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Cultura

In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga

Mercoledì 22 aprile 2026 ore 12:26 Fonte: Rivista Studio
In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga
Rivista Studio

In Russia, Il maestro e Margherita di Bulgakov, la sua biografia (Bulgakov: Le mie memorie di Lyubov Belozerskaya) hanno appena ricevuto una nuova, sgradevole, recensione di Stato pubblicata non nella forma di un articolo sulla stampa ma con quella di un’etichetta su cui si legge «propaganda a favore delle droghe».

Secondo un elenco aggiornato dall’Unione Russa del Libro, quattro nuove biografie e memorie dedicate a Bulgakov dovranno ora essere pubblicate e vendute accompagnate da questa surreale avvertenza legale. Oltre a Bulgakov, la censura ha messo le mani anche sulle opere di Vladimir Vysotsky.

Tra i titoli a cui verrà apposta questa nuova etichetta figurano infatti anche le memorie di Vysotsky scritte da Lyubov Belozerskaya e gli studi di Vladimir Novikov a lui dedicato, opere colpevoli di non aver censurato l’abuso di sostanza del racconto della vita di questi giganti della cultura russa. Come scrive Novayagazeta, l’elenco degli etichettati è in continua espansione e non risparmia nessuno, dai classici contemporanei ai bestseller globali.

Accanto ai nomi di Bulgakov e Vysotsky compaiono anche Viktor Pelevin, Stephen King, Chuck Palahniuk e Haruki Murakami, oltre a traduzioni post-1990 di capolavori come La valle dell’Eden di John Steinbeck. Quella che ufficialmente nasce come una crociata contro l’abuso di sostanze si è trasformata in un’opera di dossieraggio della letteratura, dove ogni riferimento a sostanze illegali viene marchiato come un potenziale pericolo pubblico, indipendentemente dal valore documentaristico o artistico dell’opera.

Questa nuova ondata di etichettatura è il risultato diretto delle modifiche alla legge sulla “propaganda delle droghe”, entrata in vigore l’1 marzo 2026, un dispositivo che impone l’uso di avvertenze per ogni menzione di sostanze stupefacenti nei media e nelle arti. Se per decenni la censura è stata mossa della fedeltà politica, oggi preferisce la maschera del decoro e della salute pubblica.

Il risultato, però, è lo stesso. Un panorama culturale blindato dove la letteratura viene vivisezionata alla ricerca di tracce chimiche, costringendo i lettori a navigare tra avvertenze ministeriali per poter ritrovare la voce, non filtrata, degli autori.

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