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Giovedì 23 aprile 2026 ore 18:26

Politica

Da Barcellona finalmente parte un segnale positivo per le forze progressiste

Giovedì 23 aprile 2026 ore 16:39 Fonte: Strisciarossa
Da Barcellona finalmente parte un segnale positivo per le forze progressiste
Strisciarossa

Concordo con l’articolo Pietro Spataro: Lula con il suo “siamo diventati il sistema” è la vera novità del vertice (quasi mondiale) delle sinistre in Spagna.

È un concetto fondamentale per una svolta e per indicare una via alternativa alle destre che nel mondo sono diventate forti ed eversive. Le sinistre si sono sparpagliate e divise proprio quando è diventata indispensabile una politica internazionale forte nel mondo, proprio per non restare prigionieri dell’involuzione antidemocratica di un sistema capitalistico fuori controllo, i cui protagonisti vogliono imporsi, si rappresentano direttamente nel vuoto della politica, come dimostra Trump lo sfasciatutto di cui hanno sostenuto l’elezione.

In poco tempo si è passati nel mondo dalla priorità della lotta al cambiamento climatico alla deriva militarista e guerrafondaia che sta seminando conflitti sempre più violenti e senza sbocco se non vite spezzate e macerie. Si può ironizzare su Trump ma è evidente che questa deriva distruttrice di vite umane, di risorse, dell’ambiente è stata possibile perché gli equilibri politici, istituzionali, economici, sociali creati dopo la seconda guerra mondiale sono saltati.

Le grandi multinazionali hi-tech vogliono decidere senza avere intralci e regole e spingono per una politica brutale, di forza. Emergono posizioni politiche che non distinguono più tra nazifascismo e democrazia (vera o malconcia) e sostengono, come ha detto Vance, che tenere fuori dall’area del governo forze che si richiamano esplicitamente alla destra autoritaria (in Europa è responsabile della seconda guerra mondiale) sarebbe contrario alla democrazia, arrivando ad incontrare e ad appoggiare queste forze.

Non è ignoranza, sono affermazioni di una gravità epocale, come la pretesa di insegnare al papa cosa debba predicare. Nel mondo lo scontro è con una cultura che vuole affermare la supramazia della forza È una cultura che vuole affermare ad ogni costo la supremazia della destra Usa nel mondo, con il diritto unilaterale di decidere guerra o pace.

Del resto Trump ha detto che l’unico criterio per decidere è quello che pensa o la sua coscienza (absit iniuria verbis). 996638_035 È un’affermazione di forza, di prepotenza, di violenza unilaterale che rappresenta un capovolgimento rispetto alle proposte avanzate da Rooselvet alla fine della seconda guerra mondiale per dare regole al mondo ed evitare nuovi disastri umani e materiali come quelli della prima e della seconda guerra mondiale. Il mondo è lo scenario su cui si volge la competizione e le sinistre debbono recuperare consapevolezza, proposte, capacità di lotta politica, convergenza.

L’Europa è in crisi di ruolo, di autonomia, di iniziativa proprio quando dovrebbe svolgere un ruolo di saggezza, proprio di chi ha avuto nel suo territorio le conseguenza delle follie nazifasciste. Anziché prendere un’iniziativa forte per dare serietà alle trattative per fermare la guerra in Ucraina, in alternativa esplicita alle follie degli Usa, ci si riunisce per rispondere alla guerra scatenata in Iran, con Trump che pretende un supporto da quelli che considera vassalli non alleati.

Magra figura quella dei governi riuniti a Parigi che si danno il tono di chi vuole intervenire a Hormuz, glissando sulla realtà che per ora c’è la guerra e si stanno sfasciando economia e società mondiali per le follie di Trump, dissertando se farlo o no con l’Onu. Per inciso: se l’Italia dovesse intervenire senza un accordo di pace e senza un mandato Onu sarebbe fuori dall’articolo 11 della Costituzione, punto.

È questa doppiezza che non regge più. L’estrema destra di Trump fa e disfa ma si capisce che vuole il dominio della forza, incurante che potrebbe partire il colpo fatale che scatenerà la fine del mondo.

Siamo sull’orlo di un burrone. Per ora sul futuro dell’umanità pesa un dibattito senza via d’uscita.

Non ci si chiede se la quantità spaventosa di bombe e mezzi militari usati non abbia già creato uno spreco inaudito di risorse, distolte da un uso pacifico, e prodotto una distorsione strutturale nell’economia mondiale a favore del riarmo e se non abbia già creato un disastro nell’ambiente di proporzioni enormi. Per non parlare delle condizioni inaccettabili dei sopravvissuti a Gaza, in particolare dei giovani senza un futuro e senza un sistema scolastico, perché questo governo di Israele vuole che non abbiano più una casa dove tornare, bombe e invivibilità sono la coppia che schiaccia Gaza, Cisgiordania, Libano.

Il segnale di Barcellona è quindi positivo, è una speranza. Occorre rilanciare una visione fondata sulle regole, non solo quelle vecchie ma anche quelle nuove come le regole per il controllo delle multinazionali, dei poteri forti che scorrazzano senza ritegno.

Battersi contro la deregulation economica Contro la deregulation economica vanno introdotte regole per evitare strapotere e imposizioni. Contro la deriva militarista e guerrafondaia occorre una visione di pace, di coesistenza tra diversi, di sedi per dirimere secondo regole le controversie, altrimenti questo mondo non reggerà.

Le sinistre, i progressisti hanno il dovere di superare un groviglio di comportamenti suicidi, per dare voce alle forze che guardano al futuro, incoraggiandole a reagire. Sinistre e progressisti non possono continuare ad acconciarsi in una linea subalterna, di realismo imbelle.

Realismo oggi è bloccare le guerre, proporre trattative e sedi per decidere, mobilitare le tante energie disponibili contro la guerra per dare un futuro alle nuove generazioni. Putin ha responsabilità storiche per l’invasione dell’Ucraina, ha contribuito a smantellare le regole e le sedi internazionali, ma oggi occorre la ricerca della pace, cercando un nuovo paradigma.

L’Europa deve diventare quello che oggi non è: un polo di pace e di coesistenza che lavora perché nel mondo prevalga la fine delle guerre, altrimenti prevarrà chi fa della guerra e perderà l’umanità. Pedro Sànchez e Lula Da Silva.

Photo by Kike Rincón / Europa Press/ABACAPRESS.COM Dibattiti su come evitare di creare maggiori distanze da Trump fanno cadere le braccia: che linea è quella di Meloni? Non porta da nessuna parte.

È la conferma che le destre sono prigioniere dello schema di Trump e non sanno muoversi con un’iniziativa autonoma dell’Europa e delle forze della pace nel mondo. Non vengono comprese le ragioni che hanno portato alcuni milioni di persone che in passato si erano astenute a votare nel referendum e potrebbero farlo ancora, ma non è scontato.

Sono voti da conquistare discutendo, facendoli votare sulle scelte, chiedendo loro di partecipare a grandi iniziative su questioni di fondo, come lo era la Costituzione nel referendum. Il contrario del: mettetevi in poltrona.

Lo schema deve cambiare, come le proposte per rendere le persone protagoniste, non solo destinatarie di messaggi. Il problema non è solo che parlare di primarie ora, senza un programma è un errore, ma che la stessa ricerca del leader unico è un errore, a sinistra non serve un capo ma una sintonia politica tra figure rappresentative e l’entrata in campo delle persone come protagoniste.

Ci sono diversità su punti importanti? Non bisogna avere paura di far decidere anche con il voto le persone a cui chiedi di partecipare, in fondo la vittoria del No è stata una straordinaria dimostrazione di maturità politica.

Regolare il confronto è necessario ma occorre coraggio, fiducia e disponibilità ad accettare il responso delle votazioni delle persone che così possono tornare protagoniste: i risultati potrebbero essere straordinari. L'articolo Da Barcellona finalmente parte un segnale positivo per le forze progressiste proviene da Strisciarossa.

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