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ChatGPT è “indagato” nel caso di uno school shooting in Florida perché secondo gli inquirenti avrebbe contribuito all’organizzazione della strage

Mercoledì 22 aprile 2026 ore 18:28 Fonte: Rivista Studio

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ChatGPT è attualmente oggetto di indagine in relazione a un caso di sparatoria in una scuola in Florida, poiché gli inquirenti sostengono che il chatbot abbia avuto un ruolo nell'organizzazione dell'attacco. Secondo l'accusa, l'imputato Phoenix Ikner avrebbe impiegato il chatbot non solo per ottenere informazioni, ma anche come un "consulente stragista" per pianificare la strage.
ChatGPT è “indagato” nel caso di uno school shooting in Florida perché secondo gli inquirenti avrebbe contribuito all’organizzazione della strage
Rivista Studio

L’eco dei colpi sparati nel campus della Florida State University il 18 aprile del 2025, che hanno portato alla morte di due persone e al ferimento di altre cinque, rimbomba nelle aule di tribunale in cui lo Stato della Florida ha deciso di approfondire le indagini su OpenAI e il “rapporto” tra il presunto killer e ChatGPT. Secondo l’accusa, Phoenix Ikner avrebbe utilizzato il chatbot non solo come fonte di informazioni ma come un vero e proprio consulente logistico, ottenendo suggerimenti su armi, munizioni e tattiche per uccidere il maggior numero possibile di persone. «Se dall’altra parte dello schermo ci fosse stata una persona, la accuseremmo di omicidio», ha dichiarato il Procuratore Generale James Uthmeier.

Il materiale raccolto dagli inquirenti racconta di un’interazione inquietante tra lo studente e il chatbot nelle settimane precedenti l’attentato. Come scrive Politico, Ikner avrebbe interrogato l’algoritmo su dettagli tecnico-balistici e sulla distribuzione degli studenti nel campus, cercando conferme e strategie per il suo piano criminale.

OpenAI si è difesa sostenendo che ChatGPT si sia limitato a fornire risposte fattuali basate su informazioni reperibili ovunque sul web, senza mai incoraggiare l’azione violenta. Tuttavia, per lo Stato della Florida, la questione non riguarda la natura dei dati forniti dalla macchina all’attentatore ma la responsabilità di chi ha progettato, approvato e lanciato sul mercato uno strumento capace di facilitare (quantomeno) un massacro.

La citazione in giudizio richiede ora a Sam Altman e soci di rivelare le modalità di addestramento del chatbot e i protocolli di sicurezza che, in questo caso, sembrano aver fallito clamorosamente. Questa offensiva legale si inserisce in una più ampia crociata regolatoria guidata dal Governatore della Florida Ron DeSantis, che negli ultimi mesi del suo mandato sta cercando di imporre alla Florida il ruolo di avanguardia nella disciplina delle Big Tech.

Mentre a livello federale l’amministrazione Trump spinge per un quadro normativo più snello (d’altronde, c’è una ragione se tutte le industrie che si dilettano con l’AI hanno contribuito a finanziare la sua campagna elettorale), Tallahassee accelera su regolamentazioni che toccano anche la diffusione di materiale pedopornografico e l’incitamento al suicidio. Il processo a Phoenix Ikner, previsto per la fine del 2026, rischia così di diventare il palcoscenico di un dibattito filosofico e penale senza precedenti: l’intelligenza artificiale può essere considerata un’arma impropria o addirittura un istigatore?

In questo senso la risposta della Florida è chiara: l’AI non può essere uno scudo che difende dalla responsabilità penale, e se un’azienda “sapeva o avrebbe dovuto sapere”, allora il prezzo da pagare non può essere solo una multa.

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