Cultura
Quello di Lia Cigarini era il femminismo della donna per la donna
«Ci mancheranno la sua presenza fisica, la sua voce, il suo modo inconfondibile di leggere le situazioni e di trovare il punto politico decisivo. Ci mancheranno il suo rigore, le sue mani affusolate che si muovevano al ritmo del pensiero, il suo sorriso, la bellezza del suo viso.
La Libreria, che è la sua creazione e la sua casa, continuerà a custodire il suo pensiero, le sue parole, la sua pratica politica. Restano con noi come orientamento e come eredità viva».
Si legge così nel post di addio a Lia Cigarini pubblicato sui social della “sua” Libreria delle donne. Negli anni Settanta Milano era una città attraversata da tensioni e possibilità.
Il boom economico aveva lasciato spazio a una fase più inquieta: conflitti sociali, movimenti operai, contestazioni studentesche. Ma accanto a questa scena, spesso raccontata al maschile, si sviluppava un’altra rivoluzione, quella del femminismo italiano, che proprio a Milano trovò terreno fertile.
In questo contesto emerge la figura di Lia Cigarini, protagonista di un pensiero e di una pratica politica che hanno segnato profondamente la cultura contemporanea. Cigarini è stata una figura centrale del femminismo italiano che ha inciso profondamente sul modo di intendere il diritto, la soggettività femminile e le relazioni tra donne.
Nata nel 1937, si è formata come giurista seguendo le orme del padre, esercitando la professione di avvocata in anni in cui il mondo legale era ancora fortemente dominato dagli uomini. Ma il suo contributo più duraturo non si esaurisce nella carriera forense.
Nel 1966 si discosta dall’impegno politico nell’area della sinistra (PCI e il Manifesto) per aderire al neonato primo gruppo italiano composto esclusivamente da donne, il “Demau” (Demistificazione Autoritarismo Patriarcale). Demistificazione Autoritarismo Patriarcale Nato a Milano, il Demau rappresenta un passaggio importante perché segna il distacco di alcune donne dalla militanza nei partiti e nelle organizzazioni tradizionali della sinistra per avviare un percorso autonomo.
L’obiettivo principale del Demau era analizzare e mettere in discussione i meccanismi di potere del sistema patriarcale, cioè quell’insieme di strutture sociali, culturali e politiche che mantenevano la subordinazione delle donne. Il gruppo lavorava soprattutto sul piano teorico e culturale, cercando di “demistificare” (cioè smascherare) le idee e i modelli dominanti che giustificavano le disuguaglianze di genere.
A differenza di movimenti più organizzati politicamente, Demau privilegiava il confronto tra donne, la riflessione critica e la costruzione di una nuova consapevolezza femminile. Nel 1969 fu pubblicato prototesto del femminismo della differenza stilato dal collettivo Demau e pubblicato su Il Manifesto.
Il Demau è considerato un precursore del femminismo italiano degli anni Settanta, che poi si svilupperà in forme più diffuse e radicali. Nel 1975, grazie a Cigarini, nasce la Libreria delle donne di Milano, uno spazio destinato a diventare simbolo e laboratorio del pensiero femminista della differenza.
Ispirata alla Librairie des Femmes di Parigi, non era solo una libreria, ma un luogo politico, un punto di incontro e di elaborazione teorica, dove le donne potevano parlare in prima persona, senza mediazioni. La Libreria rappresenta una rottura netta con il femminismo egualitario più diffuso fino ad allora.
Invece di rivendicare solo parità con gli uomini, il gruppo milanese sviluppa il cosiddetto “pensiero della differenza”, che valorizza l’esperienza femminile come fonte autonoma di sapere e di politica. Il femminismo della differenza, sviluppatosi in Italia con caratteristiche originali rispetto ad altri Paesi, non mira a rendere le donne “uguali agli uomini”.
Al contrario, propone di riconoscere e valorizzare la differenza sessuale come punto di partenza per costruire una nuova soggettività e un diverso ordine simbolico. A differenza di altre correnti femministe che hanno puntato soprattutto sull’uguaglianza formale e sulla rivendicazione di pari diritti, questo approccio insiste sull’importanza della specificità dell’esperienza femminile.
Non si tratta di essenzialismo o di un’esaltazione della “natura femminile”, ma di un tentativo di sottrarsi a un’idea di neutralità che, in realtà, è costruita sul maschile. La differenza diventa una risorsa politica, un punto di partenza per ripensare linguaggi, relazioni e forme di convivenza.
Più che un’ideologia, il femminismo della differenza si presenta come una pratica. Un modo di stare al mondo e di fare politica che privilegia la relazione, il riconoscimento reciproco e la trasformazione del significato delle cose a partire dall’esperienza concreta dell’essere donne.
L’autorità femminile Nel suo lavoro giuridico e teorico, Cigarini ha messo in discussione l’idea stessa di rappresentanza e di potere. Criticava l’illusione che basti occupare posizioni istituzionali per cambiare le cose, insistendo invece sull’importanza dell’autorità femminile, che nasce dal riconoscimento reciproco.
Questo concetto, apparentemente astratto, ha contribuito a ridefinire pratiche politiche e modalità di lavoro collettivo. Milano, in quegli anni, era una città attraversata da contraddizioni.
Da un lato il boom economico aveva prodotto benessere e modernizzazione; dall’altro permanevano rigide strutture patriarcali, soprattutto nella vita privata e nelle professioni. Le donne iniziavano a entrare massicciamente nel mondo del lavoro, ma spesso senza un reale riconoscimento.
In questo scenario, il lavoro di Cigarini e delle altre femministe milanesi ha aperto spazi inediti di libertà e parola. Accanto a Lia Cigarini, Milano fu costellata di figure femminili che contribuirono in modo decisivo alla nascita e allo sviluppo del movimento femminista.
Tra queste Carla Lonzi, fondatrice di Rivolta Femminile, che con i suoi scritti radicali mise in discussione l’intera tradizione culturale maschile; Carla Accardi, che intrecciò arte e politica, e Elvira Banotti, tra le prime a denunciare pubblicamente l’oppressione delle donne.
Un ruolo centrale nel pensiero milanese lo ebbe anche Luisa Muraro, protagonista del femminismo della differenza e tra le fondatrici insieme a Cigarini della Libreria delle donne di Milano. Attorno a queste figure si sviluppò una rete di collettivi e gruppi di autocoscienza, dove il pensiero nasceva dall’esperienza condivisa, dando vita a una pratica politica nuova, capace di incidere profondamente nella cultura e nella società dell’epoca.
In La politica del desiderio di Cigarini emerge chiaramente la sua visione, la politica non è solo gestione del potere, ma espressione del desiderio, inteso come forza trasformativa. Il desiderio femminile, a lungo represso o ignorato, diventa una leva per cambiare il mondo.
Un altro aspetto fondamentale del suo pensiero riguarda il rapporto tra diritto e vita. Cigarini ha sempre sostenuto che le leggi, da sole, non bastano a garantire giustizia se non sono accompagnate da un cambiamento nelle relazioni e nei significati condivisi.
Pur essendo una giurista, ha sempre mantenuto una posizione critica verso le istituzioni, senza mai rinunciare a pratiche alternative. Il suo ruolo nella Libreria delle donne non è mai stato quello di una leader carismatica nel senso classico, ma piuttosto di una figura autorevole capace di facilitare il pensiero collettivo.
Oggi la Libreria delle donne di Milano continua a essere un punto di riferimento vivo nel panorama culturale milanese, pur mantenendo una dimensione volutamente autonoma e non istituzionalizzata. Non è solo una libreria ma uno spazio di incontro, discussione e pratica politica, fedele alla tradizione del femminismo della differenza.
Si organizzano presentazioni, gruppi di lettura, dibattiti e momenti di confronto su temi contemporanei come il lavoro, il linguaggio, la violenza di genere e le trasformazioni della soggettività femminile. Alla Libreria delle donne oggi si possono trovare più di 3000 autrici e oltre 10000 titoli.
Accanto alla vendita di libri, la Libreria continua a produrre pensiero attraverso la rivista Via Dogana, che prende il nome dalla via della sede originaria via Dogana 2. Nel 2001 la Libreria si è trasferita nell’attuale sede di via Pietro Calvi 29, dove continua ancora oggi la sua attività.
Un’impresa femminista Si legge sul sito della libreria: «È un’impresa femminista che non rivendica la parità, ma, al contrario, dice che la differenza delle donne c’è e noi la teniamo in gran conto, la coltiviamo con la pratica di relazione e con l’attenzione alla poesia, alla letteratura, alla filosofia. La Libreria è un luogo di discussione, o meglio è essenzialmente un luogo politico, per come noi abbiamo inteso la politica.
Niente a che vedere con istituzioni, partiti o gruppi omogenei. La chiamiamo politica del partire da sè; nasce dalla riflessione sull’esperienza che ciascuna fa, dallo stare insieme in un’impresa di donne ma anche nel mondo e si basa sulla relazione.
Ma in quello che siamo c’è qualcosa che non si può scrivere da nessuna parte, qualcosa che non è riducibile a ciò che si può esprimere in parole, perché bisogna esserci per viverlo». È anche grazie alla pratica politica avviata dalla Libreria delle Donne di Milano e da figure come Lia Cigarini se oggi Milano è attraversata da una costellazione di spazi femministi e transfemministi.
L’idea che la politica nasca dalle relazioni, dal linguaggio e dall’esperienza condivisa ha aperto possibilità che si sono trasformate, nel tempo, in luoghi come la Casa delle Donne di Milano, la Lato D – Libreria del Desiderio o la Libreria Antigone. Sono spazi diversi per forma e generazione, ma accomunati da un lavoro sul desiderio, sulla libertà e sulla trasformazione dei rapporti di potere.
Senza quella genealogia questa trama di luoghi difficilmente esisterebbe. Il loro valore va riconosciuto non solo come presidi culturali, ma come vere e proprie condizioni di libertà.
Luoghi che non sono semplicemente da frequentare, ma da cui dipende, in parte, la qualità stessa della nostra possibilità di esistere e trasformare il mondo e per i quali è giusto provare una profonda riconoscenza. In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale e dalla frammentazione delle relazioni, questi luoghi conservano il valore della presenza e dello scambio diretto, proponendo una forma di politica che nasce ancora dalle relazioni e dalla parola condivisa.
L’eredità di Lia Cigarini e delle donne della Libreria è ancora oggi tangibile, anche se non sempre riconosciuta. Il modo in cui pensiamo le relazioni, il linguaggio inclusivo, l’attenzione alla soggettività, sono tutti elementi che devono molto a quella stagione del femminismo.
Ricordare Cigarini oggi significa raccontare figura che ha cambiato il mondo in cui viviamo non dall’alto delle istituzioni, ma a partire dalle relazioni, dalle parole e dal desiderio.