se così è, la distinzione tra guerra giusta e  ingiusta, scrive Bobbio, non ha più ragione d’essere, a meno che non sia di difesa.

Come si collocano le donne  entro questo binomio? Tenendo conto di quanto, e per quanto tempo, le donne sono state escluse dalle professioni civili, dal diritto allo studio, dal diritto di voto, dalla vita pubblica “così come essa è stata definita è costruita dalla tradizione culturale maschile”.

Quali le prestazioni in guerra  da parte delle donne, destinate invece  alla educazione patriottica della prole e al sostegno del lavoro di mariti, padri, fratelli, persino amanti? Anche quando  non combattenti in prima persona,  le donne , sono state diversamente coinvolte nelle guerre, come popolazione civile, nelle immediate retrovie e come bottino di guerra.

In prima persona  si ricordano le  guerrieri Amazzoni, considerate dalla civiltà greca uguali  ai maschi, mutilate di una parte della loro femminilità,  spesso utilizzate anche come pezze d’appoggio di rivendicazioni femministe nel 17º e 18º secolo,   e perciò pericolose rivali dell’uomo. Taricone conduce  un’ampia rassegna storica su donne e guerra: accende i riflettori sulle guerre medievali  quando dagli spalti di castelli assediati  le donne accorrevano   numerose  per gettare sassi, acqua e olio bollente sugli assalitori.

“Michelet  sostiene che gli uomini hanno preso la reggia Bastiglia e le donne addirittura la maestà del re, consegnandolo nelle mani di Parigi, ossia della rivoluzione: in breve gli uomini hanno fatto il 14 luglio e le donne il 6 ottobre”. Il progetto di armare le donne  fu presentato nel 1793 dalla cittadina Manette Dupont la quale, in manifesto invitava ad organizzare una vera e propria armata al femminile composta da cinque legioni ognuna di quattro battaglioni costituito da 500 cittadine per un totale di 10.000 donne arruolate.

Nessun battaglione si formerà a Parigi,   solo qualche donna servirà nella Guardia Nazionale. Il decreto del 28 dicembre 1791 dell’Assemblea legislativa autorizzava, invece, esplicitamente i soldati ad essere accompagnati dalle mogli, nonché dalle amanti.

Affianca  l’esercito, inoltre un gran numero di commedianti, vivandiere,  cantiniere, lavandaie. Tutte  donne dotate di grande energia, resistenti al caldo, al freddo, alla pioggia e alla neve, che arrivavano ovunque per procurarsi la merce.

Condizioni di vita molto difficili:  tra l’alcolismo, le malattie veneree, la violenza. Numerose in Italia, le vivandiere, provvedevano a tutti i bisogni del soldato; lavavano e rammentavano i vestiti, senza alcun compenso.

Non appartenevano a nessuno: erano di chi le voleva. Sensibili al dolore e  pronte ad aiutare i sofferenti, esse furono spesso decorate per il loro coraggio e abnegazione.

Le vivandiere non sono state una prerogativa europea, nell’Ottocento, ed  è Flora Tristan a documentarne il lavoro. Accanto a queste donne direttamente implicate nella guerra  vi sono poi le femministe patriottiche del Risorgimento  il cui ruolo nell’ unificazione d’Italia, dalle guerre ai plebisciti, non è mai stato preso in seria considerazione, mentre si dipana, in questo volume,  un vastissimo repertorio di figure e  di fatti ignorati dalla storia ufficiale.

La pace, scrive Taricone,  ha una storia senza confini, grazie al movimento femminile   che fiorisce durante la prima guerra mondiale in vari paesi, dalla Germania alla Francia, all’Inghilterra . Una storia ricca di confronti e contrasti  molto ben documentati dalla Taricone.

Si può affermare che esiste una sorta di rapporto privilegiato tra le donne  e la pace,  sebbene  un filone di studi femministi lo abbia  prima negato  e poi recuperato “come un dover essere delle donne, come segno di uno specifico femminile all’interno di un percorso di liberazione “. Nella grande guerra le donne in generale hanno  avuto un  sentimento socialista e pacifista; pacifista per orrore della guerra e socialista per orrore della miseria.

Anche qui numerosissime sono i nomi e le biografie di donne pacifiste. L’interventismo del ’14  è  minoritario rispetto al pacifismo, e si presenta meno monolitico.

Una parte del mondo femminile non esigua, si mobilita in modo consapevole nella prima guerra mondiale per il diritto di cittadinanza, il patriottismo, la nozione di guerra giusta. C’è poi il legame guerra e lavoro femminile   quando le donne furono chiamate a ricoprire lavori maschili durante le due guerre mondiali del secolo, impiegate anche  nel settore armi e munizioni.

C’è il tema di come comunicare la pace. Qual  è il ruolo delle prime giornaliste documentatrici della vita in trincea?

La più nota è Berta von Suttner, segretaria e  governante di Alfred  Nobel, nonché ispiratrice dell’industriale americano Andre Carnegie al quale si deve l’istituzione di una fondazione per la pace. Suttner è l’autrice di  Giù le armi , un libro best seller , il cui nocciolo è Fuori la guerra dalla storia.

Quando l’autrice si domanda qual è il principio secondo il quale si lotta  e non si fanno negoziati, si risponde: “ si dovrebbe credere che ce ne sia uno soltanto: la giustizia, questa però proprio l’unico principio che finora non è mai stato rispettato. Dai tempi dei tempi fu violenza e potere”.

Attesta questa costatazione  la riproduzione della prima pagina  del  Corriere della Sera venerdì , la data è 1 settembre 1939. IL titolo è: scocca l’ora decisiva; il sottotitolo Le proposte di Hitler per Danzica  e il Corridoio  leali ragionevoli eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da Varsavia e da Londra;  l’ articolo di fondo, a firma Aldo Valori:Inaudito egoismo.

Qui si spiega    ‘nessuna persona di buona fede possa restare in dubbio sulla volontà di riconciliazione che emerge dalle proposte germaniche oggi pubblicate’. Il contenuto di tali proposte, il modo in cui furono presentate, la paziente  attesa dell’arrivo d’un plenipotenziario polacco che mai non giunse, tutto ciò va posto nettamente all’attivo del governo del Reich vari quando si voglia stabilire il bilancio della responsabilità storica storiche del conflitto… la Polonia dovrà pentirsi un giorno di essersi fatta loro passivo strumento, anziché cogliere questa magnifica occasione per assicurare  la pace europea e il proprio tranquillo avvenire”  Si insiste ancora ,in seconda,  a sostenere la scervellata resistenza dei polacchi  mentre  “il rientro di Danzica nella patria germanica e produce esultanza nel popolo danzese”  e intanto l’aviazione germanica  ha cominciato alle nove del mattino a bombardare Varsavia, mentre  l’Italia garantisce la neutralità svizzera.

Tante furono le donne nella Resistenza, armata e civile;  per la Repubblica democratica,per  la sua affermazione le donne hanno rischiato la vita, processi, torture, perdite affettive, stupri, malattie veneree . Molte non hanno ufficialmente richiesto l’attestazione non solo ritenendo di avere fatto semplicemente il proprio dovere, ma per vergogna e dolore.

Per venire al periodo più lungo di pace dopo la seconda guerra mondiale, nel nostro Paese, negli anni 80, il Ministro della difesa  ha presentato un disegno di legge sul reclutamento (esteso anche alle donne)  di volontari per le categorie degli ufficiali e sottufficiali dei militari di truppa in servizio continuativo. Legge che trova il suo precedente  legislativo in quella del 1 febbraio 63 numero 66 che ha liberalizzato l’accesso delle donne a tutti gli impieghi pubblici.

Leggi molto ben spiegate dalla Taricone che chiude la documentazione del suo prezioso lavoro di scavo e di raccordi,  con l’elenco delle donne che hanno ricevuto il Nobel per la pace ,e  di cui poco o nulla si sa. L'articolo Quel rapporto privilegiato tra le donne e la pace proviene da Strisciarossa.

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